Napoli, Denis a cuor leggero
«Il primo gol è stato una liberazione. E non vedo l’ora che arrivi Lavezzi»
Il venticello calunnioso del sospetto ne aveva scomposto la zazzera un po’ guascona: le voci correvano, ed erano arrivate sino a lui. Le chiacchiere sussurrate a mezza bocca fendevano i campi e dopo centottanta minuti tra assist e gomiti larghi, gli era già venuta l’orticaria: « Per questo il gol è stata una liberazione » .
Due partite e mezza, manco il tempo d’annusare l’area (di rigore) italiana, e c’era (già) crisetta intestina: « Ora posso confessarlo, il primo gol ufficiale con la maglia azzurra è stato una liberazione » .
LE PRIME USCITE - La sua Napoli, in quell’avvio stentato, con l’acido lattico che tracimava per un anno tra Apertura e Clausura, era nebbiolina dinnanzi agli occhi d’un carrarmato: un traversone giusto ad Atene per Bogliacino; una sponda determinante al San Paolo per Hamsik, lo stendiPanionios; e poi, a Scutari, appena
una nuova spizzatina per Pià, con il Vlzzania ricacciato indietro. Poco, troppo poco per un attaccante di razza, per un uomo reduce da ventisette reti tutte d’un fiato in Argentina, per un goleador finito nella Napoli di Maradona e atteso da critica e tifosi con gli spalancati. « So come vanno le cose, so che da un attaccante chiunque s’aspetta sempre e solo gol. Ma anche io sono fatto così e non ce la facevo più, ormai » .
GRAZIE DE ZERBI - Poi, dal cilindro di De Zerbi, ecco a voi, ecco per Denis, la palla giusta, una mezza scucchiaiata per scavalcare la diagonale difensiva avversaria; “el tanque” con la corsa giusta, equilibrata; il corpo dolcemente inclinato; il collo sinistro, pieno, per render vano l’uscita del portiere e dimostrare a scettici e malpensati che la stoffa non aveva avvertito alcun disagio dal cambio di Continente. « L’attesa cominciava a pesare anche un po a me. Il gol in Albania mi ha tolto un bel peso dallo stomaco e mi ha reso felice ». Napoli 3, Vllzania 0, con in calce pure l’autografo di German Gustavo Denis, il bomber scovato nella penombra del calcio argentino - nonostante la valanga di reti - e scaraventato da Pierpaolo Marino nella bolgia del calcio italiano, dal quale il carrarmato era andato via dopo una fugace esperienza nel Cesena. « Per cominciare, voglio dedicare questo mio primo gol napoletano alla mia famiglia ed ai tifosi. Immagino che anche loro lo volessero.
L’esultanza sfrenata, con un risultato così largo e quindi a gara ormai vinta, testimonia quanta voglia avessi dentro di sbloccarmi. Sono contento di esserci riuscito, di aver impresso il marchio del sottoscritto ad un successo che dà morale » .
LUI E IL POCHO - L’Europa che conta è appena ad un’ora e mezza di distanza, il dettaglio d’una sfida con il Vllaznia da consumare aspettando il ritorno del pocho, da trascinare a spasso per il San Paolo sui cingoli d’un carrarmato che in appena due mesi ha imparato a conoscere Napoli e che ora vuole quanto prima conquistarla: « Il 3- 0 in Albania dà l’esatta dimostrazione della forza del gruppo. Vincere così agevolmente fuori casa non è mai facile, ma noi ci siamo riusciti. Ciò significa che il Napoli è una squadra molto forte e continuerà a dimostrarlo. In questo gruppo mi sono inserito immediatamente bene, sono stato accolto con familiarità. Ora aspetto soltanto Lavezzi: lui ha segnato alle alle Olimpiadi e sta contribuendo ai successi della nostra Nazionale; a me è toccato in Coppa Uefa. Cosa accadrà quando finalmente riusciremo a giocare uno a fianco all’altro? » .
Fonte: Corriere dello Sport
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