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A Livorno è Obinna show, la Fiorentina batte la Lazio

FIORENTINA-LAZIO 1-0
La Fiorentina batte con merito la Lazio. Confermando le sue qualità: manovra fluida e piacevole, con Liverani, l'ex di turno, inappuntabile direttore d'orchestra. Anche il gol decisivo porta la firma consueta: quella di Toni, al sesto centro in campionato. Ma il successo viola, limpido, è stato complicato dalla mancanza del "killer istinct" degli uomini di Prandelli. Che hanno accumulato occasioni, ma non gol. Senza riuscire a chiudere una gara dominata per larghi tratti. Colpa di un po' di egoismo degli avanti e di un Toni imprescindibile, ma ancora non al massimo, per colpa degli acciacchi. Bene invece la difesa, che dopo 5 gare è riuscita a rimanere imbattuta contro un attacco capace di andare a segno 12 volte negli ultimi tre impegni. La Lazio non ha demeritato. Era reduce da tre successi, sintomo di squadra in salute fisica e psicologica. Oggi però, senza Mauri, ha pagato la mancanza di creatività in fase di regia, ma soprattutto di rifinitura. In avanti Rocchi, Pandev e Makinwa sono attaccanti che hanno bisogno di spazi e rifornimenti per sfruttare la loro velocità, le palle lunghe si sono rivelate boomerang inutili.
Il primo tempo è a tinte viola. La squadra di Prandelli parte forte. Subito uno strepitoso contropiede orchestrato con tre tocchi: sul sinistro conclusivo di Mutu Peruzzi respinge e si salva. Poi Toni per due volte pasticcia nel controllo da buona posizione. La Lazio non sta a guardare. Anzi. Bel destro di prima intenzione di Rocchi, lanciato da Foggia: la botta dell'attaccante finisce a lato non di molto. Poi Foggia approfitta di un'incertezza di Pasqual e calcia al volo di sinistro sul cross di Zauri, conclusione debole, Frey para. E' però la Fiorentina a trovare il vantaggio, con Toni. Punizione da sinistra di Pasqual: la palla filtra in area, Toni è più sveglio di tutti e al volo (i biancocelesti si lamentano per un presunto gioco pericoloso) di destro a centroarea anticipa Stendardo e mette dentro l'1-0. I viola insistono. Mudingayi rischia l'autorete ripiegando su Donadel, che caricava il tiro dal limite. La gara si mantiene piacevole anche se il ritmo inevitabilmente cala, dopo 25' a tutto gas. Ora è la Lazio a fare la partita. Ma Ledesma non è molto ispirato, la manovra manca di geometrie, anche se Rocchi e Foggia sono un moto perpetuo. La Fiorentina ora riparte in contropiede, e sono ancora i viola a farsi più pericolosi: negli spazi larghi si esalta infatti Mutu, imprendibile nell'uno contro uno. Destro di poco alto di Donadel dopo una volata impressionante del romeno, che parte da sinistra approfittando degli spazi lasciati dalle sortite di Oddo.
Il secondo tempo parte con Siviglia al posto di Oddo. Rossi vuole blindare le fasce, dando maggiore libertà a Foggia. La punizione proprio dell'ex Ascoli finisce di poco a lato a Frey battuto. Ma è un lampo isolato. La Fiorentina gestisce il vantaggio con facilità, sfiorando a più riprese il 2-0. Toni segna anche, ma è in fuorigioco, seppur di poco. Jorgensen salta Mutarelli, sul suo cross l'incornata di Dainelli, da difensore, finisce di poco a lato. Pazienza non fa meglio: il suo destro da ottima posizione, quasi un rigore in movimento, è troppo centrale e finisce tra le braccia di Peruzzi. La Fiorentina si difende attaccando e tenendo palla, come insegna il manuale del calcio. Mutu, sempre inafferrabile ma un po' troppo individualista, va vicino al 2-0: destro a rientrare e palla appena a lato. Poi improvvisamente la Lazio si scuote. E' una fiammata estemporanea. Che non diventa decisiva solo perchè Frey si dimostra portiere degno della nazionale francese e Makinwa si conferma attaccante di movimento e non predatore d'area di rigore. Infatti Rocchi se ne va sulla sinistra, mette dentro per il nigeriano, subentrato a Pandev, che di sinistro, solissimo a centroarea, spara forte ma poco angolato. Frey c'è. E replica la parata respingendo il sinistro di Foggia, tra i migliori dei suoi. Il forcing finale della Lazio è veemente, da squadra con un'anima, ma la Fiorentina tiene botta. E porta a casa tre punti fondamentali.
