Il Milan pareggia, vincono Parma e Siena
PARMA MESSINA 4-1
PARMA, 13 maggio 2007 - Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Il presidente Ghirardi aveva chiesto 3 punti come regalo per il suo 32° compleanno festeggiato in settimana e i suoi ragazzi l'hanno accontentato. Rossi e compagni hanno fatto il loro dovere al meglio, anche se i risultati dagli altri campi non regalano sonni tranquilli agli emiliani in chiave salvezza. Il Messina crolla e poi cerca di recuperare dignità con un finale di gara almeno onorevole, in cui troverà il gol della bandiera con l'indomito Riganò.
FORTUNA CIECA - In una stagione in cui il fato non è mai stato benevolo, neanche a retrocessione sancita il Messina trova pace: Bolchi parte per Parma con 18 uomini contati ed è emergenza piena in difesa, dove mancano Rea, Iuliano e Zoro. L'inedita coppia centrale è Morello-Candela, con Zanchi a destra e Giallombardo a sinistra; una sola punta, Riganò, e cinque centrocampisti a sostegno. Ranieri sorprende tutti, stravolgendo la formazione ipotizzata alla vigilia: 4-4-2 il modulo, con Gasbarroni e Muslimovic in fascia e Morfeo solo in panchina; tocca al giovane Rossi fare il raccordo tra centrocampo ed attacco.
GAVA LANCIA IL PARMA - Il Parma era l'unica squadra che aveva qualcosa da chiedere alla partita, ma il Messina, almeno per i primi 20', tiene decentemente il campo. Tre minuti più tardi, però, un rimpallo sull'arbitro Gava favorisce il contropiede di Rossi: il "talentino " italo-americano si fa metà campo in solitaria e batte Paoletti con un diagonale imprendibile.
CROLLO IN 11' - E' l'episodio che fa squagliare i siciliani: subito dopo, infatti, arriveranno anche il raddoppio di Muslimovic dal limite, la doppietta di Rossi da sottomisura e il timbro di Gasbarroni a porta sguarnita. Naturalmente, la partita si chiude qui, ammesso che sia mai stata aperta: i ritmi si abbassano fino a diventare simili a quella di una amichevole estiva. Il Messina, dopo lo sbandamento della prima frazione, prova a riguadagnare l'onore smarrito in pochi minuti di follia collettiva e il Parma lo agevola sollevando il piede dall'acceleratore.
SANTI SUBITO - Una mano ai ragazzi di Bolchi la dà anche Ranieri, che dopo soli 7' del secondo tempo toglie l'imprendibile Rossi per preservarlo per il futuro: il bomber tascabile degli emiliani servirà eccome nelle due ultime tappe della corsa salvezza. Gasbarroni alla vigilia aveva detto: "Se ci salveremo il merito sarà tutto del mister". Tutto vero, ma una citazione la merita anche il giovane del Manchester United, che da quando è arrivato ha impresso una marcia decisamente diversa all'attacco parmense. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, basta guardare la classifica.
LIVORNO-SAMPDORIA 1-0
LIVORNO, 13 maggio 2007 - Finisce 1-0 tra Livorno e Sampdoria, un risultato che può valere la salvezza per i toscani che ora hanno tre punti di margine sul terz'ultimo posto condiviso da Reggina e Chievo. I liguri invece non capitalizzano lo stop del Palermo e hanno ora 6 punti da recuperare in due turni per l'ultimo posto disponibile in zona Uefa. Partita quasi sempre a senso unico coi padroni di casa che hanno però faticato in fase di finalizzazione fino alla rete decisiva del 27' della ripresa di Filippini. Per il Livorno, che era reduce da tre sconfitte consecutive, si tratta della prima partita dal 28 febbraio in cui riesce a mantenere la porta inviolata. L'imbattibilità di Castellazzi invece si è chiusa dopo 288 minuti.
PRIMO TE MPO - L'azione più pericolosa dopo 55 secondi: Fiore allarga bene sulla destra per Lucarelli che carica l'esterno ma manda alto sulla traversa da buona posizione. L'attaccante deve rinviare una volta di più l'appuntamento con il gol numero 100 in maglia amaranto. Il Livorno è più intraprendente, ma a volte ci mette troppa foga. Per tutto il primo tempo tempo si cerca Lucarelli in ogni modo, ma le emozioni arrivano col contagocce. Il bilancio al riposo è di 8 corner a 1 per il Livorno e di 6 tiri verso la porta a 2.
