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  23/06/2008 - CAMBIO IN PANCHINA?


Si profila un ritorno di Lippi

Nel pomeriggio il rientro dell'Italia, eliminata ieri sera ai rigori dalla Spagna nei quarti di finale degli Europei. Gli azzurri, che sono tornati in nottata a dormire (poco) nel ritiro di Baden, questa mattina faranno le valigie, cercando piano piano di iniziare a smaltire la delusione. Parlerà Donadoni, atteso alle 11 in conferenza stampa. Poi il pranzo e il nuovo trasferimento a Vienna, la città che ci ha portato poca fortuna contro la Spagna, da dove alle 16.45 partità il volo charter che riporterà la squadra in Italia, prima a Milano Malpensa e poi a Roma.

IL RITORNO DI LIPPI - Il tempo di salu­tare Donadoni, ct al quale la Spagna ha negato la comple­ta maturazione e dunque la possibilità di proseguire il proprio cammino azzurro, poi subito Marcello Lippi. Il tempo di tornare in Italia, oggi pomeriggio, lasciando Vienna e il malinconico riti­ro di Baden, e il presidente Abete farà scattare l'opera­zione che entro poco tempo, forse già in questa settima­na, riporterà sulla panchina azzurra il ct Campione del Mondo in Germania, due an­ni fa. Un ra­pido giro di orizzonte, con il vice­presidente vicario Gus­soni, con l'al­tro vice, Al­bertini, qui in Austria, con i componenti il Comitato di presidenza in rappresentan­za delle componenti calcisti­che (Matarrese, Moratti, Galliani, Tavecchio, Macalli, Ulivieri) poi Abete alzerà ancora una volta il telefono e comporrà quel numero che non aveva mai cancellato dalla sua rubrica. Tutti sapevano da mesi che, dopo Donadoni, in caso di risultato non positivo del­la spedizione italiana a que­sti europei, il presidente fe­derale avrebbe messo in at­to un piano che era già pron­to nell'autunno scorso. An­che dopo la vittoria sulla Francia, Abete era stato piuttosto freddo: «Il bilancio di questo Europeo lo faremo insieme alla fine, e decide­remo il futuro di Donadoni». Fosse uscita l'Italia al pri­mo turno, la sostituzione sa­rebbe stata fulminea. Ades­so probabilmente i tempi po­trebbero essere meno rapi­di, lasciando a Donadoni l'onore delle armi.

RIGORI DECISIVI - Non sempre i rigori ti portano bene. Abbiamo vinto un mondiale dal dischetto, ora uscia­mo dagli Europei. Ci possiamo stare. Anche perché, in tutta one­stà, la Spagna ha fatto qualcosa in più di noi. In una partita brutti­na, senza emozioni, sotto ritmo e con due squadre non si è capito bene se stanche o soltanto impau­rite, l'epilogo dal dischetto è par­so quasi subito inevitabile. Nem­meno nei supplementari hanno trovato il guizzo, qualche sprazzo di un calcio più vivo e magari di­sperato.

LA SPAGNA HA MERITATO - La Spagna ha fatto a suo modo la partita. Ma anche loro, che la­gna. Lungo possesso palla, mai azioni ficcanti, poca fantasia, so­lo qualche bordata dal limite e buonanotte. Noi ancora meno. Gli azzurri sono stati impeccabili nel­la fase difensiva, ma del tutto ine­sistenti nelle ripartenze. Male, molto male, Toni che ha sbaglia­to tutto, male Perrotta per un'ora, prima di essere sostituito da un Camoranesi più vivo. Ma tutta la squadra è parsa rattrappita, non ha mai sganciato i due esterni bassi e i tre centrocampisti si so­no incollati alla difesa per proteg­gerla oltre il dovuto, proponendo poco. Una squadra ordinata, ma incapace di graffiare e se Cassa­no prima, Di Natale poi non aves­sero inventato qualcosa, non sa­remmo entrati nemmeno in area. Dal dischetto poi fatali gli errori di De Rossi e Di Natale, mentre Buffon ne ha parato uno solo a Guiza. Uscire dopo centoventi minuti ai rigori è sempre un col­po al cuore, ma non sono molti i rimpianti: abbiamo vinto solo una partita su quattro e non abbiamo fatto nemmeno un gol su azione. Bilancio nel complesso modesto, che ora riapre riflessioni anche sul futuro di Roberto Donadoni e di questa nazionale da ridisegnare.

(corrieredellosport.it)