Riccardo Pratesi

TORINO- EMPOLI 1-0
Non c’è compleanno senza regalo. Empoli e Torino lo scoprono nel pomeriggio freddo dell’Olimpico, dove Celi e il guardalinee Ivaldi confezionano un clamoroso errore arbitrale, negando il gol a Marianini e al suo colpo di testa, respinto da Barone 30 centimetri oltre la linea di porta. A completare la festa per il centenario con i fuochi d’artificio, poi, pensa Comotto: il più granata dei granata al 43’ indovina il sinistro che vale tre punti. Dal limite dell’area al sette della porta di Balli, incolpevole spettatore del gol-partita (guarda la sintesi). Le decine di ex granata intervenuti per applaudire e farsi applaudire dalla Maratona, però, si divertono solo nel finale.
La partita non è certo divertente, a partire dai primi minuti, quando il Torino comincia balbettando. Il protagonista dell’avvio è un portatore d’acqua come Moro, che già al 4’ va vicino al vantaggio: tra il centrocampista empolese e il gol c’è solo la gamba di Franceschini, molto bravo in chiusura. La risposta granata arriva nel giro di dieci minuti per merito di Cioffi, che con la consueta scelta di tempo anticipa Pratali e angola di testa. Il primo vero sussulto della Maratona, però, è cronometrato al 15’, quando Stellone recita da prima punta avvitandosi in area. Il suo sinistro, a Balli battuto, picchia sul palo esterno deludendo la tifoseria granata. Proprio quando l’Olimpico si accende, però, la partita si spegne: Cagni e Zaccheroni sistemano un paio di situazioni tattiche, bloccando le teste pensanti Almiron e Barone. Fino all’intervallo si procede per inerzia, tra un tiro di Rosina (deviato in angolo) e un cross di Buscè (bloccato in uscita da Abbiati).
La ripresa porta una novità in formazione – Tosto, un ex, sostituisce Ascoli – ma non nel ritmo, che resta contenuto fino al 12’, quando Marianini e Barone animano la partita. Il primo colpisce di testa a centro area sull’uscita a vuoto di Abbiati, il secondo salva sulla linea. Anzi, qualche centimetro oltre la linea, nonostante l’indicazione del guardalinee Ivaldi, che inganna Celi, grazia l’Olimpico e scatena le proteste (civilissime) dell’Empoli. L’azione della possibile scossa, però, si trasforma in un calmante: il Torino tira un sospiro di sollievo e decide di non rischiare, l’Empoli capisce di non essere in giornata e si chiude nella propria metà campo. Dove, peraltro, Stellone e compagni non riescono mai a trovare l’ultimo passaggio o il tiro dalla distanza risolutivo fino al jolly di Comotto. Che, a qualche ora di distanza, diventa il cerimoniere della seconda festa granata.
Luca Bianchin

LIVORNO-CHIEVO 0-2
Non vinceva in trasferta dall'11 febbraio, il Chievo, tornato tra le mani di Del Neri e rinato dalla ceneri di un avvio di stagione che sembrava stregato. Il 2-0 di Livorno porta la firma di Obinna, l'autore dei gol che regalano ai "mussi" una straordinaria iniezione di fiducia.