SECONDO TEMPO - Novellino, che è arrivato a 184 panchine con la Sampdoria ed è ora solo alle spalle di Boskov nella lista all-time, inserisce prima Zenoni e poi Franceschini, ma non cava un ragno dal buco. Il Livorno domina, sulle corsie laterali Balleri e Filippini fanno il vuoto proponendo cross su cross. Bravi sono i centrali blucerchiati, Falcone su tutti, a sventare ogni assalto. Al 27' l'azione decisiva: Fiore tira dal limite dell'area, Castellazzi ribatte, Filippini prova da più vicino e Castellazzi si ripete; ancora Filippini, all'11° centro in carriera in A, a questa volta è gol. Spinelli accusa un mancamento, ma dopo qualche minuto ritorna in tribuna. In svantaggio la Sampdoria si scuote, ma Quagliarella è troppo solo e prima della fine non scaturisce neanche un'azione da gol.
REGGINA-CHIEVO 1-1
REGGIO CALABRIA, 13 maggio 2007 - Nessun verdetto anticipato: Reggina e Chievo, dopo l'1-1 del Granillo, dovranno soffrire fino all'ultima giornata per salvarsi. Pari che può starci, ma ai punti avrebbe meritato qualcosa in più il Chievo, che nel finale stava meglio atleticamente nel forno di Reggio Calabria (più di 30 gradi). Ma Del Neri può consolarsi col calendario: domenica riceverà il già condannato Ascoli, mentre i calabresi andranno sul difficile campo di Empoli, in una sfida tra le due vere rivelazioni della stagione. E anche l'impegno dell'ultima giornata, con un Milan reduce dalla finale di Champions, non sarà dei più agevoli.
PRIMO TEMPO - E' una Reggina molto offensiva quella presentata da Riccardo Bigon su indicazione di Walter Mazzarri (in tribuna squalificato): oltre a Foggia, Amoruso e Bianchi, sulla destra al posto di Mesto non c'è Nardini, ma il fantasista Vigiani. In difesa gioca Di Dio per lo squalificato Aronica. Del Neri punta su Marcolini in mezzo al campo (panchina per Italiano) e sceglie Pellissier e non Obinna come seconda punta accanto a Bogdani. A Reggio è già estate e fa caldo. Ma il ritmo non ne risente e la Reggina parte subito forte. Il Chievo però è bravo a chiudersi e a ripartire, molto corto. Non ci sono grandi occasioni da rete, ma dall'atteggiamento delle due squadre si vede che il pari, visto anche i risultati dagli altri campi, non è ben accetto. Campagnolo è attento sul destro di Brighi, ma si va al riposo a reti inviolate.
SECONDO TEMPO - Il copione della gara non cambia, la tensione è alle stelle. Pellissier al 6' si libera al tiro con una splendida giocata, Campagnolo si salva, ma deve arrendersi sulla ribattuta di Brighi. E' il gol che può valere una stagione, ma i veronesi incassano imperdonabilmente la rete dell'1-1 neppure 2' dopo. Tedesco va via sulla sinistra e mette in mezzo per Bianchi, che di testa non può fallire. Ma Del Neri fa bene a rammaricarsi per l'atteggiamento della sua difesa. La gara sembra accendersi e ci sono 4 ammonizioni in 10': bravo Messina a gestirla. Dopo la grande fiammata però è il caldo ad avere la meglio. Le squadre ci credono, ma le energie cominciano a scarseggiare. Tuttavia il Chievo ha più gambe. Del Neri ha un'ottima intuizione inserendo Obinna per Bogdani: con le squadre lunghe il nigeriano potrebbe far male. Ma anche Semioli e Pellissier sono giocatori che vivono di contropiede e al 33' ci vuole un super Campagnolo per evitare il 2-1 dell'attaccante aostano, servito proprio da Semioli. Il Chievo insiste e timbra un doppio palo (nella carambola col portiere Campagnolo) col sinistro di Marcolini da fuori area al 35'. Finisce col pari, ma se la Reggina può tirare un sospiro di sollievo, per il Chievo si può parlare di occasione persa.
