La storia della formazione della provincia di Bologna scomparsa nel 2012 e mai rinata.
C’era una volta il Castel San Pietro Calcio, formazione dell’omonima cittadina della provincia di Bologna nata negli anni ’30 e che a cavallo della fine degli anni ’90 e l’inizio di quelli 2000 riuscì a salire fino al professionismo (la ex C2) e a rimanerci per ben sei stagioni tra sali e scendi con la D ed issandosi a seconda squadra dopo il Bologna FC. Nella sua storia anche 14 campionati di D e uno scudetto dilettanti vinto in finale contro il Mantova. A fine campionato 2011-12 l’attività della società giallorossa cessa dopo aver conquistato la salvezza nel campionato di Eccellenza al termine della gara di playout col Faenza e da lì non è più ripartita.
Diversi sono stati i tentativi ma al momento il Castello non è mai rinato. Ci sono, però, due squadre che rappresentano il calcio cittadino ma che nulla hanno a che fare con il vecchio Castel San Pietro: la Libertas (nata nel 2007 come Libertas Sillaro e ribattezzata Libertas Castel San Pietro nel 2013 ma con colori bianco e oro) e l’Osteria Grande Calcio, squadra della frazione di Castel San Pietro. E i tifosi cosa pensano di questa situazione? Il gruppo ultras “Vecchio stile” o Curva Sud Castel San Pietro non si riconosce in nessuna delle due squadre sopraccitate e non le segue. Loro rivogliono il loro vecchio Castello per ritornare a sognare.
Il loro pensiero è chiaro e come portavoce hanno Fabrizio che ha voluto affidarsi al nostro portale per cercare di ricreare interesse intorno ai colori giallorossi: “Il nostro Castel San Pietro è fallito e al suo posto oggi gioca la Libertas, nata nel 2007, e che fino a poco tempo fa non portava neppure il nome della nostra città. Ma è tutta un’altra cosa, un altro blasone, nulla a che vedere con noi che infatti non sentiamo amore per questa compagine e non andiamo allo stadio a fare il tifo.
Cosa dovremmo fare? Ci hanno tolto perfino la nostra curva allo stadio rasa al suolo dal Comune nel 2013 per motivi che ancora non abbiamo capito. Per noi è stato un vero colpo al cuore perché rappresentava la nostra seconda casa dove custodivamo un mare di ricordi, di avventure, ogni volta che ci si passava davanti un motivo d’orgoglio”.
Nel 2012, dopo la scomparsa della vecchia società, ci fu il tentativo del Real Castello di far rivivere i vecchi fasti: “Ecco, il Real Castello è stato per mesi una fiaccola di speranza, – continua Fabrizio – eravamo tutti pronti a fare il tifo per loro ma niente da fare anche stavolta”.
Quello che rimane sono i ricordi dei bei tempi: “Si preparavano i cori e si organizzavano le coreografie. Si partiva la mattina per le trasferte e tornare la sera. Si andava in macchina e, quando eravamo in tanti anche in pullman. A Pisa, per esempio, o a Benevento, club che tutt’ora giocano tra i professionisti. Oppure a Fano in uno storico spareggio vinto clamorosamente dal Castel San Pietro con un gol che fa parte dei gloriosi ricordi. Ma i veri nemici erano quello dell’Imolese, quanti derby e, talvolta, che cazzotti. Ci piacerebbe magari ripartire anche da zero, da una categoria inferiore e con un nuovo assetto societario, più vicino a quello che è stata la vecchia gestione, facendo rifiorire il vivaio abbandonato in modo tale che 80 anni di storia giallorossa non finiscano nel dimenticatoio”.

