Inter ancora record, Milan nel finale, Empoli superba
INTER-CAGLIARI 1-0
Bisogna usare il pallottoliere per tenere il ritmo di questa Inter: con l'1-0 sul Cagliari salgono a 16 le vittorie consecutive (superati il Real anni '60 e il penultimo Bayern) mentre il vantaggio sulla Roma tocca il +14 con 49 gol segnati in 23 partite giocate. La vittoria sulla squadra di Colomba è l'ennesima tappa di un percorso da scudetto annunciato, anzi, praticamente già assegnato.
LA PARTITA - Non è tanto questione di caccia al record o di distacco, comunque abissale, dalla Roma. La squadra di Mancini gioca con la consapevolezza di essere superiore, pare infischiarsene dell'imminente impegno di Champions e imposta la gara seguendo i suoi ritmi. Non c'è scampo per il Cagliari, schiacciato dall'aggressività di Dacourt e Cambiasso e rallentato dagli attaccanti nerazzurri quando c'è da far ripartire l'azione. Naturale, quasi scontato, arriva l'1-0 nerazzurro, di cui si apprezza più il cross di Ibra, un morbido esterno destro, che il colpo di testa vincente di Burdisso.
Al Cagliari, costretto a cambiare subito marcia, tocca resettare il programma di partenza (aspettare gli avversari per poi colpirli in contropiede) ma l'unico brivido lo regala una bordata di Suazo poco prima della mezz'ora. Altri flash del primo tempo in ordine sparso: un numero di Ibrahimovic alla Ronaldinho (tocco sotto e palla spostata con lo stesso piede sulla linea di fondo), un paio di spunti di Figo incomprensibili per Marchini e Budel, e un'altra conclusione di Crespo neutralizzata da Fortin.
Nel secondo tempo Colomba cerca di dare maggiore equilibrio togliendo Langella e inserendo Conti. Ma la tranquillità e la sicurezza con cui l'Inter tiene il campo permettono a Mancini di risparmiare Ibrahimovic e Cambiasso. E se Adriano, che ci terrebbe a festeggiare il 25° compleanno degnamente, si sbatte ma non trova il modo di colpire il bersaglio, a Stankovic tocca imprecare contro la traversa per un gol, solo sfiorato, che avrebbe impreziosito una partita di grande spessore, che l'Inter ha controllato senza affanni.
Antonino Morici (www.gazzetta.it)
SIENA-MILAN 3-4
anche Galliani, già andatosene dalla tribuna, forse non ci credeva più. Vince col colpo di testa di Ambrosini deviato in rete di schiena da Molinaro che cercava di contrastare l’elevazione del centrocampista rossonero. Vince giocando gli ultimi venti minuti in dicei per l’espulsione diretta di Brocchi. Vince soprattutto con Ronaldo.
Il Fenomeno doveva riprendere confidenza col posto da titolare. E invece ha segnato una doppietta e disputato una gran partita. Il fisico ha tradito Gilardino, che doveva solo riposarsi per la Champions, sostituito in panca dal giovane Aubameyang. Il fisico invece ha smesso di tradire il brasiliano. Che scatta come ai tempi belli e mostra tutta la sua fame. Di gol.
La cronaca – La partita parte a ritmo lento. Maccarone viene cercato costantemente dal ‘cervello’ Cozza e da tutti gli altri centrocampisti del Siena. A sbloccare la gara pensa un Fenomeno. Ronaldo torna tale al 15’ quando di testa (non certo il suo pezzo forte) incrocia alle spalle di Manninger un morbidissimo cross di Pirlo. Il brasiliano ha davvero tanta voglia di dimostrare tutto quello che può ancora dare e si esibisce in scatti dribbling e finte a ripetizione, ma Oliveira e Kaka’ non gli sono da meno.
Se davanti il Milan pare rinato, in difesa continuano i problemi: al 19’ Antonini crossa da destra. Corvia e Cafu si ostacolano e la palla schizza verso il dischetto del rigore. Dove Vergassola di piatto la scaraventa in rete nell’angolino basso alla destra di Storari. L’attaccante cercando il controllo aveva però toccato la palla con un braccio.
