L’ultimo precedente è di pochi mesi fa, ma quello più ricordato data 1997, quando un rigore di Ronaldo diede la Coppa dalle Coppe ai catalani.

Luís Enrique festeggia Ronaldo, che ha appena segnato la rete decisiva per il Barça-PSG del 1997  (fonte foto www.the42.ie)

Luís Enrique festeggia Ronaldo, che ha appena segnato la rete decisiva per il Barça-PSG del 1997 (fonte foto www.the42.ie)

Il sorteggio dei Quarti di Finale di Champions League proporrà, oltre al Juve-Monaco, anche il derby madrileno, Bayern-Porto e Barcellona-PSG, tutte sfide con alle spalle illustrissimi precedenti, finali europee che ancora oggi fan sognare i vincitori e disperare i vinti.

Catalani e parigini Si sono sfidati sette volte in passato, con un bilancio di 2 vittorie del Barça, 3 pari e 2 vittorie del PSG. L’ultimo scontro è di pochi mesi fa, del 10 Dicembre scorso, quando al “Camp Nou” Messi, Neymar e Suárez rimontarono la rete iniziale di Ibrahimović e diedero al Barcellona il primato nel Gruppo F di Champions; due mesi e mezzo prima, al “Parco dei Principi”, Luís Enrique aveva incassato la sua prima sconfitta come tecnico blaugrana, vittima dei gol di David Luíz, Verratti e Matuidi (3-2 il risultato finale, con Messi e Neymar ad attenuare la botta).

Il primo precedente è del 1995, sempre Champions, quando il “Dream Team” di Johan Cruyff non andò oltre il pari in casa nella gara d’andata dei Quarti di Finale, facendosi raggiungere sull’1-1 da George Weah dopo la rete del vantaggio segnata dalla meteora russa Igor Korneev; era l’1 Marzo di vent’anni fa e due settimane dopo a Parigi Raí e Guerín avrebbero spento le speranze accese da Bakero, portando il PSG alla sua unica semifinale della massima competizione europea, dove avrebbero trovato nel Milan di Capello una barriera insormontabile. In mezzo ci sono i Quarti di Finale dell’edizione 2012-13, quando il Barça del compianto Tito Vilanova fece fatica a contenere il Paris Saint-Germain di Carlo Ancelotti, raggiungendo il turno successivo solo per la regola dei gol doppi in trasferta, senza riuscire a battere i parigini né all’andata (2-2 in trasferta, reti di Messi, Ibrahimović, Xavi e Matuidi) né al ritorno (1-1 con gol di Pastore pareggiato da Pedro).
Il precedente più importante, però, è l’unico in cui non suonò la musichetta della Champions (bensì quella di “Star Wars”…), ma in cui in gioco c’era la terz’ultima Coppa delle Coppe.

Mourinho, Robson e Ronaldo con la Coppa delle Coppe appena vinta  (foto tratta da Pinterest)

Mourinho, Robson e Ronaldo con la Coppa delle Coppe appena vinta (foto tratta da Pinterest)

La gara si disputò il 14 Maggio del 1997 allo stadio “De Kuip” di Rotterdam.
Il PSG era campione in carica, titolo conquistato battendo l’anno prima il Rapid Vienna nella Finale di Bruxelles con gol del futuro milanista Bruno N’Gotty, definito da Galliani come “il nuovo Desailly”. Sulla strada verso il secondo titolo, si era sbarazzato facilmente di Vaduz, Galatasaray, AEK Atene e Liverpool. Era il PSG di Leonardo e Raí, di Cauet e Loko, guidato dal brasiliano Fernando Gomes, alla sua prima esperienza in panchina.

Il Barcellona terminava un anno di transizione, in cui Sir Bobby Robson (con Mourinho come traduttore) traghettava i resti del “Dream Team” e della “Quinta del Mini” verso il nuovo millennio. Con Cruyff, erano andate via anche stelle come Hagi e Prosinecki, ma ne erano arrivate tante altre, da Laurent Blanc (assente a Rotterdam per infortunio) al cavallo di ritorno Stoichkov, da Luís Enrique “scippato” al Real Madrid al capocannoniere della Liga anteriore Juan Antonio Pizzi, da Giovanni a Vitor Baía a Fernando Couto. Soprattutto, però, era arrivato Luíz Nazario da Lima “Ronaldo” dal PSV Eindhoven. E il “Fenómeno” aveva contribuito con 5 reti a lasciarsi alle spalle l’AEK Larnaca, la Stella Rossa di Belgrado, l’AIK Solna e in Semifinale anche la Fiorentina di Batistuta.


Le squadre si presentarono in campo entrambe con la divisa di riserva e il Barcellona propose un 4-2-3-1 (anche se all’epoca si parlava di 4-5-1) con: VitorBaía; Ferrer, Couto, Abelardo, Sergi; Popescu, Guardiola; Figo, De La Peña, Luís Enrique; Ronaldo. In panchina il portiere di riserva era Carles Busquets, padre dell’oggi centrocampista blaugrana Sergio. Il PSG rispose con un 4-3-2-1 così schierato: Lama; Fournier, N’Gotty, Le Guen, Domi; Leroy, Guerín, Cauet; Raí, Leonardo; Loko.

La gara iniziò lenta ma intensa, col Barça attendista (niente di quel pressing alto cui ci ha abituato in questi anni) ma pronto a ripartire alla ricerca di un Ronaldo che avrebbe dovuto attendere quasi dieci minuti per toccare la prima palla e quasi venti per la seconda. Poco, però, bastava al brasiliano per far danni e, così, dopo un gol annullato a Fernando Couto (di testa su corner di Guardiola), il primo guizzo da “fenomeno” fu sufficiente per decidere il match: contropiede attivato da Sergi, De La Peña per Figo che serve Ronaldo, scatto devastante e fallo in area di N’Gotty. 1-0 al 38’ grazie al calcio di rigore trasformato dal ventenne centravanti carioca. In precedenza una occasione a testa – diagonale di Figo al lato di poco per gli spagnoli, incursione in area di Domi respinta da Vitor Baía per i francesi – in un primo tempo equilibrato e per niente spettacolare.

Nella ripresa il copione era scritto, sia perché il PSG doveva rimontare che perché Robson non era tipo da calcio champagne. Dunque occasioni a ripetizione per Cauet, Loko (diagonale respinto dal palo), Leonardo, N’Gotty, alternati ai contropiede di un Barça attento e cinico, illuminato nel finale di gara dall’ingresso in campo di Hristo Stoichkov. Tutto inutile, comunque, perché la gara si sarebbe chiusa sull’1-0 per un Barcellona che avrebbe terminato la stagione vincendo anche la Copa del Rey, ma finendo secondo in Liga dietro al Real Madrid di Fabio Capello.

In estate, a sorpresa, Ronaldo sarebbe stato venduto all’Inter nonostante 47 gol in 49 presenze (34 gol in Liga, record per un calciatore del Barcellona prima dell’avvento di Messi). E con lui sarebbero partiti anche Blanc, Popescu ed il terzo portiere Julen Lopetegui, oggi allenatore del Porto, per procedere alla “rivoluzione orange” del Barça voluta dal nuovo allenatore Van Gaal.
Diciotto anni dopo tantissime cose son cambiate. Il Barcellona ha vinto tre Champions ed è un punto di riferimento mondiale. Il PSG si fa spazio grazie ai petroldollari di Al-Khelaifi. Blanc e Luís Enrique non giocano più da un pezzo ma saranno comunque in campo, a dirigere i due club dalla panchina.

Guarda un riassunto della Finale della Coppa delle Coppe del 1997:

Mario Cipriano