Velocissima ala destra, fenomenale in Inghilterra ma falcidiato dagli infortuni e dalla sfortuna in Italia…

Andrej Kanchelskis

Andrej Kanchelskis (foto unitedindonesia)

Un nome, anzi un cognome, che sembrava un codice fiscale tanto era lungo e impronunciabile… A Firenze nacquero svariate leggende in merito: per Vittorio Cecchi Gori era “Cancellisk” mentre il buon vecchio Trapattoni quando arrivò sulla panchina viola definì “Kalessis” un buon giocatore ma chiarì subito che a lui non serviva ed era meglio venderlo.

Andrej Kanchelskis (siamo certi, stavolta, di non aver sbagliato) nacque, in mezzo e non poche difficoltà, a Kirovograd il 23 gennaio 1969. Di certo in Ucraina la sua famiglia non navigava nell’oro e, tanto per usare un eufemismo, faceva freddino… Il padre era camionista e, tanto di cappello, garantì alla famiglia e al piccolo Andrej una vita tutto sommato dignitosa. Il ragazzino amava lo sport e in casa si accorsero che, quando si trattava di correre, era imprendibile per chiunque! Come una lepre perennemente braccata, sgusciava con rapidità e sveltezza fra un sentiero e un cortile e nessuno fra i compagni gli teneva testa. Amava l’hockey e lo sci di fondo, ma scelse con più convinzione il calcio e i suoi primi allenatori scoprirono che il binomio controllo di palla-velocità era la sua arma micidiale!

Kanchelskis militò dapprima nella Dynamo Kiev (dove vinse un campionato e una coppa) e poi nello Shakhtar Donetsk ma il trasferimento decisivo della sua vita fu quello agli inglesi del Manchester United nel 1991. L’inossidabile Alex Ferguson aveva annusato in lui le grandi potenzialità di un’ala destra vecchio stampo (da quelle parti ricordavano ancora un certo George Best…) e pian pianino gli diede fiducia. Andrej divenne titolare inamovibile nel 1992 e per anni la fascia destra dello United non poteva avere padrone migliore; ricordando i tempi in cui era un bambino, scappava come un fulmine distruggendo gli avversari con dribbling felini e poderose sgroppate.

Andava talmente veloce che l’erbetta dei campi sembrava bruciare al suo passaggio! Migliorò tantissimo sia nei movimenti con la palla che in quelli senza palla, sfornava assist e cross deliziosi ai fortunati compagni d’attacco (Eric Cantona ha sempre avuto parole d’elogio per lui)e il pubblico inglese lo incoronò idolo indiscusso dell’Old Trattord. Il feeling col gol era altrettanto apprezzabile, ovviamente quasi sempre col l’amato piede destro e lanciato in velocità su qualche micidiale ripartenza. Ma in merito segnaliamo una piccola curiosità: Kanchelskis realizzò tante prodezze anche col sinistro, dimostrando di essere un calciatore completo! In un Manchester United-Oldham del 1994 scaraventò col mancino un bolide terrificante all’incrocio dopo una sgroppata delle sue, talmente rapido nella serpentina che forse neanche le cannonate l’avrebbero fermato… E tanta dedizione fu premiata da belle e meritate vittorie: due campionati inglesi, una Coppa d’Inghilterra, una Coppa di Lega, una Supercoppa europea e due Charity Shield. In totale, le apparizioni di Andrej nello United furono 144, correlate da 49 gol.


Per far spazio all’astro nascente(ma brillante fino ad un certo punto) di David Beckham, Kanchelskis passò nel 1995 all’Everton dove comunque, pur in una squadra meno brillante, confermò le sue doti e il suo stato di grazia con 52 presenze e 20 gol e conquistando un’altra Charity Shield.

Il 1997 fu l’anno del passaggio al nostro campionato, con la Fiorentina del ruspante Cecchi Gori che puntò molto sul 28enne Andrej e sulla sua voglia di misurarsi in un calcio diverso ma altrettanto competitivo. Il costo dell’operazione fu di 8 milioni di sterline, denaro che proveniva da parte degli incassi del film “Il Ciclone” del produttore cinematografico toscano.

