Lucraino della Dinamo Kiev vinse il Pallone d’oro 1986 e non mancarono critiche nei suoi confronti. Giusto, però, riconoscere i meriti di un attaccante versatile e completo.

Belanov

Igor Belanov(foto calciorusso.it)

La sua narrazione potrebbe cominciare con l’evangelica frase: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, e nel caso specifico sostituire e aggiungere il nome Igor. Molti, infatti, ancora non hanno riconosciuto i meriti di questo fantastico calciatore sovietico degli anni ottanta. Igor Belanov vinse il Pallone d’oro nel lontano 1986 e da sempre è stato oggetto di critiche da parte di giornalisti, tifosi e persino qualche collega. Il motivo? Per molti di loro si tratta del peggior Pallone d’oro della storia, un atleta di spessore ma non meritevole del titolo di miglior calciatore del continente per quella stagione agonistica.

A nostro parere, invece, la stella umile ma appariscente della Dinamo Kiev era un talento verace ed un elemento di valore in grado di risolvere le partite come pochi. E’ doveroso perciò attribuirgli applausi e consensi sinceri; probabilmente quell’anno fu piuttosto fortunato nella conquista del premio (Diego Maradona, tanto per fare il nome più illustre, non era in lizza perché all’epoca i sudamericani erano esclusi per regolamento dalla classifica) ma di certo non ha rubato nulla. E i suoi exploit in campo sono senz’altro da apprezzare…

Igor Belanov nacque a Odessa nel 1960 e, dopo i primi calci nel piccolo club SK Odessa, si impose nel Chornomorets come un attaccante prolifico ma in un certo senso anche rivoluzionario. L’ingaggio con la Dinamo Kiev, nel 1985, si concretizzò soprattutto per questo motivo: Belanov aveva ottime credenziali tattiche, sapeva finalizzare ma era efficace in tutti i ruoli d’attacco, bravo negli assist e adattabile con compagni dalle svariate caratteristiche. Veloce, rapido e intelligente, Belanov si integrò a meraviglia nei meccanismi della Dinamo e nel 1986 arrivò la consacrazione europea.

Igor, già fra i maggiori artefici della vittoria di due campionati e due coppe, trascinò i suoi alla strepitosa conquista della Coppa delle Coppe. Sotto l’esperta guida del mistico tecnico Lobanovskyj, la Dinamo eliminò Utrecht, Univ. Craiova, Rapid Vienna (fra andata e ritorno finì 9-2) e Dukla Praga raggiungendo così la finale con il favorito Atletico Madrid di Luis Aragones. Gli ucraini praticavano un calcio offensivo e dinamico, Belanov mise a segno 5 reti e fu un incubo per tutte le difese proprio per la sua imprevedibilità. Nonostante l’avversario di livello, la finale fu a senso unico: a Lione, il 2 maggio, Dinamo Kiev-Atletico 3-0 con reti di Zavarov, Blokhin e Evtuschenko. Per Igor il trionfo in Coppa delle Coppe fu il primo mattoncino per il Pallone d’oro.


Un altro, forse anche più sostanzioso, arrivò grazie alle belle prestazioni offerte nei mondiali messicani fra giugno e luglio. Belanov era, manco a dirlo, fra le pedine di spicco dell’Urss mentre il commissario tecnico era ancora lui: Valerj Lobanovskyj. La selezione sovietica, pur non essendo molto quotata, conquistò il primo posto nel gruppo C, quello della Francia di Platini. Belanov andò a segno nel cappotto contro l’Ungheria (6-0 il 2 giugno) e fu fra i migliori nel sorprendente pareggio (1-1) contro i transalpini; col Canada, infine, partì dalla panchina e solo dopo il suo ingresso l’Urss confezionò il 2-0 finale. Negli ottavi di finale, a Leon, l’Urss disse addio alla coppa al termine di incontro mozzafiato e sempre incerto contro il Belgio, che si impose 4-3 dopo i tempi supplementari. Una sconfitta bruciante e amara, con Belanov autore di tutti e tre i gol sovietici: una tripletta inutile ma forse decisiva per il Pallone d’oro 1986.

Quando fu premiato ufficialmente da France Football, Igor Belanov si dimostrò una persona umile e modesta dichiarando: “Sono stato scelto io, ma questo Pallone d’oro è della Dinamo e della nazionale sovietica!” L’inglese Gary Lineker, acquistato dal Barcellona all’indomani del mondiale messicano, giunse al secondo posto dietro Igor e con soli due punti di svantaggio: 82 contro 84! Miglior realizzatore della coppa del mondo, Lineker precedette in classifica un altro attaccante, lo spagnolo Emilio Butragueno (59 punti). Belanov fu il secondo ucraino a vincere l’ambito riconoscimento; undici anni prima, nel 1975, era stato Blokhin a conquistare i giurati. In assoluto, il primo sovietico fu il leggendario portiere Lev Jascin. E’ bene precisare, comunque, che nel caso di Blokhin il trofeo fu conferito per riconoscere un eccezionale talento individuale, mentre con Belanov si volle premiare il leader tecnico di una squadra omogenea e veloce come la Dinamo Kiev di Valerj Lobanovskyj.

Alla fine degli anni ottanta, Belanov provò l’avventura tedesca e militò nel Borussia M’bach e successivamente nell’Eintracht Braunschweig per un totale di sei stagioni. Il conto in banca aumentò di certo, ma le soddisfazioni tecniche furono davvero scarse. Del resto, non si trattava di club di primissima fascia e anche dal punto di vista ambientale l’ucraino non si trovò mai completamente a suo agio: tornò in Ucraina appena in tempo per chiudere col calcio giocato. Con la nazionale dell’Urss Belanov giocò fino al 1990, collezionando in tutto 33 presenze e 8 gol: forse l’unico rammarico è quello della finale dei campionati europei del 1988 in Germania. Igor fallì un calcio di rigore contro l’Olanda. Gli orange erano già in vantaggio per 2-0, e quell’errore dal dischetto consegnò definitivamente il titolo a Van Basten e compagni…

Lucio Iaccarino