ASCOLI-PALERMO 3-2
ASCOLI PICENO, 13 maggio 2007 - Per il Palermo è notte fonda. Perde ad Ascoli dopo essere andato per due volte in vantaggio e colleziona così l’ennesima brutta sconfitta in un girone di ritorno da incubo. I marchigiani, matematicamente retrocessi in B dalla scorsa giornata, volevano regalare una vittoria al pubblico di casa. Ci sono riusciti giocando una partita tutto cuore e grinta: hanno messo in mostra anche una serie di giocatori dotati di talento come Boudianski, autore di una doppietta, Perrulli e Guberti. Per non parlare del duo d’attacco Paolucci-Soncin, una vera spina nel fianco per la difesa rosanero. Il Palermo, dal canto suo, ha pagato l’infortunio di Matusiak, uscito all’inizio del secondo tempo, e la scarsa vena dei centrocampisti, assolutamente privi di idee.
DI BIAGIO K.O. - I siciliani, con Bresciano e Matusiak dal primo minuto, partono con grande decisione. Il centravanti polacco si mette subito in mostra, quando ruba palla a Di Biagio e mette in mezzo un pallone insidioso su cui però nessuno interviene. L’episodio che incide sulla partita è però l’infortunio di Gigi Di Biagio, costretto a uscire dopo solo quattro minuti. Senza il leader difensivo, cominciano i problemi per l’Ascoli. Bresciano scatta sul filo del fuorigioco e da destra crossa un pallone che Simplicio può appoggiare in porta con facilità. Sotto di un gol, i bianconeri si svegliano e mettono in difficoltà i siciliani grazie ai due esterni Perrulli e Guberti. Il pareggio arriva grazie a una bella punizione di Boudianski, bravo a trovare l’incrocio dei pali con un gran tiro. Agliardi però sembrava fuori posizione. I problemi difensivi marchigiani tornano a farsi vedere al 31’ quando Simplicio, su invito di Di Michele, calcia a botta sicura: Eleftheropoulos respinge sui piedi di Matusiak, che insacca indisturbato.
BOUDIANSKI DECISIVO - Nel secondo tempo l’Ascoli fa subito capire di cosa è capace, riuscendo a pareggiare dopo un solo minuto: la sassata di Soncin sorprende un incerto Agliardi, la cui respinta viene raccolta da Paolucci che realizza. I rosanero sembrano frastornati e l’assalto marchigiano viene premiato: Boudianski insacca la seconda punizione di giornata. I palermitani non trovano più la forza di reagire. La difesa ascolana guidata dal giovane Bellusci regge bene: né Caracciolo né Brienza riescono a incidere. Simplicio si fa espellere per un fallo di reazione su Zanetti e i bianconeri vanno più volte vicino al poker in contropiede.
UDINESE-ATALANTA 2-3
UDINE, 13 maggio 2007 - Finisce 3-2 per i bergamaschi un match ricco di gol ed emozioni che alla fine ha premiato la squadra che ha sbagliato di meno. Per due volte sotto di un gol grazie alla doppietta di Asamoah, l’Atalanta ha avuto la forza di continuare a macinare gioco e grazie alle reti di Zampagna nel primo tempo, e Tissone e Vieri nel finale di partita, esce dal Friuli con un’altra vittoria di prestigio in un campionato giocato ad alti livelli. L’Udinese rimedia la terza sconfitta consecutiva e per Malesani, già poco amato dal pubblico friulano, ancora un’altra batosta in cui la prestazione della sua retroguardia non è esente da colpe.
ZAMPAGNA TITOLARE - Problemi di formazione per Malesani che deve rinunciare a sette titolari, compresi cinque squalificati, nella sfida contro la formazione bergamasca. Senza la coppia d’attacco titolare Iaquinta-Di Natale, fermati dal giudice sportivo, spazio in avanti a Barreto e Asamoah. L'Atalanta cerca ad Udine di allungare il trend positivo (4 vittorie nelle ultime 6 partite) e mantenere viva una flebile speranza di agganciare un piazzamento Uefa, più verosimilmente di confermare quanto di buono ha fatto in questo campionato. Colantuono punta su Zampagna in avanti supportato dalla fantasia di Tissone nel suo affidabile 4-4-1-1. Vieri parte dalla panchina.
