In ottica fair-play finanziario in vigore dal 2013, l’addio del forte difensore centrale brasiliano sembrerebbe un’ ipotesi tutt’altro che utopistica.

Thiago Emiliano da Silva (foto dalla rete)

Thiago Emiliano da Silva (foto dalla rete)

Nel calcio, purtroppo, è ancora il denaro la cosa più importante; spesso più forte addirittura di qualsiasi sentimento.

Si sa, sul mercato, uno dei giocatori più appetiti da mezzo mondo è proprio il forte difensore, in forza al Milan, Thiago Silva dall’estate del 2009. Da tempo è nota una concorrenza astronomica per questo calciatore, lo denota il fatto che top-team del calibro del Barçelona, Real Madrid, Chelsea, PSG e da quest’anno anche il City degli sceicchi, fra le altre, si sono fatte avanti alla corte di Berlusconi per cercare di strappare, a suon di soldoni, il centrale dalla squadra rossonera.

La risposta, però, è sempre stata ‘picche’ in quanto la società di Via Turati ha sempre dichiarato incedibile il giocatore indifferentemente da qualsiasi fosse stata la cifra offerta ma spesso, anche le certezze più granitiche possono vacillare; ricordiamo che, proprio l’estate scorsa, fu lo stesso centrale del Milan in un noto programma televisivo brasiliano ad ammettere che la trattativa per un suo possibile approdo al Barçelona era cosa più che concreta, ma i negoziati sfumarono in quanto i due club non riuscirono ad accordarsi sulla cifra con la quale il calciatore avrebbe potuto essere liberato in quanto, Thiago Silva, aveva appena prolungato il suo contratto per altri quattro anni con il Milan ma ad oggi le cose, gioco-forza, sono cambiate e la situazione che si prospetta per il prossimo anno è assai diversa da quella degli anni precedenti.

Infatti, se arrivasse una super offerta per Thiago, magari proprio da quel PSG che ha come dirigente quel Leonardo che lo ha scoperto e lanciato proprio nella Milano rossonera, crediamo che il Milan possa farci molto più che un pensierino…


Lo scorso fine settimana si è svolto ad Arcore un vertice pianificatorio fra la dirigenza del Milan composta dal presidente Berlusconi, l’ amministratore delegato rossonero Adriano Galliani e l’allenatore Max Allegri. Il punto all’ordine del giorno è stato la rifondazione. Inoltre, in ottica fair-play finanziario in vigore dal 2013, vige l’imperativo categorico di sostenersi senza gravare ulteriormente sulle casse già indebitate della società e per questo motivo, il 40% della quota societaria di Via Turati risulterebbe in vendita cosi da potersi permettere capitale fresco da reinvestire in un immediato futuro.

Gattuso, Nesta, Zambrotta, Seedorf (non ancora certo di lasciare) e Inzaghi; in casa Milan tira aria di ricambio generazionale. L’addio annunciato di Nesta dei giorni scorsi è stato infatti seguito anche dagli altri “senatori” come quello di Mark Van Bommel che l’estate scorsa era stato definito il sostituto ideale di Andrea Pirlo accasatosi alla Juventus ma che ha lasciato la maglia rossonera per tornare in Olanda al Psv Eindhoven. Insomma, aria di rinnovo e ringiovanimento per il futuro immediato senza però perdere di vista gli obiettivi, che comprendono naturalmente mantenere alta la competitività con un occhio di riguardo al bilancio.

Inoltre, ultimamente c’è un altro chiodo fisso nei pensieri di Silvio Berlusconi e del Milan: la costruzione di un nuovo stadio. Il club rossonero, infatti, come tutte le altre società italiane (Juventus esclusa), non dispone di uno stadio di proprietà e questo ha spesso allontanato possibili investitori stranieri interessati ad acquisire magari parte della società. Un dettaglio, quest’ ultimo, da non sottovalutare considerate le difficoltà del calcio nostrano. L’ipotesi del terreno di gioco vicino a San Siro è già stata scartata; il nuovo impianto, per forza di cose, potrebbe essere costruito fuori da Milano ma, almeno per il momento, non vi sono soluzioni concrete in merito.

 

Mario Miccio