Campione d’Italia col Verona nel 1985, il danese era un mix di potenza e furore agonistico! Soprannominato “La Bestia”, sfiorò il Pallone d’Oro!
Nei memorabili anni ottanta, un’epoca in cui il calcio italiano era ancora condito da giocatori che erano anche e soprattutto uomini, accadevano eventi talvolta quasi paradossali e singolari. Come il Verona campione d’Italia nel 1984/85, una sorta di slogan moderno di Davide contro Golia! Un’impresa ciclopica, pensando che giusto pochi anni prima gli scaligeri sguazzavano ancora in serie B e di certo non avevano fatto una campagna acquisti faraonica. E allora ci sai chiede ancora oggi come è stato possibile? Le risposte in effetti sono tante, ma forse la più banale è anche la più illuminante: eravamo nei mitici anni ottanta, l’epoca dei sogni… E uno dei condottieri più determinanti di quel Verona fu Elkjaer, un ragazzone danese massiccio e potente come un carro armato vivente!
Preben Elkjaer Larsen nacque a Copenaghen l’undici settembre del 1957: suo padre si chiamava Larsen, un cognome molto diffuso nel paese scandinavo, più o meno come succede per Rossi o Ferrari in Italia. Per questo motivo Preben volle legare tutta la sua carriera al cognome della madre, Elkjaer appunto. Un cognome che poteva identificarlo in modo più chiaro. Il giovane colosso cominciò la propria attività agonistica nella squadra danese del Vanlose, compagine con la quale debuttò a vent’anni nella prima divisione del suo paese.
Elkjaer Larsen era un centravanti possente ma al tempo stesso veloce e freddo in area di rigore, un mix produttivo e non facile da trovare in circolazione. Il club tedesco del Colonia comprese le sue qualità e decise di ingaggiarlo: Preben, tuttavia, era ancora piuttosto acerbo per la Bundesliga tanto che in una stagione e mezzo col Colonia riuscì a raggranellare appena nove presenze (sufficienti, comunque per vincere il campionato). Nel febbraio del 1978 continuò il suo itinerario in giro per l’Europa e approdò in Belgio, al Lokeren. Fu questo il club in cui esplose definitivamente, affermandosi come attaccante di razza. Giocò nel campionato belga per sei anni, segnando gol a raffica e facendo impazzire difensori e portieri: in più, la gioia delle prime convocazioni con la maglia della nazionale danese. E con la Danimarca si regalò tante meritate soddisfazioni, oltre ad una grande visibilità che gli spalancò le porte della nostra ambita serie A.
Nel Verona del 1984/85, guidato in panchina dal maestro Osvaldo Bagnoli, i due stranieri erano il tedesco Briegel e il nostro Elkjaer Larsen. Insieme a loro, un manipolo di ottimi elementi come il portiere Claudio Garella, i centrocampisti Pietro Fanna e Antonio Di Gennaro e l’attaccante Giuseppe Galderisi. L’impatto nel campionato di Elkjaer fu devastante, con 8 gol e soprattutto tanta sostanza e furia agonistica. A maggio arrivò lo scudetto, tanto sorprendente quanto meritato. Per gli scaligeri ogni gara fu un’epica battaglia, ma una in particolare resta ancora nella memoria collettiva.
Quinta giornata d’andata, al Bentegodi era in programma la supersfida Verona-Juventus. Galderisi portò in vantaggio gli uomini di Bagnoli al 62°; la reazione dei bianconeri campioni d’Italia fu veemente e impetuosa. Per il Verona, però, si aprivano larghi spazi di campo in cui sfruttare il contropiede. Era la situazione ideale per l’ariete Elkjaer, che poteva così sfruttare le armi della velocità e della potenza. E proprio in una micidiale ripartenza, Preben prese possesso della palla scappando nella metà campo bianconera. Subì un duro contrasto con un difensore e perse incredibilmente una scarpa, ma rimase in piedi e continuò la sua fuga verso la porta di Tacconi. Gran tiro e gol del 2-0; un’azione e una firma memorabili, un primo autografo per il sogno chiamato tricolore!
A Verona Preben Elkjaer Larsen giocò quattro campionati, sempre ad altissimo livello e lasciò un segno indelebile nella storia della società scaligera. Oltre allo scudetto, 91 gare, 53 reti contando anche le Coppe e tanti ricordi esaltanti. Scardinatore di avversari, dalla falcata travolgente, venne ribattezzato “La Bestia“, un soprannome di per sé molto significativo. Guascone, estroverso, tanto in campo che fuori, era sempre l’ultimo ad arrendersi e il primo a dare battaglia. Finché il fisico l’ha sorretto, Elkjaer è stato un autentico spauracchio per qualsiasi difesa. In Nazionale realizzò 38 reti in 69 apparizioni, spalmate in più di dieci anni.
La Danimarca arrivò agli ottavi di finale del Mondiale messicano del 1986 grazie soprattutto alle sue prodezze: 4 gol in 4 presenze e la sua caparbietà premiata da giornalisti e addetti ai lavori. Sfiorò persino la conquista del prestigiosissimo Pallone d’Oro: terzo nel 1984 dietro alla coppia francese composta da Platini e Tigana e secondo nel 1985 alle spalle del solito Platini. Questione di dettagli, aggiungiamo noi: certamente per i tifosi scaligeri lui è certamente un numero 1. E’ fin troppo evidente, infatti, che nelle travolgenti cavalcate di Elkjaer e nelle sue potenti discese a rete si nasconda uno dei grandi segreti del Verona campione d’Italia!
Lucio Iaccarino
