Ancelotti è già in discussione
Alla fine dell'esibizione dei Milan Globetrotters, Berlusconi ha battuto la mano sulla spalla di Ancelotti: "Sù Carlo, forza". Poi si è complimentato con i suoi giocatori: "Sono soddisfatto dello spettacolo, a volte capita di perdere". Infine ha declinato l'invito a commentare davanti alle telecamere la sconfitta col neopromosso Bologna: è volato alto, in elicottero, lasciando il compito di dettare la linea della società a Galliani, che ha prontamente eseguito: "La squadra è forte, abbiamo un sacco di stelle. Tra poco rientreranno Kakà e i difensori. Ci riprenderemo, toccherà al nostro allenatore schierare i giocatori più adatti al sistema che devono adottare".
Era la tavola della legge. Primo comandamento: il Milan uscito dalla campagna acquisti è praticamente perfetto. Secondo: deve giocare bene e vincere lo scudetto. Terzo: deve attaccare sempre o quasi. Quarto: deve avere il maggior numero possibile di giocatori offensivi contemporaneamente in campo. Quinto: deve cambiare modulo.
Ancelotti, alla vigilia del debutto in campionato, mentre cercava di pigiare in formazione tre dei sette attaccanti forniti dalla real casa (abundantis abundantum, avrebbe detto Totò) aveva messo le mani abbastanza avanti: "Sono certo che la società tutelerà le mie scelte".
Della suddetta tutela, oggi pare lecito cominciare a dubitare. Stavolta l'allenatore è un uomo solissimo al comando. Se sbaglia, niente paracadute. A Barcellona, dove fino a poco tempo fa vivevano i due più importanti acquisti del mercato rossonero (Ronaldinho e Zambrotta) la stampa catalana ricorda maliziosamente che è rimasto senza panchina Rijkaard, già pupillo di Berlusconi ai tempi del Milan olandese di Sacchi con Gullit, Van Basten e lo stesso Ancelotti.
Se è vero che è molto presto per queste graticole, è altrettanto vero che si tratta banalmente di una corsa contro il tempo. Il Milan deve vincere lo scudetto, deve anche cominciare a vincere in fretta: ha al massimo un paio di mesi per aggiustare la classifica, prima che lo scudetto scappi precocemente via come successo nella scorsa stagione. E poiché, oltre a vincere, deve fare coesistere i principali addetti ai gol, si arrangi Ancelotti a trovare il modo per impedire alla squadra di sbilanciarsi troppo. La soluzione tattica, spiega lui, è un modulo diverso, il 4-2-3-1 della ripresa di ieri. Col Genoa a Marassi, il 14 settembre, potrebbero giocare Ronaldinho, Kakà, Seedorf (o Pato) e una punta fra Inzaghi, Shevchenko, Pato e Borriello. "Dobbiamo lavorarci e provare, ma io sono ottimista", dice il demiurgo. Intanto, nel secondo tempo di ieri, ha dovuto dirottare a terzino il centrocampista Flamini: succede, nei Milan Globetrotters.
(Repubblica)
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