Nella rinascita gialloblù c’è poco di nuovo. Le linee del successo nascono dalle regole auree di Gigi Del Neri: pressing alto, esterni che si scambiano la posizione, una punta mobile (Obinna) che gironzola dietro l'altra che fa da boa (Cossato). Una combinazione che manda in crisi il Livorno, distratto e abulico come il suo pubblico, che si allontana dalla squadra a ogni sua prodezza. Non fosse per i riflessi di Amelia, costretto a disinnescare subito un colpo di testa e una conclusione di Obinna, la squadra di Arrigoni si troverebbe già sotto dopo pochi minuti. Il tecnico dei toscani impiega 25 minuti per sistemare la squadra: quando Pasquale riesce a mettere il naso fuori dalla sua metà campo la palla circola meglio e così vengono serviti anche gli attaccanti. Bakayoko (come Pfertzel) arriva davanti a Sicignano ma si perde sul più bello, preferendo l’assist al tiro. Visto che le emozioni scarseggiano, il pubblico di Livorno è costretto a scaldarsi solo per protestare contro Tagliavento: al 45’ D’Anna tocca con un gomito il pallone (gesto involontario, però il braccio è nettamente staccato dal corpo), ma l’arbitro non concede il rigore.
La partita cambia strada nella ripresa. Knezevic si complica la vita con un disimpegno troppo superficiale che consente a Semioli di calciare senza avversari: Amelia salva la porta con una parata strepitosa, ma non può fare i miracoli e deve arrendersi a metà del tempo. Al 72’ Obinna recupera un pallone a centrocampo, salta Grandoni e infila Amelia con un diagonale chirurgico. Incassato lo 0-1 dopo quasi 700 minuti di imbattibilità interna, il Livorno reagisce con rabbia: Vidigal divora la chance di rimettere in carreggiata gli amaranto fallendo il tocco davanti a Sicignano, bravissimo a deviare in angolo.
Un errore pesante, che scatena una reazione a catena letale. Al 78’ Grandoni fallisce una chiusura apparentemente semplice su Obinna: il nigeriano si ritrova sul piede l'opportunità di siglare il 2-0 e non sbaglia il pallonetto che vale 3 punti cruciali per la salvezza.
Antonino Morici

UDINESE-REGGINA 1-1
Finisce 1-1 e c’è davvero poco da sorridere, sia per l’Udinese che per la Reggina (guarda la sintesi). Allo stadio Friuli, il pareggio non può certo rendere felici gli uomini di Mazzarri, passati in vantaggio e già pronti ad assaporare una vittoria importante. L’espulsione di Lanzaro in avvio di ripresa, però, ha complicato terribilmente i piani. Tre punti che sarebbero stati preziosi anche in virtù dei risultati delle altre pretendenti alla salvezza, con il Chievo che ha ripreso a correre e il Parma che ha mosso la classifica. Ma deve masticare amaro anche l’Udinese, cui serviva assolutamente un successo scaccia-polemiche dopo le tensioni tra la squadra e il tecnico Galeone. I friulani, riacciuffato il pareggio a metà ripresa, avrebbero avuto tutto il tempo per trovare il gol-partita, ma hanno peccato di scarsa lucidità, permettendo agli ospiti di resistere. L’1-1 finale , dunque, non serve molto all’Udinese, che insegue un posto in Europa.
L’inizio di gara dell’Udinese illude i tifosi del Friuli, che assistono a un assedio bianconero nei primi dieci minuti. Asamoah si muove molto, mentre Di Natale e Iaquinta perfezionano i movimenti di un tridente che si mantiene costantemente pericoloso. Pelizzoli corre qualche brivido, anche se non è mai troppo impegnato: l'occasione più spettacolare capita sul destro di Iaquinta, che cerca la battuta al volo ma trova una deviazione decisiva. Poi, lentamente, la Reggina prende coraggio. E, al 35', arriva il vantaggio ospite: Bianchi ruba il tempo alla difesa friulana che sbaglia il fuorigioco con Natali e Zapata, e realizza il suo 8° gol in campionato.
