La Fiorentina blocca il Milan, l'inter vince ancora
MILAN-FIORENTINA 0-0
Stanco, con l'adrenalina ai minimi termini, il Milan del dopo Manchester si accontenta dello 0-0. La Fiorentina ci prova, ma fino a un certo punto, adeguandosi al ritmo dei rossoneri e al risultato. Il meglio lo offre il primo tempo, in cui il Milan si vede annullare un gol di Kakà. Il brasiliano tenta la soluzione su rigore, ma calcia la palla sul palo, colpito in precedenza anche da Reginaldo. Poi gioco a sprazzi e molta noia, con un paio d'occasioni a testa.
TURNOVER Il tecnico del Milan deve averci pensato su tutta la notte; magari dopo aver visto il Liverpool con le terze linee in campo. E poiché Atene tutto sommato è lontana solo diciassette giorni, conviene dosare le forze e preservare i muscoli. In difesa Cafu e Favalli sono gli esterni; Nesta e Kaladze i centrali. Il centrocampo, però, è quello migliore, con Gattuso, Pirlo e Ambrosini. A Kakà non si rinuncia, si sa, ma accanto all'extraterrestre rossonero Ancelotti rispolvera Serginho, mentre la punta del 4-3-2-1, senza l'infortunato Ronaldo e lo squalificato Gilardino, è Ricardo Oliveira. Cesare Prandelli non può contare su Toni dal futuro indefinito, ma con Reginaldo, Pazzini e Mutu si sente sicuro.
QUESTIONE DI PALI In realtà quello del Milan è un 4-4-2, con Kakà a supporto di Oliveira. E' sufficiente il primo affondo dei rossoneri per confermare l'impostazione voluta da Ancelotti, perché sul perfetto assist di Favalli, Kakà si fa trovare in posizione da centravanti, pronto a infilare di testa Frey. Ma Rosetti annulla; resta da capire il perché. Lo scampato pericolo favorisce i viola, che giocano a memoria, lunga la traiettoria Jorgensen, Liverani, Mutu. I viola potrebbero passare; soprattutto con Reginaldo, il cui bolide viene deviato da Dida, salvato dal palo. Il Milan, in verità, è vittima di un clamoroso calo di tensione. Gambe di legno, verrebbe da dire. Il Manchester pesa; diversamente non potrebbe essere. Eppure la difesa tiene davanti alle scorribande e ai movimenti del tridente viola. Su tutti Favalli, a tratti strepitoso, pedina che in questo finale di campionato potrebbe risultare decisiva per il reparto più arretrato. Ma nonostante la spinta dei viola, l'occasione più ghiotta spetta ancora a Kakà che manda il pallone sul palo, sul rigore concesso giustamente da Rosetti per un fallo di mano di Gamberini. E se Kakà è l'extraterrestre, Oliveira resta un oggetto misterioso con giocate fine a se stesse; almeno fino al 41', quando inventa un diagonale, su cui Frey si supera.
CALI DI RITMO Poiché Ancelotti vuole vincere decide di cambiare all'inizio della ripresa: fuori Serginho, ancora fuori forma, dentro Jankulovski. Più spinta per i rossoneri che schierano il ceco esterno di centrocampo come ai tempi dell'Udinese. Prandelli aspetta invece sei minuti per cambiare Gamberini con Dainelli; scelta piscologica in quanto sul titolare pesa l'ammonizione del primo tempo. Si gioca a tratti. Ed è ancora del Milan l'occasione più incredibile, ma Cafu solo davanti a Frey sbaglia il facile diagonale, sul perfetto pallone suggerito da Pirlo. Fiorentina più in palla, ma forse in soggezione, perché i rossoneri a ritmo adeguato prendono a tratti in mano la partita, sfiorando ancora il gol, questa volta con una punizione di Pirlo. Incredibilmente a pagare dazio dal punto di vista atletico è la Fiorentina. Così Prandelli da più peso al centrocampo, togliendo Liverani per Blasi. Pazzini, il migliore fra i suoi, potrebbe regalare una soddisfazione ai viola, ma il suo destro è alto. All'attaccante va il merito di provarci, mentre Oliveira è sempre più l'ombra di se stesso. Non a caso Inzaghi lo rileva. Ma è solo uno specchietto per le allodole. In realtà, anche se non c'è un tacito accordo, il pari è gradito. Il finale vive sulle invenzioni di Pirlo che cerca di vivacizzare la gara, ma alla fine lo 0-0 prevale.
MESSINA-INTER 0-1
Da una parte una squadra virtualmente retrocessa, affamata di punti ma consapevole del rischio che il primo errore la potrebbe condannare. Dall'altra un avversario già ampiamente campione d'Italia e dunque poco motivato, ma con qualche giocatore, da Toldo fino a Recoba, che ha finalmente l'occasione di mettersi in mostra, magari nella prospettiva del mercato prossimo venturo. Messina-Inter è questo, un misto di stimoli e di remore. Ne deriva una partita che fino alla mezzora non fa vedere praticamente nulla, se non qualche tentativo di parte di Adriano di proporsi come regista d'attacco a beneficio anche di Recoba (successivamente i due giocheranno ciascuno per sé) da una parte, e dall'altra un Parisi che a tratti sembra quello di qualche anno fa.
LA FIAMMATA - Attorno alla mezzora c'è la fiammata del Messina ad opera di D'Aversa, che prima tocca da destra il secondo palo, poi impegna Toldo dal limite. L'Inter però resta poco più che apatica, dando anche a un vivace Di Napoli l'opportunità di cercare gloria con un pallonetto che per fortuna di Toldo è leggermente fuori misura.
MESSINA CONDANNATO - Le immaginabili strigliate in spogliatoio da parte dei due allentatori (a proposito, prima della gara Mancini ha regalato una maglia interista al collega Bolchi in ricordo dei suoi trascorsi di giocatore nerazzurro) riportano in campo due squadre un po' più vivaci. C'è qualche occasione, anche clamorosamente sprecata come quella di Gonzalez (che, solo davanti alla porta, mette fuori da pochi passi). C'è un rigore forse un po' generoso per il Messina (cross di Giallombardo su cui salta un vicinissimo Andreolli con le braccia leggermente aperte, vedendone colpito uno), con Toldo che dimostra di non avere accumulato ruggine opponendosi all'esecuzione di Di Napoli con un grande riflesso. E c'è l'ingresso-record di Crespo, che una manciata di secondi dopo aver lasciato l'area tecnica trova la zampata giusta per toccare il suo primo pallone e mettere dentro. A quel punto, nonostante i cambi, la partita torna agli inizi, con un Messina che ormai sembra non averne più: non tanto nelle gambe quanto nel morale, anche perché dagli altri campi arrivano risultati che lo condannano definitivamente alla B. Quanto all'Inter, seconde linee o meno, è pur sempre campione d'Italia: le figuracce, almeno nel risultato, sono vietate.
gazzetta.it
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