Clamorosa svolta nelle indagini sulla morte di Donato Bergamini, calciatore del Cosenza, avvenuta nel novembre 1989

Donato Bergamini

Donato Bergamini (foto dalla rete)

Torniamo ad occuparci del caso di Donato Bergamini, calciatore che morì a soli 27 anni il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico, del quale ci eravamo soffermati qualche giorno fa Donato Bergamini non si è suicidato, perché era già morto quando il camion lo investì. Nessuno aveva dei dubbi su questa affermazione, eppure ci sono voluti oltre 20 anni perché sul suo cold case venga scritto omicidio e non suicidio. Il professor Roberto Testi, perito nominato dalla Procura di Castrovillari, è giunto a questa conclusione dopo l’analisi di alcuni reperti (fegato, epidermide e altri tessuti) e delle foto relative all’autopsia del gennaio 1990. Il professor Avato, che aveva effettuato l’autopsia, ha sempre ritenuto che le ferite riportate sul corpo non potevano essere compatibili con lo schiacciamento da camion, ma nessuno ha mai preso in considerazione il suo referto, fino ad oggi.

Confermato l’omicidio è stato subito eliminato uno dei moventi, la droga. Dalle indagini eseguite dai RIS di Messina sulla Maserati Biturbo bianca di proprietà del calciatore non sarebbero emerse intercapedini o vani occulti utili per la sistemazione di partite di droga, come era stato sostenuto in passato, alla riapertura delle indagini. I Ris hanno evidenziato come la Maserati, sequestrata nei mesi scorsi ad Argenta dove era custodita dalla famiglia Bergamini, sia conforme a tutti gli elementi con i quali è stata rilasciata dalla concessionaria all’atto di vendita. Secondo la Procura di Castrovillari, a questo punto, rimane la pista legata alla morte per motivi personali, e per ora non si fa riferimento alcuno sul totonero.


Emergono invece particolari inquietanti sull’autopsia, alcuni giornali parlano di evirazione, ossia di asportazione dei genitali, ma Franco Giacomantonio, che ha riaperto le indagini sulla morte del centrocampista del Cosenza, smentisce: «Non è stato evirato. La notizia è completamente priva di fondamento – ha dichiarato il magistrato alla Gazzetta dello Sport-. Le ferite riscontrate dai consulenti sono quelle, ma non sono mai emersi fatti che facessero pensare ad un’azione voluta di un soggetto, ad un atto consapevole. Non è stato mai detto allora, e non si può affermare oggi. L’ipotesi dell’evirazione come atto di soppressione volontaria è assolutamente impossibile, smentita dalle carte. La perizia fatta a suo tempo non ha dimostrato che le lesioni subite dal giocatore, che sono quelle descritte, siano state provocate volontariamente, ma sono piuttosto la conseguenza di uno schiacciamento della zona del bacino da parte delle ruote di un mezzo pesante». La circostanza che sta emergendo con sempre maggiore evidenza è che Bergamini, quando fu travolto dal camion, in realtà fosse già morto, e di conseguenza diventano false le testimonianze dell’epoca dell’ex fidanzata Isabella Internò e del camionista.

La fidanzata ha sempre ripetuto che Denis si era gettato volontariamente sotto il camion dopo un litigio con lei. Particolari interessanti si avranno quando i due saranno sentiti nuovamente, anche perché nessuno ha mai creduto alle dichiarazioni rilasciate dalla ragazza, come spiega a Sky Maurizio Lucchetti, ex attaccante del Cosenza ed amico intimo di Donato Bergamini. «Mi suonava tutto strano. All’epoca, però, nessuno poteva credere a quello che era successo, soprattutto nel racconto di ciò che era avvenuto. Isabella parlava come se avesse studiato una parte a memoria. Credo che lei non abbia detto ancora tutto, ipotesi che ribadisco ora ma che ho affermato dal giorno dopo la morte di Denis: Isabella ha con sé un fardello non indifferente».

Lara Facchini