Non solo calciatore: anche cantante, dirigente e manager! Lalas arrivò al Padova dopo il mondiale Usa 1994, ma come difensore fu inadeguato e scadente!

Alexi Lalas (foto: ferplei.com)
Potenzialmente avrebbe potuto, e aggiungiamo dovuto, fare tanti altri mestieri o professioni. Magari è altrettanto vero che ogni individuo ha le sue ambizioni e nella vita si cerca sempre di coltivare i proprio sogni e cullare le passioni dell’adolescenza. Lavorare come impiegati o in fabbrica per 30 anni può essere deleterio e sfiancante per chiunque, figuriamoci per un americano rampante come lui. Alexi Lalas era ed è un vero avventuriero, un innovatore che aveva un chiodo fisso: voleva sorprendere! E fin da ragazzo c’era riuscito abbastanza bene; già il look lo distingueva dagli altri. Capelli lunghissimi color carota con pizzetto del medesimo color arancione; il tutto su un fisico slanciato e dinoccolato. Da lontano (e forse anche da vicino) sembrava proprio un clown del circo: ecco forse il primo mestiere che gli era passato per la mente.
Ma no; scherzi a parte il simpatico Panayotis Alexander Lalas, nato a Birmingham il primo giugno del 1970, aveva altri progetti in testa. C’era la passione per la musica, di quello che aveva rappresentato il rock and roll nel mondo e amava Stevie Wonder. Lalas aveva una collezione quasi infinita di chitarre e cantava (almeno così sosteneva lui) in modo divino… Era infatti la voce solista dei Gypsies, un gruppo di fracassoni come lui che in America vantava pure qualche ammiratore, come Chelsea Clinton, la figlia del presidente Bill. Oltre a cantare, Alexi voleva imporsi anche nello sport: logicamente non scelse il baseball o il basket, che dalle sue parti andavano per la maggiore. Come detto, lui voleva stupire sempre e preferì il calcio; ai suoi tempi non si poteva ancora parlare di professionismo ma qualcosa cominciava ad intravedersi. Partì nei college e gli fu consigliato di schierarsi come difensore centrale; col fisico che si ritrovava era di certo un buon vantaggio…
Con avversari non certo irresistibili, Lalas riuscì ad assicurarsi una buona carriera a stelle e strisce; migliorò molto nel gioco aereo e nella tempistica degli interventi. Ebbe la fortuna, poi, di essere fra i protagonisti del mondiale del 1994; campionati che si disputavano proprio negli Stati Uniti. Era la grande occasione di emergere, sia per i singoli elementi della squadra sia per l’intero movimento calcistico: un trampolino di lancio e un’occasione ghiottissima per tutti! L’istrionico Lalas, insieme al portiere Meola, Ramos e Winalda, fu senza dubbio fra gli elementi più rappresentativi della selezione. Si creò entusiasmo, con stadi sempre pieni e con l’adrenalina che cresceva gara dopo gara. Come spesso capita, la squadra che ospita la fase finale di un mondiale viene in qualche modo aiutata dagli arbitri; fu così anche allora, con Lalas che comandò con sagacia la sua difesa fino agli ottavi di finale, un risultato più che soddisfacente.
Alexi col suo look ormai spopolava in tutto il mondo e venne soprannominato il Generale Custer, abbinando così ruolo e personaggio. A quel punto, però, Lalas e gli americani peccarono un po’ di presunzione e, nella gara del 4 luglio con il Brasile, erano addirittura convinti di vincere. Ovviamente non ci riuscirono, nonostante l’espulsione nel primo tempo del carioca Leonardo e con il solito arbitraggio casalingo a favore. Il Brasile vinse 1-0 con rete di Bebeto, abile a sfruttare un assist di Romario, che partendo da centrocampo aveva superato mezza difesa americana. Alexi, nelle interviste del dopogara, disse una frase non proprio sportivissima:“Dovevo pensarci io a fermare Romario, con un bel fallo tattico. Così non avrebbero mai realizzato quel gol…” Puntuale la replica di Romario:“Sì, ma prima Lalas doveva prendermi!”
Spacconerie a parte, la parentesi mondiale diede la possibilità a Lalas di trovare un ingaggio in Italia; nel 1994/95 approdò al Padova di Galderisi e Pippo Maniero. Divenne così il primo calciatore statunitense a giocare nel nostro massimo campionato. In una squadra in lotta per la retrocessione (infatti la squadra di mister Sandreani si salvò solo dopo un drammatico spareggio col Genoa), Alexi giocò da titolare al centro della difesa ma non convinse mai in modo totalitario gli addetti ai lavori. Oltretutto il Padova, pur salvando la categoria, in quella stagione fu la seconda peggiore difesa di tutta la serie A con 58 gol subiti. Peggio riuscì a fare soltanto il Brescia (65 gol al passivo), già condannato da mesi alla B. La stagione successiva fu invece un lungo calvario, sia per il Padova che per Lalas. Il Generale Custer non arrivò a giocare neanche una dozzina di partite, mentre i patavini chiusero addirittura all’ultimo posto e con una sfilza di record negativi sul groppone…
Finita in malo modo l’avventura italiana, Lalas provò a consolarsi rientrando in patria giocando in diversi club del suo paese; il campionato professionistico (Major League Soccer), anche se lontano anni luce dalla nostra serie A, era cresciuto molto sia dal punto di vista tecnico sia in quello agonistico. Fino al 1998 vestì la casacca della nazionale (in totale 96 presenze con 9 gol), e poi riuscì a trovare sempre il tempo per le sue molteplici attività: oltre alla musica, persino qualche applaudita apparizione in TV. Nei Los Angeles Galaxi, dove ha avuto come compagno d’avventura il grande Ruud Gullit, Lalas ha ricoperto le cariche di General Manager e presidente. Insomma, una vita movimentata nonostante l’età; in fondo Alexi è ancora giovane e con la voglia di fare che si ritrova chissà cosa avrà in mente per il futuro. Del resto, solo chi lavora sbaglia ed ecco perché abbiamo già perdonato Lalas del suo unico grande errore: provare a fare il calciatore in Italia…
Vi proponiamo uno dei due gol realizzati da Alexi Lalas con la maglia del Padova. Questo si riferisce alla gara contro il Milan:
Lucio Iaccarino