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  03/03/2007 - L'INTER VINCE A LIVORNO, LA ROMA FERMATA DALL'ASCOLI


Super Ibra, l'Inter riparte

LIVORNO-INTER 1-2

Un Ibrahimovic regale trascina l'Inter al successo a Livorno. Una vittoria importante più per ragioni psicologiche che per la classifica. Il successo arriva per 2-1, in rimonta, su un campo difficile, fino a questo pomeriggio violato solo dal Chievo, contro una squadra, quella di Arrigoni, che ha giocato una partitone sul piano agonistico e della convinzione. Però Ibrahimovic si è dimostrato una volta di più il valore aggiunto della banda Mancini, e ha risposto a una perla su punizione di Lucarelli, capobranco degli amaranto toscani, con un tacco magico per il pari di Cruz, e con una bordata su punizione per il 2-1 finale.
Era importante vincere, in casa Inter, per non dare segni di cedimento dopo il fisiologico pari con l'Udinese dopo 17 vittorie di fila in campionato, per non dare l'impressione di mollare, anche solo di un centimetro, la presa, per avvicinarsi alla gara di coppa di martedì al Mestalla di Valencia con fiducia e ottimismo. Perchè in Spagna per conquistare i quarti di Champions servirà l'Inter migliore. E Mancini, che festeggia la 200ª panchina in serie A con una vittoria, ma anche con un'espulsione per le proteste al rosso comminato a Maicon nel finale, pagherebbe di tasca sua per rivedere un Ibrahimovic così in coppa.
LA GARA - Il primo tempo è divertente e ben giocato da entrambe le squadre. Il Livorno mette in campo le proprie armi: ritmo alto, grinta, utilizzo ottimo e abbondante delle fasce, e poi spesso e volentieri palla a Lucarelli, terminale offensivo e anima dei toscani. Il centravanti lotta, sgomita, conquista punizioni e ammonizioni (a Materazzi e Dacourt) e poi regala una perla tecnica: una punizione al bacio che si insacca all'incrocio dei pali e regala il vantaggio ai padroni di casa. Undicesimo gol del suo campionato, il 96° in serie A. L'Inter replica da grande squadra. Insomma, con un vantaggio abissale in classifica, con la Roma che sta perdendo ad Ascoli, con la gara di Champions con il Valencia - che vale la stagione - a un passo, con Stankovic che fa tremare i tifosi nerazzurri quando accusa un dolore ad una caviglia (rientrerà subito) ci si potrebbe anche attendere una resa indolore, la prima in campionato, dopo lo 0-1. E invece i nerazzurri tirano fuori le unghie, trascinati da un Ibrahimovic sontuoso, inarrestabile. E pensare gli episodi non dicano tanto bene alla banda Mancini, che colpisce due pali interni, prima con una conclusione fulminea di Stankovic dalla distanza, poi con un diagonale preciso di Grosso, deviato da Amelia. Ma la capolista insiste, inesorabile. E trova il pari con un capolavoro in coproduzione Ibrahimovic-Cruz. L'argentino è impagabile, come spesso gli accade. Se sta in panca non rompe, se gioca segna, se non segna fa segnare ed è un trattato di intelligenza tattica. Stavolta va a bersaglio con una stupenda girata al volo di destro, ma non è destino che il palcoscenico sia tutto per lui. E infatti se lo prende il solito, ingordo, Ibrahimovic, che più le cose sono difficili più si esalta: l'assist di tacco è un preziosismo da standing ovation. Si va al riposo sull'1-1.
La ripresa è ancora targata Ibrahimovic. Lo svedese prima fa le prove di vantaggio con un destro al volo in torsione su cui Amelia si oppone bene, poi trova il 2-1 con una punizione potente dal limite dell'area, leggermente deviata da Rezaei. Il Livorno ha il merito di non lasciarsi andare, e di inseguire il pari fino al 90'. I toscani sfiorano anche il 2-2 in un paio di circostanze, costringendo l'Inter, negli ulimi minuti con l'uomo in meno, alle corde. Le palle gol arrivano grazie a un destro di prima intenzione di collo pieno di Passoni dalla distanza, dopo un rimbalzo - palla fuori non di molto - e con un bel sinistro di Filippini, con Julio Cesar che si rifugia in angolo. Vince l'Inter.
Riccardo Pratesi

ASCOLI-ROMA 1-1

Un palazzo di lusso con le foNdamenta di cartone:. E' questa la Roma che si è presentata sul campo dell'Ascoli. I giallorossi sono privi dei vari Mancini, Taddei e De Rossi, ma nei primi 10 minuti nessuno se ne accorge: il gioco è quello solito, spumeggiante e capace di produrre occasioni a raffica. Il tecnico bianconero Sonetti sembra anche sorpreso dall'insolita mossa di un ariete (Vucinic) davanti a un Totti in versione trequartista-mezza punta.
Un avvio che sembra preludere a una goleada, ma i minuti scorrono, e le reti non arrivano. Al che l'Ascoli prova ad affacciarsi nella metà campo della Roma, per scoprire l'inconsistenza della sua difesa: sulla fascia sinistra, Pesce fa quello che vuole di fronte a Wilhelmsson e Cassetti, andando a innescare gli scatenati Soncin e Paolucci, spesso in superiorità numerica. Così la Roma si disunisce via via, e il gol arriva puntuale sull'asse Pesce-Soncin, con quest'ultimo a trovare il diagonale decisivo.
La risposta giallorossa si riassume fino all'intervallo in una lunga collezione di corner, sui quali saltano bene i difensori Panucci e Ferrari, ma senza mai impensierire Eleftheropoulos.
Stessa musica a inizio ripresa. La Roma è lenta ogni volta che riparte, con Pizarro che puntualmente ricorre al lancio lungo, quasi sempre facile preda dei difensori dell'Ascoli. Che invece produce alcuni contropiede di grande efficacia, mettendo in difficoltà la difesa giallorossa. Al quarto d'ora Spalletti gioca le carte De Rossi e Mancini, con quest'ultimo che si piazza alle spalle di Totti (esce Vucinic); quanto a De Rossi, si schiera più avanzato di Pizarro, per cercare di accorciare le distanze con l'attacco. Torna così un po' di velocità, tornano le occasioni, ma l'Ascoli sembra resistere. Dunque, altro carico: entra Tonetto, e a quel punto il muro dell'Ascoli (che ormai su Totti ricorre al fallo sistematico) cade (mischia risolta da Wilhelmsson).
C'è ancora tempo, e Spalletti chiede ai suoi la vittoria. Che potrebbe anche arrivare con le opportunità di Tavano, Mancini e Tonetto: ma per un Ascoli così sarebbe troppo. E la Roma ora si concentra sul Lione, con una difesa da registrare e la consapevolezza di non poter rinunciare al suo bagaglio di classe.
Pier Luigi Todisco

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