Sergio Pellissier, capitano del Chievo, attraversa una stagione particolare. Quali i motivi?
Partiamo da un dato oggettivo che è sotto gli occhi di tutti: Sergio Pellissier, capitano e bomber del Chievo Verona, non sta attraversando la sua annata migliore. Dopo anni di gol, assist, giocate e continuità nel rendimento, l’attaccante clivense nella stagione attuale sta giocando “con il freno a mano tirato”. Annata no o sintomi di un’età che inesorabilmente avanza? Difficile rispondere con certezza a questa domanda; indubbiamente il gol e la buona prestazione sfoggiata contro la Fiorentina possono, in tal senso, far ben sperare i tifosi del Chievo Verona.
E se anche quest’anno Pellissier avesse giocato ai livelli ai quali da anni ci aveva abituati? Non si può non cominciare da questa amara considerazione: la squadra della “diga” sta infatti disputando una buona stagione, in linea con le aspettative societarie, e sta ottimamente conseguendo il suo annuale obiettivo (la salvezza) senza però il solito apporto del suo capitano.
Sia chiaro che non è nostra intenzione in questa sede crocifiggere la bandiera clivense, in quanto ci può stare che a 32 anni suonati un atleta abbia dei cali di rendimento; questo articolo non vuole essere critico, ma ha semplicemente l’ambizione di sottolineare con estrema amarezza un dato di fatto: l’infelice momento che sta colpendo la carriera di un campione. Se Pellissier avesse dato il suo consueto apporto di gol alla squadra (negli ultimi anni il suo “bottino” si è sempre aggirato intorno alle 15 marcature), in che zona di classifica sarebbe adesso il Chievo? Zona Europa? Ecco spiegato perché poco prima si parlava di amarezza…….
Il capitano, e questo va indubbiamente sottolineato, non sta mancando dal punto di vista dell’impegno e dell’abnegazione, qualità che più di tutte, da sempre, lo contraddistinguono. Anche quest’anno sta dando un notevole contributo alla causa: corre tantissimo, si abbassa a ricevere palloni giocabili, scatta e da profondità alla squadra, crea spazi per gli altri attaccanti, salta l’uomo creando superiorità numerica,……….complimenti direbbero alcuni. E’ verissimo, però mancano i gol, quei gol che sono il “pane” di ogni attaccante, quei gol che in questa annata iellata staranno facendo passare notti insonni alla punta valdostana.
L’attaccante infatti vive per segnare, quello è il suo scopo, l’obbiettivo per cui scende in campo, la cosa che gli dà maggiori soddisfazioni e che gli fa vivere le emozioni più belle. Stoppi la palla, alzi lo sguardo, calci……la tua conclusione gonfia la rete avversaria e fa urlare di gioia centinaia, migliaia di persone: ecco queste sono le situazioni in cui un giocatore raggiunge un livello indescrivibile di “eccitamento” e questi forse sono i momenti che mancano al nostro bomber. Sergio qualche palla l’ha anche “buttata dentro” quest’anno, ha anche messo a segno il suo centesimo gol in A, ma nemmeno il raggiungimento di un un traguardo così prestigioso gli è bastato per sbloccarsi e per trafiggere con un raggio di sole le scure nubi che stanno caratterizzando questo Suo periodo attuale.
Fortunatamente il Chievo, che rimane in ogni caso una delle squadre meno prolifiche della serie A, ha potuto contare sul sostegno in termini di segnature di diversi giocatori: Théreau e Paloschi su tutti, ma anche di alcuni centrocampisti. Questo però non giustifica la legittima delusione che alcuni tifosi stanno manifestando riguardo il “gioco” e le prestazioni della squadra. I “mussi volanti” incassano si pochi gol, però segnano poco e il calcio, si sa, diverte soprattutto quando c’è azione, dinamismo, intensità e quando “piovono gol a grappoli” (poi ben venga se è la tua squadra a portare a casa i tre punti).
Insomma l’unico che può risolvere questa situazione è Lui, il capitano di sempre: è Sergio che deve dimostrate di esserci ancora, dimostrare di poter ancora infiammare gli animi e i cuori dei Suoi tifosi, dimostrare che in un calcio italiano sempre più povero di buoni esempi alcune “bandiere” sopravvivono, dimostrare che in questo sport non bisogna essere necessariamente giovani per emozionare ed emozionarsi.
Nicola Ledri