Al rientro dagli spogliatoi, la Reggina vorrebbe impostare una gara più prudente, a difesa del vantaggio. Invece, Mazzarri deve rivedere i suoi piani quasi subito, perché Lanzaro rimedia la seconda ammonizione (due falli ingenui) e lascia i calabresi in dieci. La pressione dell'Udinese cresce, la spinta di Muntari e dei centrocampisti friulani aumenta, ma gli ospiti sembrano tenere. Per il pareggio, però, è solo questione di tempo. Al 24', Di Natale vede l'inserimento di Iaquinta e lo serve sulla corsa: l'attaccante controlla e batte Pelizzoli. A quel punto, l'Udinese si getta in avanti ma non riesce più a sfondare e deve accontentarsi di salire a 17 punti in classifica. La Reggina è ora a 2, in coda al gruppo. Ma con questo spirito può tranquillamente puntare alla miracolosa salvezza. Una curiosità: nel giorno in cui veniva sperimentato il "supermoviolone" (che non ha influito sull'operato della'rbitro Bertini), la partita è stata decisa da due reti segnate sul filo del fuorigioco e difficilissime da valutare. Un segno del destino?
Stefano Cantalupi

MESSINA-SAMPDORIA 0-2
Primo successo stagionale in trasferta della Sampdoria che vince 2-0 a Messina con rete di Franceschini al 20' del primo tempo e di Quagliarella al 47' della ripresa. E' stata però una faticaccia per la formazione di Novellino che, dopo aver segnato, ha subito per gran parte del match, specie nel primo tempo, l'iniziativa dei padroni di casa. In classifica la Sampdoria sale al 12° posto a quota 16 mentre il Messina, che in casa non batte i blucerchiati dal 1964 ed è alla terza sconfitta consecutiva, scende al 14° posto con 14.
LA PARTITA - Parte bene il Messina con Floccari e Riganò che si muovono bene a centro area e creano un po' di scompiglio. Al 20' l'azione che segna il match: angolo da sinistra di Olivera, Franceschini tutto libero sul primo palo gira alla grande di testa e mette in rete. Per la Sampdoria è il primo gol in trasferta dopo 369' di digiuno. La reazione dei giallorossi è decisa e per tutto il primo tempo si gioca a una porta con Sala e Falcone più volte preziosi in fase di chiusura. L'azione più pericolosa al 35': angolo di Parisi da sinistra, Riganò colpisce bene di testa da circa 10-12 metri e Berti vola a deviare ancora in corner.
Nella ripresa Novellino registra il centrocampo e anche l'impeto della squadra di Giordano si affievolisce un po'. Riganò accusa la stanchezza e con l'ingresso di Quagliarella gli ospiti, che in trasferta non vincevano da gennaio (6 pareggi e 9 sconfitte da allora), iniziano anche a rendersi intraprendenti in contropiede. Al 40' Zanchi, reduce da 3 turni di squalifica, falcia Quagliarella e viene espulso: per il Messina è il settimo cartellino rosso stagionale a cui vanno aggiunti 45 gialli, entrambi sono record negativi della serie A.
In fase di recuperò, al 47', Maggio si invola sulla destra, mette al centro per l'accorrente Quagliarella che di destro trasforma il definitivo 2-0: per la Sampdoria due tiri in porta e due gol, per il Messina 0 su 7. Entusiasta il match winner Franceschini: "Dopo il riscatto in coppa Italia, questo è un passo importante che potrebbe segnare la svolta della nostra stagione. Dopo il gol loro ci hanno messo in difficoltà sfruttando le sponde di Riganò, noi abbiamo raccolto il frutto del tanto lavoro fatto in allenamento sulle palle inattive".

  
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