LA PARTITA - L’inizio delle due squadre è decisamente promettente. Tissone si muove dietro a Zampagna, anche se fatica a trovare la sua giusta collocazione. Nel secondo tempo raccoglierà i frutti di tanto movimento. D’Agostino, confermato nel ruolo di regista davanti alla difesa, non è in una delle sue giornate migliori, ma offre comunque un prezioso contributo. I giocatori di Colantuono rispettano le consegne del tecnico concedendo pochi spazi alle avanzate bianconere. Al 15’ l’Atalanta va vicina al gol con Zampagna che spreca a due passi da De Sanctis un'ottima occasione temporeggiando troppo. Al 20’ retropassaggio suicida di Natali, ne approfitta Ariatti ma il suo cross non arriva a Zampagna e la difesa bianconera si salva. Molti limiti in fase di costruzione per l’Udinese e bergamaschi padroni del campo. Il risultato si sblocca al 28’. Bel lancio di Barreto che mette Asamoah davanti a Calderoni. L’attacante ghanese con una splendida finta supera il portiere bergamasco per una rete di ottima fattura. Finale di tempo pirotecnico con l’Atalanta che riesce a pareggiare con Zampagna in pieno recupero. De Sanctis commette fallo ai danni di Ferreira Pinto e per Pierpaoli è rigore. Dal dischetto Zampagna non sbaglia e il primo tempo si chiude sull’1-1.
RIMONTA NERAZZURRA - Nella ripresa Malesani è costretto a togliere Sivok e De Sanctis infortunati per De Martino e Casazza. Colantuono dopo 9 minuti fa entrare Vieri per bomber Zampagna e poco dopo Talamonti zoppicante esce per far posto a Loria. I ritmi calano vertiginosamente. Il caldo comincia a farsi sentire. Colantuono grida ai suoi di giocare palla a terra ed evitare i lanci lunghi per non favorire i difensori bianconeri. Si fa vedere Vieri che al 19’ va vicino al gol. Ben lanciato in profondità Bobo entra in area e calcia di punta ma addosso a Casazza ben piazzato. Al 23’ ancora l’ottimo Barreto serve su un piatto d’argento un pallone che Asamoah, appena entrato in area, deposita alle spalle di Calderoni. Difesa immobile e Udinese nuovamente in vantaggio. La rete dà fiducia alla squadra di Malesani ma l’Atalanta è viva più che mai. Ci pensa il giovane Tissone a riportare in parità il match. Al 29’ il giovane talento, in comproprietà proprio tra Atalanta e Udinese, riceve palla da Vieri, salta Zapata e Natali e con un destro ad effetto non lascia scampo a Casazza. Applausi meritati per Tissone che preferisce non esultare dopo la rete. Il gol partita è firmato Bobo Vieri che con un ottimo diagonale di sinistro batte Casazza a 4 minuti dalla fine. La reazione finale con Muntari protagonista trova sempre pronte le mani di Calderoni e per i friulani arriva la terza sconfitta consecutiva.
FIORENTINA-CAGLIARI 1-0
FIRENZE, 13 maggio 2007 - Tradizione confermata e qualificazione in coppa Uefa solo rimandata. La Fiorentina batte il Cagliari, in casa, per la tredicesima volta consecutiva, e fa un altro, decisivo passo verso la qualificazione europea. Ai viola basta poco, vedi il gol segnato da Pazzini dopo 7 minuti, e un po’ fortuna, vedi il palo e la traversa colpiti dai sardi nel secondo tempo, per infilare la vittoria n° 14 della stagione al Franchi. Mentre i sardi, troppo paurosi nel primo tempo e molto sfortunati della ripresa, rimangono fermi a quota 37 punti, a più 1 da quel terz’ultimo posto che vale la discesa in B.
