"Contro Balotelli non era razzismo.."
La difesa di Mario Balotelli. E un attacco a chi se la prende per i suoi "giochini". Josè Mourinho dalla parte dell'attaccante dell'Inter. «Io cerco di educare i miei calciatori, in tutti gli aspetti- ha detto l'allenatore nerazzurro- Per quanto riguarda Balotelli, quello che non mi piace di lui è che discuta una decisione di un arbitro o magari prenda un'ammonizione perchè alza un braccio. Queste sono cose che non voglio da Mario e su cui lavoriamo al di là delle cose tattiche in campo. Se poi gli avversari si arrabbiano perchè lui è bravo non è un mio problema. Se si arrabbiano perchè lui prende la palla, segna e non ha paura di nessuno, non posso farci nulla. Mario in questo momento in campo fa tutto quello che deve fare, esprime il suo potenziale. Le regole non proibiscono che uno possa girarsi, proteggere la palla e così via, quando si hanno le qualità per fare certe cose, e non tutti ce le hanno, bisogna farle. Un giocatore dell'Atalanta sul 3-0 contro di noi ha fatto lo stesso, non lo dimentico, e non ho sentito alcun coro da parte dei tifosi dell'Inter e non ho visto alcun calciatore mio espulso per avere aggredito questo giocatore. E non ho letto nessuna critica. E comunque i cori contro Mario sono iniziati al primo minuto... Io in questo momento devo difenderlo».
CALCIO E RAZZISMO - «Dispiace per questi cori- ha aggiunto- non so se sia razzismo o altro, ma se posso dire qualcosa in difesa della Juve posso dire che non è la prima volta. Mario questi cori li ha avuti in tanti stadi e anche in casa sua da parte dei sostenitori avversari. Non mi piace comunque questa punizione della partita a porte chiuse per la Juve, se poi serve a mettere un po' di paura ai tifosi di tutte le squadre per il futuro... Certo se io devo un giorno giocare una mia partita a porte chiuse, metà della mia motivazione per scendere in campo resta fuori». Cosa fare allora contro il razzismo? «Sicuramente bisogna cancellare le etichette, creano solo situazioni difficili. Poi non lo so. Lega, Uefa e tutte le varie istituzioni non so esattamente cosa possano fare- ha concluso Mourinho- Fermare la partita, sospenderla solo per dieci minuti, davvero non lo so... L'episodio di Torino non è razzismo: se c'è è per tutti e invece Sissoko è un idolo della curva della Juventus. Quello per Balotelli è un modo stupido e infantile per dimostare che quel giocatore non piace».
ITALIA E INGHILTERRA DIVERSE - Il calcio inglese è un "paradiso" per gli allenatori che possono guardare al futuro senza paura di critiche, senza pressione. In Italia invece tutto è vissuto "con ossessione". Parola di Josè Mourinho che, per dimostrare la sua opinione, si è ispirato all'incredibile 4-4 di Champions League tra Arsenal e Liverpool. «Meraviglioso per chi paga il biglietto allo stadio o guarda la partita in tv - ha detto -. In panchina magari è un po' diverso perché tecnicamente non tutto è stato perfetto. Ma lo scenario che circonda un allenatore è di tranquillità». «Rispetto a noi hanno meno capelli bianchi», ha scherzato Mourinho. «In Italia per contro - ha sottolineato il tecnico portoghese dell'Inter - c'è l'ossessione dei punti e dei risultati. Chi gioca per vincere lo scudetto 'deve' vincerlo, chi gioca per una coppa europea 'deve' arrivare a disputarla, chi gioca per non retrocedere 'deve' rimanere in serie A. E così, finora, 10 allenatori su 20 squadre sono già stati sostituiti». Un inferno dunque? «La vita qui non è facile - ha risposto Mourinho - un allenatore è indotto a un progetto personale e immediato, non può programmare per il futuro di un club». Non ci sono dunque, gli è stato domandato, le condizioni per battere il record di quattro stagioni consecutive sulla panchina dell'Inter di Roberto Mancini? «Io ne ho tre», ha risposto laconico alludendo alla durata del suo contratto.
