Scomparso a 53 anni, Gaetano ha lasciato tutti senza parole. Come quando giocava: un talento precoce mai sbocciato! Mago delle punizioni, sfiorò lo scudetto col Napoli di Krol.

Musella

Gaetano Musella (foto barbadillo.it)

A Napoli nei primi anni ottanta spopolava, e non solo come cantante, il giovane istrionico Nino D’Angelo: i suoi film, che in Campania vengono tuttora ritrasmessi dalle innumerevoli televisioni private, non erano certo capolavori d’autore ma erano comunque sulla bocca di tutti. Anzi, forse rispetto a quello che propone oggi il cinema italiano devono essere addirittura rivalutati.

Nello stesso periodo un altro ragazzino partenopeo stava coronando il suo sogno: non era neanche maggiorenne quando aveva debuttato nella squadra di calcio del Napoli. E Gaetano, questo era il suo nome, un po’ somigliava al popolare Nino D’Angelo, con quel fisico asciutto, il sorriso irridente e quell’aria scanzonata da simpatico scugnizzo. Certo, il mestiere era diverso ma la voglia di sfondare era esattamente la stessa: e chi capiva di calcio era pronto a scommettere su Gaetano, che nel settore giovanile aveva stupito tutti. Numeri da campioncino in erba con la naturalezza del predestinato…

Gaetano Musella era nato il 22 gennaio del 1960 e aveva un piede destro perfetto per giocare a calcio: come un cucchiaio, toccava la palla con eleganza e sapeva servire i compagni d’attacco con precisione millimetrica. Un fantasista generoso e altruista, era considerato il re degli assist ma certo non disdegnava la ricerca del gol personale.


Gaetano debuttò nel Napoli nel 1978 e la stagione successiva fu mandato al Padova in serie C1 per farsi le ossa e verificare la crescita calcistica e umana. Quando ritornò con gli azzurri, nel 1980-81, giocò un campionato eccezionale, da titolare inamovibile e con un rendimento altissimo: Gaetano non saltò neanche una gara e quel Napoli sfiorò il primo scudetto della sua storia crollando solo nell’ultimo mese. Musella aveva appena 21 anni e sembrava un leader consumato, un campione affermato; c’era stato inoltre anche il debutto nella Nazionale Under 21 (alla fine totalizzerà 7 presenze con un gol).

Poi si materializzò una delle tante stranezze del calcio: Gaetano non riuscì mai più a ripetere un anno così, e misteriosamente la sua stella cominciò ad eclissarsi. Restò al Napoli solo un altro anno, poi Catanzaro, Bologna in serie B e addirittura tanta serie C, dove l’estro talvolta riaffiorava impetuoso ma certo la visibilità era ridotta ai minimi termini. Una delle sua specialità erano i calci di punizione: calibrati, precisi e imprendibili per qualsiasi portiere, sia quelli di serie A sia quelli delle categorie inferiori. A Napoli anni dopo si raccontava che “Gaetano Musella è stato l’antipasto di Diego Maradona”…

Si parlò di problemi di natura tattica con alcuni allenatori, di un fisico non adatto per le grandi platee (tanti piccoli infortuni), oppure di semplice sfortuna. Era difficile capire il perché di questo beffardo destino, i più perplessi erano proprio i suoi compagni di quel mitico Napoli del 1980: nomi importantissimi e gloriosi come quelli di Peppe Bruscolotti, Ruud Krool, Giuseppe Damiani, Moreno Ferrario, Claudio Pellegrini fino al monumentale portiere Luciano Castellini, alias il Giaguaro.

Sotto la sapiente guida dell’allenatore Rino Marchesi, Musella firmò 5 bellissimi gol (secondo cannoniere della squadra) e almeno una dozzina di assist vincenti; il Napoli fu fra i protagonisti del torneo ma dovette amaramente accontentarsi del terzo posto finale (era stato anche in testa) con 38 punti, alle spalle di Juventus (44) e Roma (42). Lo scudetto arrivò pochi anni dopo, nel 1986-87, ma Gaetano era già lontanissimo e la sua parabola inspiegabilmente in caduta libera.


Alla fine degli anni novanta Musella provò la carriera di allenatore, anche stavolta cominciando dalle giovanili del Napoli. Poi tantissima serie D e qualche sporadica esperienza in serie C, ma non riuscì mai a sfondare o a raccogliere risultati significativi. Sapeva però farsi apprezzare e volere bene dai ragazzi che allenava; molti di loro, interpellati in merito, hanno speso parole eccezionali sul suo conto. Gaetano era fra i pochissimi a curare l’aspetto tecnico della singola giocata, da quella più semplice a quella più complicata. Insomma come un vero maestro, uno della vecchia generazione, contrario a tutti quei sapientoni della tattica che siamo costretti a sorbirci nelle panchine di mezza Italia, persino in serie A. Il 30 settembre del 2013 Gaetano Musella è stato stroncato da un infarto fulminante nei pressi di Finale Ligure, vicino Savona. Aveva solo 53 anni…

 

Lucio Iaccarino