Un eroe degli anni ottanta: il Bell’Antonio ha vinto tutto con la nazionale e la Juventus! Terzino-incursore di gran dinamismo, amato da migliaia di tifose…

Cabrini

Antonio Cabrini(foto dagospia.com)

Le belle donne, e a dire il vero anche le brutte, stravedevano per lui visto che incarnava perfettamente il fascino e la bellezza mediterranea. Oltre all’aspetto, c’era poi quel sorriso da bravo ragazzo che sembrava rassicurare tutte, mamme e adolescenti comprese… La carriera calcistica di Antonio Cabrini alias Bell’Antonio non fu certamente condizionata da ciò, ma fu ugualmente brillante e significativa: il tifo delle sue fan ha avuto l’effetto del più portentoso degli amuleti. Il merito del successo fu tutto suo, però! Un atleta esemplare dal punto di vista tecnico e professionale come pochi; uno dei migliori interpreti del ruolo del terzino sinistro moderno, audace e diligente oltre che spietato in marcatura. La critica internazionale lo consacrò come uno dei migliori esterni degli anni ottanta, e ancora oggi è considerato un esempio per i giovanissimi: il calcio sarà anche cambiato, ma gli immortali restano…

Antonio Cabrini nacque a Cremona l’8 settembre 1957: fu proprio nelle fila della squadra della sua città a tirare i primi calci ad un pallone. Con la Cremonese disputò due campionati in serie C2, per poi passare nell’Atalanta in serie B. Nel 1976 fu acquistato dalla Juventus, in quello che diventerà un matrimonio felice e zeppo di soddisfazioni. Erano gli anni della grande Juve e Cabrini vinse semplicemente tutto quello che c’era da vincere. Vestì la maglia bianconera per 13 stagioni, divenendo un punto cardine della squadra più popolare in Italia, un elemento insostituibile della scacchiere difensivo.


Con la Vecchia Signora il Bell’Antonio collezionò 297 presenze e 33 reti in serie A, 6 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni (anche se nella tristissima serata col Liverpool), 1 Coppa Intercontinentale e 1 Supercoppa Europea: un palmares a dir poco sensazionale!  Cabrini chiuse la carriera giocando due stagioni, dal 1989 al 1991, nel Bologna, dove l’esperienza accumulata in tanti anni di calcio internazionale gli permise di mantenere inalterata la continuità di rendimento. Un po’ il suo marchio di fabbrica, insieme a quella sapienza tattica che fu una caratteristica predominante nel suo percorso umano e professionale.

L’epopea in nazionale fu altrettanto coinvolgente, e ci riporta indietro fino al mitico mondiale argentino del 1978. Il commissario tecnico azzurro Bearzot decise l’inserimento in squadra di diversi giovani, come Paolo Rossi e lo stesso Cabrini (Antonio debuttò il 2 giugno, proprio nella prima gara del mondiale con la Francia). L’Italia stava finalmente cambiando volto, divenendo una compagine vitale, aggressiva e con un gioco spettacolare e incisivo. I transalpini, così come Ungheria, Argentina e Austria, uscirono con le ossa rotte dallo scontro diretto contro gli azzurri, che conquistarono un quarto posto meritatissimo e insperato alla vigilia. Cabrini marcò tutte e 7 le presenze in quell’edizione: era un baluardo insieme agli amici di sempre Gentile e Scirea, migliorando inoltre il suo ruolo di terzino-attaccante. Potente, veloce ed elegante nello stesso tempo; Cabrini vestì la maglia dell’Italia per un decennio abbondante, con ovviamente la perla del titolo iridato del 1982.

In Spagna scese in campo 7 volte, andando anche in gol nel 2-1 con l’Argentina di Maradona il 29 giugno. La determinazione, unita alla grande serietà e al talento, lo consacrarono in quella rassegna come uno degli atleti più amati e meglio ricordati dalle tifoserie di tutte le bandiere, nonostante l’unica “macchiolina” della sua carriera. Ci riferiamo, ovviamente, al calcio di rigore fallito in finale contro la Germania Ovest: la sua prestazione successiva all’errore e la vittoria comunque raggiunta dall’Italia (3-1, maturato tutto nella ripresa) hanno permesso che l’episodio venisse ben presto dimenticato. Cabrini raggiunse in totale 73 presenze, con 13 reti, con l’Italia: curiosamente lo stesso numero di Giancarlo Antognoni, altro eroe di quel 1982… Chiusa l’attività agonistica, ha provato qualche esperienza in panchina ma come allenatore le gioie sono state davvero poche; meglio come opinionista televisivo, con i suoi commenti sempre intelligenti e mai volgari…

 

Lucio Iaccarino