Zamparini acquistò il giapponese nel 1999, definendolo come il miglior centrocampista d’Asia! La realtà fu spietata: Nanami un flop e il Venezia sprofondò in B.

Nanami

Hiroshi Nanami(foto worldcupblog.org)

Il matrimonio tra i calciatori giapponesi e il massimo campionato italiano non è mai stato fecondo: pochi e non buoni, verrebbe da dire. Del resto la storia del football parla chiaro e, quello che per noi è lo sport “principe” in assoluto, a Tokyo e dintorni non ha hai attecchito al cento per cento. Storicamente sono altre le discipline che vanno per la maggiore; neanche l’organizzazione del campionato del mondo nel 2002 (insieme alla Corea del Sud) ha invertito gli orientamenti generali, col campionato nazionale tuttora mediocre e di scarso interesse tecnico.

In Italia, comunque, Nakata è stato fra i pochi a dimostrare talento e giocate interessanti. Trequartista classe 1977, Hidetoshi ha giocato con Perugia, Parma, Fiorentina, Bologna e soprattutto Roma, dove contribuì alla vittoria dello scudetto nel 2001. Meno felice, anzi assolutamente disastrosa, fu l’esperienza nella nostra penisola del connazionale Nanami: stesso ruolo ma piedi e capacità balistiche agli antipodi rispetto all’effervescente Nakata. Eppure sperava di diventare il Doge calcistico della splendida città lagunare…

Hiroshi Nanami era nato nell’inverno del 1972 in una delle tante isole giapponesi; l’amore per il calcio aveva superato anche le inquietudini familiari, che volevano indirizzarlo in altre direzioni professionali. Centrocampista polivalente, abile ad inserirsi negli spazi e molto duttile sul piano tattico, Nanami era uno degli elementi di spicco dello Jubilo Iwata. Parliamo di uno dei club più importanti del Giappone, che all’epoca fu fra i primi ad acquistare stranieri di livello internazionale.


Difatti Nanami, che aveva debuttato nel 1995 in prima squadra, si ritrovò a giocare al fianco (in tutti i sensi, visto che condividevano lo stesso ruolo) del brasiliano Carlos Dunga, neo campione del mondo nonché capitano del Brasile a Usa 94. In attacco, direttamente dall’Italia, lo Jubilo schierava il centravanti Salvatore Schillaci, ex eroe della Juventus e della nazionale azzurra a Italia 90. Con questi assi in campo, si alzò il livello generale di tutta la squadra e Nanami, ragazzo umile e molto collaborativo, migliorò sensibilmente in tutti i fondamentali di gioco. Alla fine del millennio, nel 1999, si prefigurò per lui una grande occasione: giocare in serie A! Un sogno per tutti i calciatori giapponesi, e poco importa se a chiedere il suo cartellino era stato il Venezia, club non certo attrezzato per le posizioni di alta classifica. Nanami accettò con gioia il trasferimento in laguna, convinto di potersi mettere in mostra e valorizzarsi.

Il club veneto, nella stagione 1999-2000, era allenato da Luciano Spalletti e aveva una rosa ricca di mestieranti e uomini di spessore. Gente, insomma, abituata a lottare col coltello fra i denti per ogni pallone, sudando e sbuffando dal primo all’ultimo minuto di gioco. L’obiettivo era la salvezza, inutile nasconderlo; Nanami era poco abituato ad un calcio così fisico e rude, senza contare che comunque ebbe problemi anche sotto l’aspetto tecnico. In quel Venezia c’erano Beppe Iachini, Valtolina, Sergio Volpi, Gianluca Luppi mentre in attacco le speranze erano riposte su Filippo Maniero e Maurizio Ganz, quest’ultimo acquistato nel mercato invernale.

Il presidentissimo, l’istrionico Maurizio Zamparini, era fra i più ottimisti riguardo Nanami, essendo certo di aver fatto un affare: ebbene, dovetti ricredersi anche lui… Pur giocando con discreta continuità, infatti, il nipponico non incantò nessuno (neppure il plotone di fotografi e curiosi che si portava sempre dietro). Tutt’altro che veloce, compassato e spaesato, Nanami fu una perpetua delusione per i tifosi del Venezia. Il 28 ottobre del 1999 segnò su punizione, a tempo scaduto, la rete decisiva (1-0) nell’incontro Venezia-Pescara, regalando ai nero-verdi la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia (per la cronaca, il Venezia raggiunse addirittura la semifinale). In campionato, invece, realizzò un solo inutile gol: al 41° minuto del primo tempo di Udinese-Venezia 5-2, il 23 gennaio del 2000.


Furono solo questi gli acuti di Nanami nel suo percorso italiano, disseminato per il resto da mediocri e agghiaccianti prestazioni. E il Venezia sprofondò inesorabilmente in serie B, nonostante i continui cambi di allenatori (oltre a Spalletti, si avvicendarono Giuseppe Materazzi e Giuseppe Oddo) e una sontuosa campagna di rafforzamento nel mercato di gennaio. Il sedicesimo posto finale significò retrocessione per il Venezia e bocciatura per Nanami, rispedito al Jubilo Iwata senza troppi complimenti.

Il giapponese continuò la sua onesta carriera in patria come se nulla fosse successo, tornando in Europa solo e soltanto da turista. Cercò la ribalta con la nazionale del Giappone, con cui raggiunse la fase finale del campionato del mondo nel 1998 in Francia. Ma gli andò male anche in quella circostanza: tre partite giocate, tre sconfitte e tutti a casa. L’unico titolo di un certo rilievo fu la conquista della Coppa d’Asia nel 2000 in Libano, dove Nanami vinse il premio come miglior calciatore della manifestazione. Con la nazionale del Giappone vanta 67 presenze con 9 reti.

 

Lucio Iaccarino