Pescara, 9 milioni per evitare il fallimento
Il punto più basso della storia del Pescara. Ieri mattina, intorno alle 11, l'ufficiale giudiziario bussa alla sede del sodalizio biancazzurro. Lo sfarzo della struttura di Via Pertini entra in forte contrasto con il procedimento che sta per oltraggiarla.
Due rate inevase della transazione iva, per un totale di 60 mila euro, e scatta il tempo dei pignoramenti. L'inviato del tribunale circondato dai dipendenti che assistono imbarazzati al trieste rituale fa il censimento delle attrezzature presenti nella moderna strutta: scrivanie, fax, computer, armadi, fotocopiatrice. Se ne andrà alle 12:30 con un magro bottino, neppure 20 mila euro.
Una somma irrilevante che, nel caso di fallimento, lascerebbe insoddisfatto lo Stato, e cioè il creditore.
Il prossimo 15 dicembre, o il 16 in seconda convocazione, nel corso dell'assemblea dei soci davanti al notaio Amicarelli i rappresentanti del gruppo svizzero Eurocat dovrebbero sborsare, tra ripianamento delle perdite e ricapitalizzazione, quasi cinque milioni di euro. Con il pignoramente di ieri e successive conseguenze si arriva addirittura a nove.
Dopo 72 anni di storia, trascorsa soprattutto in serie B e con un lustro di puntate in serie A il destino del Pescara sembra ormai segnato. I tifosi però non ci stanno e si muovono in ogni modo per evitare che il fallimento diventi realtà. "Pescara siamo Noi" e' stata costituita per far fronte alla drammatica situazione: attraverso un conto corrente i sostenitori potranno effettuare delle donazioni per le necessità di prim'ordine. L'iniziativa, molto simile a quelle già sperimentate con alterni successi a San Benedetto e La Spezia, vede quali promotori due bandiere biancazzurre come l'ex-capitano Vincenzo Zucchini e Giacomo Dicara.
|