Ma, insieme alla maglia viola, arrivò anche la sfortuna. E tanta sfortuna…

Acquistato a gennaio, giocò solo le ultime gare della stagione e arrivò subito un primo infortunio(dopo un colpo del romanista Candelà). L’anno successivo, con Alberto Malesani alla guida della Fiorentina, Kanchelskis partì alla grande con due prestazioni convincenti e vicine alla sua epopea inglese. Gran gol al Bari e assist a ripetizioni ai vari Batistuta e Rui Costa per una squadra che puntava ad essere la rivelazione della serie A. Alla terza giornata, però, un’entrata assassina di Taribo West in Inter-Fiorentina gli causò un grave infortunio alla caviglia in quello che si può definire l’inizio di un calvario…

Rientrò (troppo frettolosamente?) per la gara di qualificazione mondiale Russia-Italia dove fu vittima di un altro incidente, stavolta col portiere Pagliuca, che provocò la rottura della rotula della gamba sinistra! Una disavventura dietro l’altra che segno in modo lampante la sua parentesi italiana: Andrej rientrò mesi dopo ma ogni tanto tornava a fermarsi, come se la scintilla della velocità e dello scatto si stesse esaurendo un po’ alla volta. Qualche anno prima, nel 1995, la cantante romana Paola Turci cantava “Una sgommata e via” e il testo della canzone  involontariamente sembrava quasi annunciare il triste epilogo italiano di Andrej Kanchelskis. La velocità che di colpo si inceppa, che per qualche motivo si ridimensiona…

In totale con la maglia viola totalizzò 26 presenze con 2 gol, numeri conditi da amarezza e sconforto. Ma qualcosa di bello, in chi ha la coscienza a posto, si trova sempre… Andrej si era innamorato di Firenze e della Toscana, affascinato dalla bellezza di una terra unica per incanto e grazia. E ancora oggi sovente vi ritorna con la famiglia!

Dopo la Fiorentina, Kanchelskis fece tappa nel 1998 in Scozia venendo ingaggiato dai Glasgow Rangers e contribuì alla conquista di due campionati, tre Coppe nazionali e tre Coppe di Lega. Certo, anche l’età cominciava ad avanzare e tutti quegli infortuni avevano minato il suo fisico; ecco perché in Scozia fu utile ma non indispensabile e i suoi dribbling non erano letali come un tempo. Tuttavia, totalizzò coi Rangers 75 presenze e 14 reti. Successivamente, arrivarono altre esperienze ma tutte poco gratificanti(se non per il conto in banca): Manchester City, Southampton, Al Hilal(Arabia Saudita), Saturn.

La sua carriera, e Andrej lo sapeva, era in realtà già finita e con queste squadre sapeva di non poter incidere. L’unico rimpianto era proprio la Fiorentina e l’Italia, che di tanto in tanto ritornavano nella sua memoria. Di tutto il resto era contento; i tanti dribbling, gli assist ai compagni, i gol e le fughe a 100 all’ora! E anche tanti piccoli record: Kanchelskis ad esempio fu il primo calciatore della storia a segnare in tre derby britannici (Manchester, Liverpool e Glasgow). Inoltre, ed è un altro singolare primato, ha vestito ben tre casacche di squadre nazionali: Urss, Csi e Russia!

Ora Andrej si divide fra varie occupazioni, come il dirigente o l’osservatore e ha provato anche a fare l’allenatore ma con alterni risultati. Molto meglio, tutto sommato, godersi i soldi e la bella moglie Inna con cui ama viaggiare e scoprire il mondo. Una capatina a Firenze però non manca mai, e probabilmente i motivi di cotanto affetto sono diversi. Molti poeti dicono che l’amore mai veramente sbocciato è quello più dolce: e  Kanchelskis forse non può dimenticare quel posto dove, e non per colpa sua, tanto ha ricevuto e poco ha ripagato…

Lucio Iaccarino

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