Macheda: «Voglio la Coppa nella mia Roma»
Il romano che ha fatto impazzire lo United è un ragazzo che sfiora il metro e novanta e ha la Lazio nel cuore. Fino ad inizio aprile era un talento che sfornava gol nella formazione delle riserve. Ora, dopo la rete in pieno recupero contro l’Aston Villa e il bis contro il Sunderland, Federico Macheda è uno degli eroi del Manchester, colui che nel momento più difficile con le sue prodezze ha rilanciato le quotazioni della formazione di Ferguson e tenuto a distanza il Liverpool. Tra una settimana sarà a Roma, nella sua città, nel suo stadio, per la gara che tutti sognano, la finale di Champions League. Lo abbiamo incontrato a Manchester e, con il sorriso sulle labbra e l’accento romano ancora marcato, ci ha raccontato le sue sensazioni, la sua stima per Totti («Anche se è della Roma, lo ammiro perché è un campione»), la gratitudine per la sua famiglia («Se non mi avesse seguito in Inghilterra, non ce l’avrei mai fatta. Ringrazio mio padre, mia madre e tutti quelli che hanno creduto in me») e i suoi sogni. Indosso aveva la Track Jacket, storico capo di abbigliamento che ripropone l’elemento figurativo e simbolico della “ V” di “ Victory”. IL SOGNO - La giacca sportiva, realizzata da Nike per ispirare i suoi atleti, in occasione della finale di Champions sarà indossata dalle due formazioni. Questi capi, in edizione limitata e autografati dai campioni di Manchester e Barcellona, saranno poi i premi di un concorso presso il Nike Store di via del Corso a Roma Macheda, a una settimana dalla finale contro il Barcellona cosa significherebbe per un romano come lei alzare la Champions al cielo di Roma? «E’ un sogno ad occhi aperti che ho già fatto più volte negli ultimi giorni. Io con la Champions nel mio stadio, mamma mia...». Quanto ci spera? «Tanto, ma non so neppure se andrò in panchina. Il Manchester ha tanti campioni e c’è molta concorrenza. Sarebbe fantastico anche giocare un solo minuto». Quanto è rimasto legato a Roma e al suo quartiere? «Molto, anche se Ponte di Nona non era un quartiere facile. Nella vita ho imparato che non bisogna mai dimenticarsi chi sei e da dove vieni». 
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