Ambrosini:"Cancelleremo un'ingiustizia"
«Ad Istanbul ce l’avevamo fatta... Ritrovare in finale il Liverpool significa che la vita ti rimette sempre davanti ad un’altra possibilità»
Il migliore, assieme a Seedorf, secondo quasi tutti i giornali. Ambrosini, dove, come e quando nasce la sua partita-capolavoro?
«Dagli infortuni. Troppi, continui, incessanti. Quando sono tornato a giocare, in modo stabile voglio dire, ho trovato la serenità che mi mancava».
Ha mai pensato di smettere, ha mai detto a se stesso: “non ce la faccio più“?
«Proprio così no, ma ho avuto paura di non tornare più a certi livelli. Tranne un crociato, i miei infortuni non sono stati pesanti, ma è stata una catena che non si interrompeva mai: tornavo in campo e subito mi fermavo. Ci sono stati dei momenti in cui ero stanco, stremato, sfiancato, momenti terribili».
Chissà quanti rimpianti. Le grandi partite perse, la Nazionale scappata via.
«Non ci penso, non ci voglio pensare, mi godo questo attimo di vita. Quando si passa da forti delusioni, se le superi, diventi più forte».
Contro il Manchester ha giocato la partita più bella della sua carriera?
«Come intensità è stata una delle più belle. Ne ho giocata una simile, contro il Real Madrid, nella Champions 2002-03».
Cosa ha avuto in più il Milan del Manchester? Cos’ha in più di tutte le altre italiane?
«Siamo stati una squadra in cui le grandi individualità si sono messe a completa disposizione del collettivo e per questo hanno brillato ancora di più: Kakà, Seedorf e Inzaghi si sono fatti un mazzo così. Nel Manchester, invece, i solisti hanno fatto troppo i solisti e sono stati battuti. In assoluto il Milan trova sempre la consapevolezza della sua forza al momento giusto».
Preoccupato dal Liverpoolbis?
«Di loro mi preoccupa l’organizzazione difensiva, la presenza in panchina di un ottimo allenatore che li fa correre nel modo giusto e la presenza in campo del più forte giocatore europeo, Steven Gerrard».
Preoccupato anche dal ricordo di Istanbul?
«Conterà sul piano psicologico ».
Quando martedì sera ha visto che il Liverpool era la prima finalista di Coppa, qual è stato il suo primo pensiero?
«Che la vita è strana e ti rimette sempre davanti un’altra occasione, un’altra possibilità. L’ho pensato anche se noi dovevamo ancora conquistare quell’occasione ».
Magari ha pensato anche: “stavolta ce la facciamo”.
«Ma noi quella sera ce l’avevamo già fatta... ».
Molti individuano nel suo inserimento in squadra, con l’esclusione di una punta, la svolta tattica del Milan in questa stagione.
«In questo modo, i due trequartisti hanno avuto la possibilità di giocare più liberamente e, visto che si tratta di Kakà e Seedorf, si sono visti i vantaggi».
Però è pur sempre una punta in meno...
«Già. Al Milan si tende a giudicare una squadra più o meno offensiva in base al numero di attaccanti schierati in campo. In realtà il nostro atteggiamento, mercoledì sera, era quello di una squadra che gioca in attacco ».
Lei è uno dei pochi che non ha prolungato il contratto. Scade nel giugno 2008. Che fa, resta o se ne va?
«Io per ora penso solo al 23 maggio».
E dopo il 23 maggio?
«Arriverà il momento di fare i conti, lo dico con serenità, non è certo una minaccia e nemmeno un avvertimento. Dovremo sederci a un tavolo e trattare».
Intanto Prandelli la vorrebbe a Firenze.
«E’ un interessamento che mi onora. La Fiorentina è una signora squadra con un signor allenatore. Auguro alla società viola di finire il campionato nel modo migliore. E poi il calcio è fatto di momenti».
Nel Milan, lei sarà il nuovo capitano. E negli ultimi 50 anni, in questo club, i capitani sono stati Cesare Maldini, Gianni Rivera, Franco Baresi e Paolo Maldini. Pezzi di storia del calcio.
«E’ un onore aver indossato la fascia in semifinale. Ma l’eredità che ci lascerà Paolo sarà divisa da un gruppo di giocatori, non ricadrà su uno solo. Paolo è troppo sopra la media».
Dei 14 giocatori schierati da Ancelotti contro il Manchester, 8 erano italiani.Che significato si può dare?
«Noi ne andiamo orgogliosi. Non voglio criticare nessuno, tanto meno l’Inter, ma anche i nostri tifosi ne sono fieri».
A proposito di Inter. Il suo scudetto vale o no quanto una Champions League?
«L’emozione che dà MilanManchester dentro o fuori non può darla nessuna partita di campionato. E poi ora la Champions è diventata una specie di campionato, come lunghezza: in finale giocheremo la quindicesima partita di questa edizione».
Ci dica un motivo per puntare sul Milan ad Atene?
«Perchè dobbiamo cancellare un’ingiustizia».
Ci dica un giocatore che vedrebbe bene nel prossimo Milan.
«Eto’o, perchè è il più forte attaccante in circolazione».
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