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  17/08/2008 - QUI NAPOLI


Napoli, Denis a cuor leggero

«Il primo gol è stato una liberazione. E non vedo l’ora che arrivi Lavezzi»

Il venticello calunnioso del sospetto ne aveva scomposto la zaz­zera un po’ guascona: le voci correva­no, ed erano arrivate sino a lui. Le chiacchiere sussurrate a mezza boc­ca fendevano i campi e dopo centottanta mi­nuti tra assist e gomiti larghi, gli era già ve­nuta l’orticaria: « Per questo il gol è stata una liberazione » .
Due partite e mezza, manco il tempo d’annusare l’area (di rigore) italiana, e c’era (già) crisetta intestina: « Ora posso confessarlo, il primo gol uffi­ciale con la maglia azzurra è stato una liberazione » .

LE PRIME USCITE - La sua Napoli, in quell’avvio stentato, con l’acido latti­co che tracimava per un anno tra Apertura e Clausura, era nebbiolina dinnanzi agli occhi d’un carrarmato: un traversone giusto ad Atene per Bogliacino; una sponda determinan­te al San Paolo per Hamsik, lo stendi­Panionios; e poi, a Scutari, appena
una nuova spizzatina per Pià, con il Vlzzania ricacciato indietro. Poco, troppo poco per un attaccante di raz­za, per un uomo reduce da ventisette reti tutte d’un fiato in Argentina, per un goleador finito nella Napoli di Ma­radona e atteso da critica e tifosi con gli spalancati. « So come vanno le co­se, so che da un attaccante chiunque s’aspetta sempre e solo gol. Ma an­che io sono fatto così e non ce la fa­cevo più, ormai » .

GRAZIE DE ZERBI - Poi, dal cilindro di De Zerbi, ecco a voi, ecco per Denis, la pal­la giusta, una mezza scucchiaiata per sca­valcare la diagonale difensiva avversaria; “el tanque” con la cor­sa giusta, equilibrata; il corpo dolcemente in­clinato; il collo sini­stro, pieno, per render vano l’uscita del portiere e dimostrare a scettici e malpensati che la stoffa non aveva avvertito alcun disagio dal cambio di Continente. « L’attesa cominciava a pesare anche un po a me. Il gol in Al­bania mi ha tolto un bel peso dallo stomaco e mi ha reso felice ». Napoli 3, Vllzania 0, con in calce pure l’auto­grafo di German Gustavo Denis, il bomber scovato nella penombra del calcio argentino - nonostante la va­langa di reti - e scaraventato da Pier­paolo Marino nella bolgia del calcio italiano, dal quale il carrarmato era andato via dopo una fugace esperien­za nel Cesena. « Per cominciare, vo­glio dedicare questo mio primo gol napoletano alla mia famiglia ed ai ti­fosi. Immagino che anche loro lo vo­lessero.
L’esultanza sfrenata, con un risultato così largo e quindi a gara or­mai vinta, testimonia quanta voglia avessi dentro di sbloccarmi. Sono contento di esserci riuscito, di aver impresso il marchio del sottoscritto ad un successo che dà morale » .

LUI E IL POCHO - L’Europa che conta è appena ad un’ora e mezza di distanza, il dettaglio d’una sfida con il Vllaznia da consumare aspettando il ri­torno del po­cho, da trasci­nare a spasso per il San Paolo sui cin­goli d’un carrarmato che in appena due mesi ha imparato a conoscere Napoli e che ora vuole quanto prima conquistarla: « Il 3- 0 in Albania dà l’esatta dimostrazione della forza del gruppo. Vincere così agevolmente fuori casa non è mai facile, ma noi ci siamo riusciti. Ciò significa che il Na­poli è una squadra molto forte e con­tinuerà a dimostrarlo. In questo gruppo mi sono inserito immediata­mente bene, sono stato accolto con familiarità. Ora aspetto soltanto La­vezzi: lui ha segnato alle alle Olim­piadi e sta contribuendo ai successi della nostra Nazionale; a me è toc­cato in Coppa Uefa. Cosa accadrà quando finalmente riusciremo a gio­care uno a fianco all’altro? » .

Fonte: Corriere dello Sport