IMPRESA COPPA ITALIA - Per inseguire una qualificazione alla finale di coppa Italia che avrebbe del clamoroso, visto il 3-0 rimediato dall'Inter all'andata in casa della Sampdoria, Mourinho chiede ai suoi di segnare per primi e provarci. «Se loro segnano un gol è finita - dice il tecnico portoghese - ma se andiamo in rete prima di loro e ci restano 40-45' ancora per giocare, la storia può essere diversa. Nel calcio non si sa mai». L'allenatore dell'Inter non ha digerito la gara di andata e promette di mettere in campo una «squadra molto forte, con Ibrahimovic, Balotelli e Julio Cesar anche se qualcuno riposerà perchè ci sono tre o quattro giocatori che non voglio rischiare». Si tratta di Figo, Muntari, Samuel e Stankovic. Probabilmente sarà un'Inter schierata col 4-3-3 con Mancini a dare supporto a Ibrahimovic e Balotelli davanti, Zanetti, Cambiasso e Vieira a centrocampo e forse Materazzi al centro della difesa se Maxwell non dimostrerà di aver recuperato e Chivu dovrà quindi fare il terzino sinistro. Il tecnico portoghese ha progettato poi due tipi di giocatori per la sua panchina. «Quelli da utilizzare per un obiettivo ancora possibile e quelli da mandare in campo in caso di missione impossibile». «A Genova - ricorda Mourinho - facemmo due regali senza spiegazioni e ci trovammo sotto 3-0 già all'intervallo. Magari può capitare lo stesso a parti invertite, nel calcio non si sa mai».
NIENTE SAMP PER FIGO E STANKOVIC - Sono diciannove i convocati di Mourinho per la semifinale di ritorno di Coppa Italia dell'Inter contro la Sampdoria, vincitrice all'andata per 3-0. Il tecnico portoghese non ha chiamato Figo, risparmiando per l'impegno infrasettimanale anche Samuel, Muntari e Stankovic. Oltre ai tre infortunati Bolzoni, Maicon e Rivas, resta ai box anche Jimenez, tornato da poco ad allenarsi col gruppo. Questa la lista: Portieri: Toldo, Julio Cesar, Orlandoni; Difensori: Cordoba, Maxwell, Burdisso, Materazzi, Chivu, Santon; Centrocampisti: J. Zanetti, Vieira, Cambiasso, Mancini, Krhin; Attaccanti: Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Obinna, Balotelli.La difesa di Mario Balotelli. E un attacco a chi se la prende per i suoi "giochini". Josè Mourinho dalla parte dell'attaccante dell'Inter. «Io cerco di educare i miei calciatori, in tutti gli aspetti- ha detto l'allenatore nerazzurro- Per quanto riguarda Balotelli, quello che non mi piace di lui è che discuta una decisione di un arbitro o magari prenda un'ammonizione perchè alza un braccio. Queste sono cose che non voglio da Mario e su cui lavoriamo al di là delle cose tattiche in campo. Se poi gli avversari si arrabbiano perchè lui è bravo non è un mio problema. Se si arrabbiano perchè lui prende la palla, segna e non ha paura di nessuno, non posso farci nulla. Mario in questo momento in campo fa tutto quello che deve fare, esprime il suo potenziale. Le regole non proibiscono che uno possa girarsi, proteggere la palla e così via, quando si hanno le qualità per fare certe cose, e non tutti ce le hanno, bisogna farle. Un giocatore dell'Atalanta sul 3-0 contro di noi ha fatto lo stesso, non lo dimentico, e non ho sentito alcun coro da parte dei tifosi dell'Inter e non ho visto alcun calciatore mio espulso per avere aggredito questo giocatore. E non ho letto nessuna critica. E comunque i cori contro Mario sono iniziati al primo minuto... Io in questo momento devo difenderlo».
CALCIO E RAZZISMO - «Dispiace per questi cori- ha aggiunto- non so se sia razzismo o altro, ma se posso dire qualcosa in difesa della Juve posso dire che non è la prima volta. Mario questi cori li ha avuti in tanti stadi e anche in casa sua da parte dei sostenitori avversari. Non mi piace comunque questa punizione della partita a porte chiuse per la Juve, se poi serve a mettere un po' di paura ai tifosi di tutte le squadre per il futuro... Certo se io devo un giorno giocare una mia partita a porte chiuse, metà della mia motivazione per scendere in campo resta fuori». Cosa fare allora contro il razzismo? «Sicuramente bisogna cancellare le etichette, creano solo situazioni difficili. Poi non lo so. Lega, Uefa e tutte le varie istituzioni non so esattamente cosa possano fare- ha concluso Mourinho- Fermare la partita, sospenderla solo per dieci minuti, davvero non lo so... L'episodio di Torino non è razzismo: se c'è è per tutti e invece Sissoko è un idolo della curva della Juventus. Quello per Balotelli è un modo stupido e infantile per dimostare che quel giocatore non piace».
