Moratti tranquillo:"Pronto ad andare da Borrelli"
Appuntamento a Milano, nei prossimi giorni: sarà proprio lui, Francesco Saverio Borrelli, a interrogare Massimo Moratti. "Se mi devono chiamare, fanno bene a chiamarmi. Io sono sereno", spiega il patron dell'Inter. Per aggiungere: "Che ci sia Borrelli a capo dell'Ufficio Indagini mi fa molto piacere, perché è una persona molto per bene. Ma chiunque altro ci fosse stato, sarebbe stato una persona all'altezza".
Resta, ed è più forte di prima, Francesco Saverio Borrelli, ora che lo scandalo n.2 investe violentemente anche il pallone - quella parte che non era stata coinvolta dalle precedenti inchieste penali e sportive- con la scoperta (come ha rivelato ieri Repubblica) che anche Federcalcio, Juventus e Gea venivano spiate su ordine partiti direttamente da dentro la Telecom. Borrelli non solo sarà a capo dell'Ufficio Indagini della Figc, dove è stato chiamato d'urgenza il 23 maggio scorso, ma verso fine anno, dopo la riscrittura delle regole, potrebbe dirigere una vera Superprocura del calcio.
Strutturata a somiglianza di una procura della Repubblica: con un capo (Borrelli appunto), i pm e la "polizia giudiziaria". E' presto, comunque, per dire se toccherà proprio a lui sostenere l'accusa nei prossimi processi calcistici, ma di sicuro l'ex numero 1 del pool Mani Pulite resta in Federcalcio perché si è sentito pienamente "rassicurato circa la concorde volontà di incidere in senso profondamente innovativo, per prevenire patologie e deviazioni, nelle strutture e nella normativa federale".
Borrelli, con una lettera al neocommissario Luca Pancalli, ieri mattina ha sciolto quella riserva che ormai sembrava scontata: ritira le dimissioni che aveva rassegnato dopo l'uscita di scena di Guido Rossi. Decisivi i colloqui, "nettamente soddisfacenti" con Giovanna Melandri prima e con Luca Pancalli dopo. Il governo appoggia il lavoro, non facile del capo ufficio indagini. La Figc è più che mai al suo fianco, e da lui si attende un contributo importante anche nella riscrittura del codice di giustizia sportiva. "Sono felice che abbia ritirato le dimissioni - dice Antonio Matarrese, forse con un pizzico di ironia - ed abbia accettato di rimanere con noi: l'ho chiamato due volte al cellulare ma forse non conosceva il mio numero e non ha risposto...".
Sul tavolo di Borrelli, come detto, ora c'è in bella evidenza soprattutto la pratica-Inter: difficile che possa avere presto materiale dai pm milanesi che indagano sul caos Telecom, anche perché non è prevista (al momento) l'ipotesi di reato per "frode sportiva", ma di sicuro, ormai avviata ufficialmente l'indagine, sentirà molte persone. Dopo Moratti, toccherà all'arbitro Massimo De Santis: chi ha commissionato e pagato il dossier nei confronti dell'ex arbitro? Chi l'ha fatto spiare, e perché? E' stato ricattato? Sarà sentito anche l'arbitro Nucini, da cui (come rivelò Repubblica l'11 maggio scorso) è nato il caso: la Figc si è mossa in ritardo, in questa inchiesta, ma ora vuole recuperare il tempo perduto. E Borrelli, di sicuro, è una garanzia.
Il capo ora aspetta che anche i suoi vice, il colonnello D'Andrea e il vicequestore Falcicchia, ritirino le dimissioni, mentre è in partenza il numero 1 della Caf. Cesare Ruperto lascia: motivi di età e di impegni. Almeno così ha spiegato ai suoi l'ex presidente della Corte Costituzionale. Ma forse l'emergenza nel calcio, in questo calcio, non finisce mai. Il fronte Telecom può aprire nuovi, inquietanti, scenari.
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