Il Milan non si scompone e continua la danza brasiliana: al 28’ Kaka’ serve Ronaldo al limite dell’area, questi si gira e tocca morbido a destra per Oliveira, che di prima incrocia sul secondo palo battendo Manninger. La gioia rossonera non dura molto. Solo due minuti dopo la difesa non riesce ad allontanare la sfera dal limite dell’area e dopo una prolungata serie di colpi di testa la palla arriva a Maccarone defilato sulla destra. ‘Big Mac’, alla seconda partita dopo il ritorno in Italia di collo fulmina Storari. Il Milan non si arrende: al 35’ tunnel di Ronaldo su Antonini; Codrea deve stendere il Fenomeno per impedirgli di entrare in area. Due minuti dopo l’unico errore di Ronaldo: liberato solo davanti a Manninger da un filtrante di Brocchi cerca il gol di piatto interno, ma spedisce incredibilmente fuori.
Nella ripresa il Milan prova a prendere il comando della gara, ma è il Siena a mancare la rete con Maccarone, che al 13’ manca di un soffio l’impatto col filtrante da destra di Antonini. Ancora big Mac al 18’ tira alto. Quattro minuti dopo riappare Ronaldo, che si tuffa di testa su un lancio di Pirlo e scheggia la traversa. Addio indolenza madrilena. Il Milan subisce un brutto colpo al 32’, quando Brocchi sforbicia Cozza da dietro e Messina lo espelle.
I rossoneri non sembrano avere la stessa brillantezza del primo tempo. Ma i campioni restano: al 34’ Kaka’ prende palla, entra in area, slalomeggia meglio di Moelgg seminando due avversari e offre a Ronaldo un comodo tap-in. Nemmeno la doppietta del Fenomeno basta per domare il Siena. Continuano le disattenzioni difensive e al 44’, col Milan in nove per un acciacco a Ronaldo, Maccarone può controllare in assoluta libertà un cross da destra. L’attaccante al limite dell’area piccola non può sbagliare.
Ad avvicinare il Diavolo al paradiso Champions pensa Ambrosini, entrato per Pirlo dopo l’espulsione di Brocchi. Prima al 47’ costringe Manninger a smanacciare fuori un colpo di testa pericolosissimo, poi un minuto dopo colpisce di nuovo su corner di Pirlo. Sul suo stacco Molinaro tocca la palla di schiena e Manninger stavolta non può nulla. L’arbitro fischia la fine. Ronaldo è tornato.
Paolo Malpezzi
EMPOLI-ROMA 1-0
Forse non sarà calcio, come dicono in molti. Certamente non è il calcio a qui siamo abituati con il tifo e le coreografie sugli spalti, ma le porte chiuse regalano altro. A Empoli, per esempio, sono interessantissimi l'audio del campo e soprattutto quello del bordo campo, da dove Gigi Cagni urla in continuazione, incita, sgrida ma soprattutto dirige l'orchestra: invitando i suoi al movimento senza palla e ai continui cambi di gioco.
La bella stagione dei toscani fino a questo momento viene proprio da qui dal gioco: quella tattica che disorienta gli avversari, compresa la Roma, che puntualmente si ritrova in svantaggio dopo 4 minuti in seguito a un'azione in velocità Busce-Pozzi. E che anche dopo deve continuamente guardarsi dalla vivacità dei due protagonisti del gol, di Matteini e di Almiron, oltre che dalla classe di Vannucchi.
Certo i giallorossi non stanno a guardare. Totti c'è, Perrotta anche di più, e se Spalletti risparmia Taddei e Mancini i due nuovi Tavano e Wilhelmsson si impegnano al massimo e si dimostrano già, soprattutto nel caso delloo svedese, funzionali al gioco romanista. Il tutto però produce nel primo tempo solo due pali.
Nella ripresa Spalletti prova a giocare qualche carta. Prima inserisce Taddei per Wilhelmsson, poi toglie Totti, che vede stanco, in favore di Vucinic. Più tardi ancora manderà in campo anche Mancini. Ma non c'è niente da fare, l'Empoli ha voglia, organizzazione tattica e tenuta atletica, e sono i toscani a sfiorare il gol ancora con Buscè, Pozzi e Vannucchi. E se l'ex Tavano è tra i pochi giallorossi a creare qualche pericolo, ecco subito per tutta risposta grandi folate in contropiede.
Solo dopo l'ingenuità di Tosto, che si fa espellere da ammonito per aver ritardato la ripresa del gioco, la Roma riesce a chiudere l'Empoli nella sua metà campo. Qualche affanno, ma i toscani portano a casa la preziosissima euro-vittoria. La Roma deve dire addio alla scia dell'Inter, ma anche cominciare a riflettere sul suo gioco.
Pier Luigi Todisco
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