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  12/05/2007 - IN ATTESA DELAL FINALE DI CHAMPIONS


Galliani prepara il nuovo Milan

La vittoria contro il Manchester è il segno che, per vincere a certi livelli, non servono giocatori giovani ma esperti: questa è la filosofia del Milan e su questa continuerà anche l’anno prossimo. Sulla bocca di tutti c’è Kakà, ma nel cuore della difesa, del centrocampo e dell'attacco rossonero ci sono calciatori nati e cresciuti in Italia. L'anima della squadra di Carlo Ancelotti è senza dubbio italiana, e mentre quest’estate i brasiliani tornavano a casa delusi dalla Germania, cinque rossoneri, sei con Oddo, contribuivano al trionfo della Nazionale di Lippi..

Giusto pensare al presente e quindi alla finale di Atene che cattura ogni pensiero (anche se c’è un quarto posto ancora da sigillare, si spera già domenica con il Catania), ma è altrettanto doveroso iniziare a porre la basi per il futuro. Che la squadra abbia dimostrato di essere ancora eccellente nelle competizioni europee è un dato di fatto, ma per competere in un torneo lungo come il campionato italiano serve avere un organico intercambiabile che consenta di avere sempre forze fresche in campo. Il turnover è una realtà ormai inevitabile nel mondo del calcio: e anche Ancelotti deve essere messo in condizione di poterlo attuare, a differenza di quanto è spesso accaduto quest’anno quando non aveva molti rincalzi dello stesso valore dei titolari.
Inoltre, una grande società deve saper gettare le basi per un futuro vincente già nei momenti in cui è in cima all’Europa, come adesso sta succedendo per la gioia di tutti. I tifosi del Milan ricordano bene come nel 1996, dopo aver conquistato l’ultimo scudetto della gestione Capello, una squadra logora non venne adeguatamente rinnovata per “gratitudine” e si finì col pagare uno scotto altissimo: due campionati da comprimari, prima con Tabarez-Sacchi e poi con lo stesso Capello di ritorno da Madrid. Ora non si deve ripetere lo stesso errore: servono rinforzi, e giovani.

Bisogna però capire quale collocazione viene riservata a Kakà, che preferisce giocare da trequartista (dove non ha eguali) ma ha dimostrato di poter valere i migliori del mondo anche in un ruolo più avanzato. Il dubbio sorge perché Seedorf, spostato il suo raggio di azione di qualche metro, ha trovato una nuova giovinezza e ha dimostrato di essere più che utile alla causa se supportato da due mastini come Ambrosini e Gattuso. Questo tandem di gladiatori, unito a Pirlo, forma un terzetto che deve costituire la base anche del Milan del futuro: ma, per consentire ai titolari di esprimersi al massimo, servono ricambi che consentano di far tirare il fiato ai leader del reparto. Oltre a Brocchi, attualmente, non c’è nessuno: serve un giovane di prospettiva con certe caratteristiche (Barusso del Rimini potrebbe essere il nome giusto) unito ad un giocatore “già fatto” di comprovata esperienza. Qui è facile individuare in Gerrard e De Rossi i sogni, ma il campionato italiano ha proposto quest’anno diversi atleti interessanti in questa zona del campo (Almiron su tutti) che potrebbero essere seguiti con interesse, non dimenticando il possibile ritorno di Donati.

La difesa ha invece trovato un assetto stabile, specie al centro dove Kaladze e Bonera danno importanti garanzie per supportare Maldini e Nesta. Oddo e Jankulovski sono ampiamente promossi, ma Cafu e Favalli (lo stesso Serginho, se recupererà, ma potrebbe venire utile anche per il centrocampo) non hanno la carta d’identità giusta per essere pronti ad ogni occasione: acquistando un terzino in grado di giocare su entrambi i lati del campo, si risolverebbe la questione. Ed il nome di Gianluca Zambrotta, obiettivo che pare alla portata, sorge spontaneo.

Discorso diverso merita invece l’attacco. Sarà sicuramente acquistato un giocatore e forse ceduto Oliveira, ma tutto dipenderà dalla posizione in campo di Kakà. Se verrà impiegato stabilmente come seconda punta, potrebbe essere interessante investire su un giovane che faccia esperienza alle spalle di Ronaldo, Gilardino e Inzaghi; se il brasiliano tornerà invece al ruolo originario (con Gourcuff che può maturare alle sue spalle), un nome di grido andrà affiancato a quelli già in rosa. Su Ronaldinho si sono spese tante parole ma la sua utilità in questo Milan è tutta da verificare; decisamente meglio il suo compagno Eto’o, prima punta vera e giovane con caratteristiche adatte al gioco di Ancelotti che lo adora.

Anche Buffon, ovviamente, rimane un sogno per i tifosi milanisti perché Dida, nonostante tutto, non dà più le garanzie di una volta. Ma spendere troppi soldi per un portiere, anche se il più forte del mondo, potrebbe essere un investimento azzardato; perché una solida difesa non necessita per forza del “numero uno tra i numeri uno” (al Milan hanno vinto scudetti ai tempi di Franco Baresi quasi senza poritere). Servono investimenti seri e oculati, insomma, con un occhio al presente, ma anche al futuro, senza farsi troppo condizionare dai “nomi”, a volte più utili al marketing che funzionali per gli equilibri di una squadra.

Davide Scandura