Filippo Inzaghi è il nuovo allenatore del Milan. A lui che è stato mito rossonero e leggenda del calcio mondiale, la missione di risollevare le sorti di un club in crisi.

Inzaghi calciatore  (foto www.linkiesta.it)

Inzaghi calciatore (foto www.linkiesta.it)

Lunedi 9 giugno, a mezzogiorno, il Milan ha ufficialmente nominato Filippo Inzaghi come allenatore della prima squadra. Non una notizia bomba, visto che già si sapeva da un paio di settimane, però ancora si attendeva la comunicazione formale. Pippo Inzaghi è più di un ex-calciatore del Milan. È leggenda rossonera, è milanista vero, è un appassionato che ci metterà il cuore. La notizia della sua contrattazione questa mattina sta facendo il giro dei quotidiani di tutta Europa. Lo precede la sua carriera da goleador, una carriera indimenticabile e riconosciuta da tutto il mondo del pallone. Perché Inzaghi è stato “il gol”, l’essenza ultima del gioco, killer inimitabile, calciatore difficile da spiegare se non ripetendo quelle tre lettere: GOL.

Nato a Piacenza il 9 Agosto del 1973, cresciuto nella sua San Nicolò, debuttò in coi biancorossi piacentini nel 1991, prima in Coppa Italia e poi in Serie B. Il primo gol da professionista lo segnò il 20 Dicembre 1992 contro il Siena in Serie C durante il prestito al Leffe. Nel ’93 andò a fare esperienza all’Hellas Verona, in Serie B, dove venne soprannominato “SuperPippo”, quindi tornò a Piacenza, per una ultima stagione nella serie cadetta. L’esordio in Serie A è datato 27 Agosto 1995 in un Atalanta-Parma. Quell’estate, infatti, era stato venduto ai ducali per circa 3 milioni di Euro. Coi gialloblu debuttò anche in Europa, segnando due reti all’Halmstad in Coppa delle Coppe. Pochi giorni prima – il 29 Ottobre 1995 – aveva segnato anche il suo primo gol in A. Vittima di un brutto infortunio, Inzaghi passò in prestito all’Atalanta, dove nella stagione 1996/97 fu capocannoniere del campionato con 24 reti, attirando le attenzioni di Milan e Juventus. La spuntarono i bianconeri e a Torino formò una coppia micidiale ma discussa con Alex Del Piero, con cui coincise anche in Nazionale. Con gli la maglia azzurra Inzaghi (già campione d’Europa Under-21 nel 1994), esordì nel 1997, partecipando ai Mondiali del 1998, del 2002 e del 2006 (campione del Mondo in Germania, dove contribuì con una presenza ed un gol), oltre agli Europei del 2000. In totale per lui 57 gettoni e 25 reti, sesto bomber azzurro di sempre.

Uno striscione dedicato ad Inzaghi  (foto www.sport.sky.it)

Uno striscione dedicato ad Inzaghi (foto www.sport.sky.it)

Dopo quattro stagioni in bianconero, nell’estate del 2001 passò al Milan per circa 40 milioni di Euro. In rossonero 11 anni, 300 gare ufficiali e 126 gol. Su tutti, i due nella Finale di Champions League del 2007 vinta ad Atene contro il Liverpool. In totale, il suo bilancio è stato di 694 presenze e 316 gol, includendo Serie C (13 gol), Serie B (28 gol), Serie A (156 gol), Coppa Italia (16 gol), Supercoppa Italiana (2 gol), Coppa Intertoto (7 gol), Coppa UEFA (10 gol), Coppa delle Coppe (2 gol), Champions League (50 gol), Supercoppa Europea (1 gol), Coppa Intercontinentale (unica competizione in cui non ha segnato), Mondiale per Club (2 gol), Nazionale Maggiore (25 gol) e Nazionale Under-21 (3 gol). È al secondo posto tra i goleador più prolifici nelle competizioni europee, alle spalle solo di Raúl, anche se a breve lo raggiungeranno e supereranno Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Il suo palmarés coi club conta 3 Scudetti, 1 Coppa Italia, 3 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Intertoto, 2 Champions League, 2 Supercoppe Europee ed 1 Mondiale per Club. Si ritirò dall’attività agonistica l’11 Maggio 2012, lasciando ai tifosi del Milan una lettera aperta che recitava: «La prima e unica cosa che voglio che voi sappiate per sempre è questa: ho giocato e vinto per Noi. Giocare e vincere senza condividere le emozioni è nulla, invece io e voi, noi, abbiamo fatto tutto insieme. Abbiamo sperato, abbiamo sofferto, abbiamo esultato, abbiamo gioito. E abbiamo alzato le coppe e gli scudetti insieme ai nostri cuori. Siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda. E questo non ce lo toglierà mai nessuno».
 


Di lui si son dette tante cose. La sentenza “Non saprebbe dribblare nemmeno una sedia” è di Jorge Valdano. Ma a Pippo non è mai importato. Non aveva bisogno di scartare né sedie né avversari perché lui faceva l’unica cosa importante: il gol! Zlatan Ibrahimovic lo definì in un modo forse originale, ma che un po’ chiarisce la sua essenza: “Filippo Inzaghi non è proprio un calciatore, però possiede un enorme istinto omicida davanti a una porta”. Una porta che spesso raggiungeva ricevendo palla sul filo del fuorigioco. O “in” fuorigioco: statistiche non verificate (e forse non verificabili), infatti, riportano che Inzaghi è il calciatore finito più volte in fuorigioco nella storia del calcio, cosa che fece dire a Sir Alex Ferguson che “Quel ragazzo deve essere nato in fuorigioco”. Però quello dell’offside è anche una esagerazione, perché SuperPippo ha segnato in tutti modi, di destro, di sinistro, di petto, di testa, di pancia, di stinco, di ginocchio, di faccia, di mano, di coscia, di schiena, in rovesciata, da fuori area. Si diceva che Inzaghi fosse un innamorato del gol, ma Emiliano Mondonico ci spiegò che non era così: “Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol. È il gol ad essere innamorato di Inzaghi”.

Inzaghi allenatore  (foto www.datasport.it)

Inzaghi allenatore (foto www.datasport.it)

Per uno che in carriera ha vinto tutto giocando fino a 39 anni con la passione di un bambino, la panchina è una conseguenza logica. Pochi mesi dopo esser stato costretto da Massimiliano Allegri ad appender le scarpette al chiodo, era già in campo ad insegnare ai ragazzini degli Allievi Nazionali rossoneri. La passata stagione ha guidato la Primavera alla vittoria del Torneo di Viareggio. Ora la prima squadra. Con lui questa estate a Milanello non si parlerà di moduli e schemi, ma di passione, amore per il gioco e per i colori. Un allenatore giovane per una squadra che ha bisogno di aria nuova. L’aver allenato le giovanili dovrebbe spingerlo ad inserire in prima squadra ragazzi del vivaio, partendo da Bryan Cristante. E nessuno meglio di lui saprà convincere Balotelli che per far gol bisogna stare in area di rigore.

Mario Cipriano