Centrocampista lentissimo e imbarazzante, finì in serie B con gli azzurri fra fischi e ingiurie! Pochi mesi dopo l’incredibile riscatto con la Croazia!

Asanovic

Asanovic(foto forumfree.it)

Adattarsi a qualsiasi situazione, qualsiasi essa sia… La storia che prendiamo oggi in considerazione sembra uscire da un racconto di Jerome David Salinger, col protagonista che si lascia trascinare dalle avventure (o disavventure) della vita senza battere ciglio. Quasi passivamente. Il croato Asanovic, nella sua non proprio idilliaca carriera di calciatore, ha vissuto due esperienze agli antipodi. Con la sua nazionale giocò, ed era sempre fra i migliori in campo, una Coppa del Mondo a dir poco brillante; un torneo memorabile, da tramandare ai posteri, il migliore nella storia della sua nazionale!

Lo stesso calciatore, però, fu fra i peggiori interpreti del peggior campionato (parliamo di serie A) della storia del Napoli, col club partenopeo umiliato e deriso da tutte le altre squadre italiane. Ultimo posto, retrocessione in B e pioggia di uova e ortaggi per tutti gli azzurri, col croato fra i più bersagliati del lotto. Marzullo si sarebbe certamente chiesto: ma chi è il vero Asanovic? Quello applaudito ai mondiali o quello deriso all’ombra del Vesuvio? Un  enigma difficilmente risolvibile…

Aljosa Asanovic era nato il 14 dicembre del 1965 a Spalato e aveva accumulato negli anni esperienze in diversi campionati. Non solo nel club croato più famoso e seguito, l’Hajdux, ma anche in Francia (Metz, Cannes, Montpellier), Spagna (Valladolid) e Inghilterra (Derby County). Era un centrocampista centrale con compiti di regia e sviluppo del gioco: intelligente e saggio nella manovra, costruiva le trame offensive senza disdegnare un aiuto in difesa. Il suo grosso guaio era senz’altro la lentezza e l’insofferenza al pressing avversario, segnali che emersero soprattutto in Spagna e Inghilterra dove nella linea mediana del campo spesso si combatte col coltello fra i denti.

Difatti in patria e in Francia Asanovic gestiva molto meglio le sua qualità, e le sue squadre ne traevano beneficio. Avrebbero dovuto fare queste valutazioni anche i dirigenti del Napoli, che ingaggiarono Asanovic quando il campionato 1997-98 era già iniziato da un paio di mesi. Il croato arrivò dall’Inghilterra in sovrappeso e senza conoscere nulla del calcio italiano; sommando tutto ciò al suo impalpabile dinamismo la frittata era completa… Il Napoli era in crisi di gioco e di risultati, rischiava addirittura la retrocessione in B. I tifosi si aggrapparono al croato per tentare una risalita che in effetti non era impossibile: purtroppo Asanovic affondò definitivamente le speranze dei partenopei!


Non si salvò nessuno, neanche i magazzinieri! Un Napoli scollato, scadente, senza gioco e con almeno una dozzina di calciatori della rosa assolutamente inadatti alla massima serie. Gli azzurri finirono ultimi in classifica con 14 punti, minor numero di vittorie (2), peggior attacco (25 gol realizzati), peggior difesa (76 reti subite) e peggior media inglese. Asanovic scese in campo appena quindici volte, debuttando con mister Galeone, e sembrava una macchina ingolfata: immobile come un pachiderma, quasi un pensionato in ciabatte nel soggiorno di un ospizio. Sulla panchina del Napoli si alternarono ben quattro allenatori; prima del già citato Galeone ci avevano provato Mutti e Mazzone, mentre nel finale fu provato il cosiddetto uomo di società, Vincenzo Montefusco! Tutto inutile, ma del resto con elementi del calibro di Prunier, Calderon, Baldini, Altomare, Stojak e Facci era difficile pensare ad un campionato diverso. L’unica vera fortuna di Asanovic fu l’arrivo dell’estate, che sancì la conclusione del suo rapporto professionale col Napoli. In più a metà giugno cominciava la Coppa del Mondo, Francia ’98, e Asanovic era fra i selezionati dal CT Miroslav Blazevic.

Il titolo mondiale andò alla Francia di Zidane, che in finale umiliò 3-0 il Brasile campione in carica. Ma la squadra rivelazione fu proprio la sorprendente Croazia, terza e col suo bomber Davor Suker capocannoniere con 6 reti. Una soddisfazione e un cammino sorprendente per una nazione poco accreditata, e Aljosa Asanovic era il perno del centrocampo. Fisicamente era lo stesso di Napoli (qualcuno addirittura era convinto che si trattasse di un sosia), ma in campo sfornò prestazioni di grande livello. Un regista alla Pirlo; lineare e lucido nell’impostare, non sbagliava un passaggio ed era prezioso anche nelle retrovie.

Insomma, era la versione opposta del bidone napoletano: dopo aver eliminato Giappone e Giamaica nel gruppo H, Asanovic guidò i suoi alla vittoria con la Romania agli ottavi (1-0) e soprattutto con la Germania (3-0) ai quarti. In semifinale la Croazia si arrese ai francesi (1-2), poi il terzo posto finale si concretizzò grazie al 2-1 all’Olanda nella finalina dell’11 luglio. In patria applausi convinti per Suker, Boban, Prosineski, Jarni e per lo stesso Asanovic, che ormai avevo convinto anche gli ultimi scettici. Con la nazionale croata arrivò a giocare 62 partite con 4 gol, e in teoria andrebbero aggiunte anche le 3 presenze con la nazionale jugoslava. In patria un calciatore apprezzato e di valore, mentre in Italia un elemento a dir poco imbarazzante, un autentico rebus…

Lucio Iaccarino