SUBITO - La Fiorentina passa subito, alla prima occasione: la punizione di Mutu, deviata dalla barriera, libera Pazzini, che anticipa Chimenti di testa e, con un po’ di fortuna (il pallone prende una traiettoria stranissima, e Lopez respinge appena oltre la linea), firma il gol del vantaggio, il suo quinto stagionale in campionato. I sardi si vedono pochissimo dalle parti di Frey, ma attorno alla mezz’ora offendono due volte in un minuto, sempre con Pepe: l’attaccante rossoblù prima (al 29’) è bravissimo ma sfortunato con la sua girata al volo alta di poco, poi al 30’ spreca malamente un perfetto invito di Suazo, tirando a lato da un passo. I viola controllano, e provano a far male su punizione: quella di Mutu è deviata in angolo, quella di Liverani è appena alta. È ancora di Pazzini, però, l’occasione più importante: al 44’, con una perfetta girata, l’attaccante viola impegna Chimenti, che respinge d’istinto.
SFORTUNA - I toscani partono forte anche nella ripresa: dopo 2 minuti, Mutu duetta con Pazzini, ma il suo tiro è deviato da Chimenti con la gamba. Passato il pericolo, il Cagliari (che a fine primo tempo ha perso Pisano, fuori per un problema muscolare) cresce e si fa più pericoloso, soprattutto sui calci da fermo. Al 4’, l’angolo dei sardi, deviato nella confusione dell’area viola, sbatte sul palo, con Suazo che arriva in ritardo per buttarla in porta. L’attacco cagliaritano si scontra con la sfortuna anche al 13’: il colpo di testa di Del Grosso, servito da Pepe, sbatte sulla traversa. Prandelli, che aveva già fatto entrare Reginaldo al posto dell’acciaccato Jorgensen (colpito duro da Lopez nel 1° tempo), dà muscoli al centrocampo e mette la coppia di quantità Gobbi-Blasi al posto della qualità di Liverani e Montolivo; Giampaolo risponde con gli innesti di Langella e Capone. La sfida quasi si congela, e da lì in poi, si vede poco. La Fiorentina non riesce a pungere e a chiudere i conti, il Cagliari, con Pepe, in pieno recupero, riesce solo a sfiora ancora il pareggio: i viola possono sorridere, il Cagliari dovrà ancora soffrire.
CATANIA-MILAN 1-1
BOLOGNA, 13 maggio 2007 - Il Catania ha una gran fame di punti ed è sintonizzato sul robusto numero di campi dove i risultati possono in qualche misura influire sul suo destino. Il Milan, invece, col quarto posto virtualmente in tasca ha in sostanza un'unica motivazione: non far dimenticare a nessuno che, appunto, di Milan si tratta, visto che far figuracce non piace a nessuno, soprattutto in chiave Liverpool.
TALENTO FRESCO - Ebbene, per tutto il primo tempo quella rossonera sembra la motivazione più forte. Perché la squadra di Marino prova, sì, a imbastire qualche azione soprattutto sulla destra, dove imperversano Sardo e Baiocco, per poi mandare palloni al centro a un Mascara che si fa carico dell'iniziale latitanza di Spinesi: ma il caldo soffoca la veemenza dei siciliani. Può ben poco, invece, l'alta temperatura di fronte al talento di Seedorf o Kakà, che sembra avere una sua termoregolazione. Sono loro a confezionare il vantaggio milanista, con una rapida azione sulla sinistra conclusa dall'olandese. E sono loro, col contributo di quell'efficacissimo terminale offensivo che è Inzaghi, a continuare a dare spettacolo e creare pericoli, che non diventano gol solamente grazie alle prodezze di un Pantanelli in stato di grazia.
LA RIPRESA - Al rientro in campo la musica cambia un po': Marino ha trasmesso ai suoi un piglio più aggressivo. Ma il Milan non rinuncia a rispondere: anzi Inzaghi va in gol un paio di volte, ma sempre in fuorigioco (giuste le decisioni arbitrali, lui protesta e viene ammonito). E' invece in posizione regolare, in area sulla sinistra Gionatha Spinesi quando gira al volo sul secondo palo imparabilmente per Dida. Poi partono i cambi da entrambe le parti, col sospetto di fondo, però, che il risultato vada bene a tutte e due le squadre. Certo, qualche occasione si vede ancora, soprattutto a firma catanese, ma il pari fa comodo: porta il Milan alla certezza matematica del quarto posto, e il Catania a fare un altro passetto verso la salvezza.
FONTE ARTICOLI: WWW.GAZZETTA.IT
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