ITALIA E INGHILTERRA DIVERSE - Il calcio inglese è un "paradiso" per gli allenatori che possono guardare al futuro senza paura di critiche, senza pressione. In Italia invece tutto è vissuto "con ossessione". Parola di Josè Mourinho che, per dimostrare la sua opinione, si è ispirato all'incredibile 4-4 di Champions League tra Arsenal e Liverpool. «Meraviglioso per chi paga il biglietto allo stadio o guarda la partita in tv - ha detto -. In panchina magari è un po' diverso perché tecnicamente non tutto è stato perfetto. Ma lo scenario che circonda un allenatore è di tranquillità». «Rispetto a noi hanno meno capelli bianchi», ha scherzato Mourinho. «In Italia per contro - ha sottolineato il tecnico portoghese dell'Inter - c'è l'ossessione dei punti e dei risultati. Chi gioca per vincere lo scudetto 'deve' vincerlo, chi gioca per una coppa europea 'deve' arrivare a disputarla, chi gioca per non retrocedere 'deve' rimanere in serie A. E così, finora, 10 allenatori su 20 squadre sono già stati sostituiti». Un inferno dunque? «La vita qui non è facile - ha risposto Mourinho - un allenatore è indotto a un progetto personale e immediato, non può programmare per il futuro di un club». Non ci sono dunque, gli è stato domandato, le condizioni per battere il record di quattro stagioni consecutive sulla panchina dell'Inter di Roberto Mancini? «Io ne ho tre», ha risposto laconico alludendo alla durata del suo contratto.
IMPRESA COPPA ITALIA - Per inseguire una qualificazione alla finale di coppa Italia che avrebbe del clamoroso, visto il 3-0 rimediato dall'Inter all'andata in casa della Sampdoria, Mourinho chiede ai suoi di segnare per primi e provarci. «Se loro segnano un gol è finita - dice il tecnico portoghese - ma se andiamo in rete prima di loro e ci restano 40-45' ancora per giocare, la storia può essere diversa. Nel calcio non si sa mai». L'allenatore dell'Inter non ha digerito la gara di andata e promette di mettere in campo una «squadra molto forte, con Ibrahimovic, Balotelli e Julio Cesar anche se qualcuno riposerà perchè ci sono tre o quattro giocatori che non voglio rischiare». Si tratta di Figo, Muntari, Samuel e Stankovic. Probabilmente sarà un'Inter schierata col 4-3-3 con Mancini a dare supporto a Ibrahimovic e Balotelli davanti, Zanetti, Cambiasso e Vieira a centrocampo e forse Materazzi al centro della difesa se Maxwell non dimostrerà di aver recuperato e Chivu dovrà quindi fare il terzino sinistro. Il tecnico portoghese ha progettato poi due tipi di giocatori per la sua panchina. «Quelli da utilizzare per un obiettivo ancora possibile e quelli da mandare in campo in caso di missione impossibile». «A Genova - ricorda Mourinho - facemmo due regali senza spiegazioni e ci trovammo sotto 3-0 già all'intervallo. Magari può capitare lo stesso a parti invertite, nel calcio non si sa mai».
NIENTE SAMP PER FIGO E STANKOVIC - Sono diciannove i convocati di Mourinho per la semifinale di ritorno di Coppa Italia dell'Inter contro la Sampdoria, vincitrice all'andata per 3-0. Il tecnico portoghese non ha chiamato Figo, risparmiando per l'impegno infrasettimanale anche Samuel, Muntari e Stankovic. Oltre ai tre infortunati Bolzoni, Maicon e Rivas, resta ai box anche Jimenez, tornato da poco ad allenarsi col gruppo. Questa la lista: Portieri: Toldo, Julio Cesar, Orlandoni; Difensori: Cordoba, Maxwell, Burdisso, Materazzi, Chivu, Santon; Centrocampisti: J. Zanetti, Vieira, Cambiasso, Mancini, Krhin; Attaccanti: Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Obinna, Balotelli.
FONTE: Corrieredellosport.it
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