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  04/05/2007 - INTERVISTA AL CENTROCAMPISTA ROSSONERO


Ambrosini:"Cancelleremo un'ingiustizia"

«Ad Istanbul ce l’avevamo fatta... Ritrovare in finale il Liverpool significa che la vita ti rimette sempre davanti ad un’altra possibilità»

Il migliore, assieme a Seedorf, secondo quasi tutti i giornali. Ambrosini, dove, come e quan­do nasce la sua partita-capola­voro?

«Dagli infortuni. Troppi, con­tinui, incessanti. Quando sono tornato a giocare, in modo stabi­le voglio dire, ho trovato la sere­nità che mi mancava».

Ha mai pensato di smettere, ha mai detto a se stesso: “non ce la faccio più“?

«Proprio così no, ma ho avuto paura di non tornare più a certi livelli. Tranne un crociato, i miei infortuni non sono stati pe­santi, ma è stata una catena che non si interrompeva mai: torna­vo in campo e subito mi ferma­vo. Ci sono stati dei momenti in cui ero stanco, stremato, sfian­cato, momenti terribili».

Chissà quanti rimpianti. Le grandi partite perse, la Nazio­nale scappata via.

«Non ci penso, non ci voglio pensare, mi godo questo attimo di vita. Quando si passa da forti delusioni, se le superi, diventi più forte».

Contro il Manchester ha gio­cato la partita più bella della sua carriera?

«Come intensità è stata una delle più belle. Ne ho giocata una simile, contro il Real Ma­drid, nella Champions 2002-03».

Cosa ha avuto in più il Milan del Manchester? Cos’ha in più di tutte le altre italiane?

«Siamo stati una squadra in cui le grandi individualità si sono messe a completa disposizione del collettivo e per questo han­no brillato ancora di più: Kakà, Seedorf e Inzaghi si sono fatti un mazzo così. Nel Manchester, invece, i solisti hanno fatto trop­po i solisti e sono stati battuti. In assoluto il Milan trova sempre la consapevolezza della sua for­za al momento giusto».

Preoccupato dal Liverpool­bis?

«Di loro mi preoccupa l’orga­nizzazione difensiva, la presen­za in panchina di un ottimo alle­natore che li fa correre nel mo­do giusto e la presenza in cam­po del più forte giocatore euro­peo, Steven Gerrard».

Preoccupato anche dal ricor­do di Istanbul?

«Conterà sul piano psicologi­co ».

Quando martedì sera ha visto che il Liverpool era la prima fi­nalista di Coppa, qual è stato il suo primo pensiero?

«Che la vita è strana e ti ri­mette sempre davanti un’altra occasione, un’altra possibilità. L’ho pensato anche se noi dove­vamo ancora conquistare quel­l’occasione ».
Magari ha pensato anche: “stavolta ce la facciamo”.
«Ma noi quella sera ce l’ave­vamo già fatta... ».
Molti individuano nel suo in­serimento in squadra, con l’esclusione di una punta, la svolta tattica del Milan in que­sta stagione.

«In questo modo, i due tre­quartisti hanno avuto la possi­bilità di giocare più libera­mente e, visto che si tratta di Kakà e Seedorf, si sono visti i vantaggi».

Però è pur sempre una punta in meno...

«Già. Al Milan si tende a giu­dicare una squadra più o meno offensiva in base al numero di attaccanti schierati in campo. In realtà il nostro atteggiamento, mercoledì sera, era quello di una squadra che gioca in attac­co ».

Lei è uno dei pochi che non ha prolungato il contratto. Sca­de nel giugno 2008. Che fa, re­sta o se ne va?

«Io per ora penso solo al 23 maggio».

E dopo il 23 maggio?
«Arriverà il momento di fare i conti, lo dico con serenità, non è certo una minaccia e nemme­no un avvertimento. Dovremo sederci a un tavolo e trattare».

Intanto Prandelli la vorrebbe a Firenze.

«E’ un interessamento che mi onora. La Fiorentina è una si­gnora squadra con un signor al­lenatore. Auguro alla società viola di finire il campionato nel modo migliore. E poi il calcio è fatto di momenti».

Nel Milan, lei sarà il nuo­vo capitano. E negli ultimi 50 anni, in questo club, i ca­pitani sono stati Cesare Mal­dini, Gianni Rivera, Franco Baresi e Paolo Maldini. Pez­zi di storia del calcio.
«E’ un onore aver indossato la fascia in semifinale. Ma l’eredi­tà che ci lascerà Paolo sarà divi­sa da un gruppo di giocatori, non ricadrà su uno solo. Paolo è troppo sopra la media».

Dei 14 giocatori schierati da Ancelotti contro il Manchester, 8 erano italiani.Che significato si può dare?

«Noi ne andiamo orgogliosi. Non voglio criticare nessuno, tanto meno l’Inter, ma anche i nostri tifosi ne sono fieri».

A proposito di Inter. Il suo scudetto vale o no quanto una Champions League?

«L’emozione che dà Milan­Manchester dentro o fuori non può darla nessuna partita di campionato. E poi ora la Cham­pions è diventata una specie di campionato, come lunghezza: in finale giocheremo la quindice­sima partita di questa edizione».

Ci dica un motivo per punta­re sul Milan ad Atene?

«Perchè dobbiamo cancellare un’ingiustizia».

Ci dica un giocatore che vedrebbe bene nel prossimo Milan.

«Eto’o, perchè è il più forte at­taccante in circolazione».