VERONA, 23 agosto 2006 - Le favole vanno bene per i film di successo, per il resto c'è la realtà. L'ha scoperto a sue spese il Chievo. Che ha avuto l'occasione della vita e se l'è fatta sfuggire. Cenerentola è arrivata al grande ballo, ma è dovuta rientrare troppo presto, ben prima di mezzanotte. I gialloblù di Pillon, all'esordio in Champions League, affondano già nel preliminare contro i modesti bulgari del Levski Sofia, prima squadra nazionale a guadagnarsi la fase a gironi. Lo sfortunato 0-2 dell'andata è stato un ostacolo troppo alto per il piccolo Chievo delle meraviglie. I veneti sono scesi in campo tesi, tesissimi, soffrendo di ansia da prestazione. La mancanza di esperienza, la paura di non essere all'altezza, la consapevolezza di non poter proprio sbagliare non hanno lasciato scampo ai padroni di casa. Che hanno bucato il primo tempo. Subendo la rete dei bulgari, che ha chiuso inesorabilmente i giochi. Poi si è andati avanti solo per onor di firma, per onorare una competizione conquistata a tavolino, ma che ha comunque coronato una magnifica realtà (non favola) di provincia. Si ricomincia da capo. C'è una nuova montagna da scalare e la sensazione di un treno che chissà quando (e se) ripasserà. Ma è quello che succede a tanti nella vita di tutti giorni. E' la realtà di chi non è un predestinato. Che fa apprezzare ancor di più ciò che si è saputo conquistare. E resta una coppa Uefa da giocare. Non è poco.
LA GARA - Pillon non corre rischi: in campo solo chi è al cento per cento. E così Brighi non va nemmeno in panchina - al suo posto gioca Sammarco -, mentre Moro si accomoda tra le riserve lasciando la fascia destra a Malagò. Il Chievo parte aggressivo, ma troppo sbilanciato in avanti, tradito dalla foga. E così si becca subito un paio di contropiede da brivido, e prende paura. Così rumina gioco, incapace di creare la superiorità numerica, offensivo, ma spuntato. Amauri si dà un gran daffare, ma non va oltre un bel colpo di testa che permette a Petkov una parata scenografica ad uso e consumo dei fotografi. Più fumo che arrosto. Il Levski, invece, non perdona. Il cinismo dei bulgari è proverbiale: al primo tiro vero e proprio arriva il gol dell'esterno destro Telkiyski. Gara chiusa. E nervosismo alle stelle, con i bulgari che perdono tempo e i veneti che si arrabbiano.
Il secondo tempo si apre in maniera spettacolare: prima Bardon trova il 2-0 che gela il Bentegodi pur in una serata d'agosto, poi Amauri di testa su angolo trova il meritato centro personale, il primo per il suo club in una coppa europea. Il Chievo insiste, con un destro potente di Zanchetta che costringe alla prodezza Petkov. Pillon le prova tutte: dentro Tiribocchi (per Pellissier, un fantasma), Marcolini (per Giunti) e Luciano (per un deludente Semioli). Amauri azzecca la zampata vincente in area su cross da destra di Luciano. Pareggio meritato: il Chievo in campo ha messo il cuore. Ma non è bastato. L'Italia nel tabellone principale di Champions avrà solo tre squadre: Inter, Roma e Milan.
Riccardo Pratesi
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