Quarta puntata della rubrica di TuttoCalciatori.Net “LO SVINCOLATO” dedicata ai calciatori in cerca di una sistemazione.

Alessandro Cremaschini

Alessandro Cremaschini

Per il quarto appuntamento della rubrica “LO SVINCOLATO”, TuttoCalciatori.Net ha intervistato Alessandro Cremaschini, 29enne calciatore che ad un certo punto della propria esistenza ha deciso di allontanarsi dal calcio ma che ora vorrebbe tornarci anche per prendersi qualche rivincita nei confronti di chi, a suo tempo, non ha creduto in lui.

Alessandro Cremaschini è nato il 19 maggio 1983 a Roma, dove ha mosso i primi passi, o meglio dato i primi calci. Dal 1993 al 2004 infatti ha militato nel Settore Giovanile dell’AS Roma: «Ho giocato 3 anni nella Primavera, al terzo divenni capitano. Mi sono allenato spesso, il mercoledì e il giovedì in particolare, con la Prima Squadra, ho rischiato 2-3 volte di essere convocato, ma purtroppo non accadde».

Ha diviso lo spogliatoio con giocatori come Totti, Batistuta, Cafù (il suo idolo) e tutta la squadra scudettata, e poi Martinetti, D’Agostino, Lanzaro, Amelia, Zotti, Farina, Pepe, Ferronetti, Paoloni, Aquilani, De Rossi, Bovo, Curci, Galloppa, e tanti altri. L’anno seguente passa in Abruzzo al Castel di Sangro in C2 e a febbraio 2006 si trasferisce nelle Marche, dove rimane fino al termine della carriera. Serie D con Pergolese, Fano, Grottammare e per ultimo Tolentino. Poi nel 2009 decide di chiudere per un po’ con il calcio tornando nel Lazio.

Come mai dopo Tolentino hai messo da parte il calcio? Scelta tua o di altri?
«Fu una scelta dettata da diversi fattori. Sicuramente non capivo perché non riuscissi a risalire nel professionismo nonostante compagni, allenatori e persone del settore mi ritenessero un giocatore minimo da Lega Pro e nonostante nell’ultimo anno mi seguirono alcune squadre di prima e seconda divisione. Ero stufo di veder sempre gli altri andare avanti ed io a rincorrere sempre una squadra.

La mancanza di certezza economica fu un altro fattore ed in più capii che forse era meglio concentrarsi sugli studi. Mi sono appena laureato e vorrei intraprendere la carriera accademica. Fu una scelta mia, appoggiato dalla famiglia e dalla mia ragazza (fra poco moglie) anche se mi misero in guardia, in quanto sarebbe stata una scelta radicale nella mia vita, che avevo speso interamente dietro ad un pallone. Fu anche una “scelta” di chi preferiva certi giocatori, e parlo di direttori sportivi e allenatori, solo perché gli avrebbero permesso guadagni economici, rispetto a me che invece mi sono sempre mosso senza alcun procuratore (la rovina del calcio!!!)».

Qual e l’esperienza che ricordi meglio della tua carriera?

«Fano, di cui sono tutt’ora tifoso. L’esperienza più bella, dove rischiammo di vincere il campionato e i playoff. Una squadra fortissima composta da 16 titolari. Peccato che l’hanno seguente decimarono la squadra, preferendo giocatori veramente scarsi (il Fano rischiò la retrocessione anno 2007-08) cacciandomi senza motivo dopo il ritiro pre-campionato. Sembrava pure dovessi tornare quando risalì in C2, ma come al solito gli interessi economici ebbero la meglio. L’esperienza più negativa furono gli ultimi 2 anni alla Roma, dove l’attuale direttore generale della Fiorentina (Pradè) mi fece terra bruciata intorno solo perché rifiutai alcune soluzioni di prestito in C2 a me non gradite, quando avevo richieste dall’Ascoli e Ancona in serie B (anno 2002)».


In questi anni, dopo l’esperienza di Tolentino, hai giocato in categorie minori?
«Mi sono allenato con alcune squadre. Ho avuto proposte in serie D, Eccellenza. Ho iniziato quest’anno la preparazione con una promozione romana e tutt’ora mi sto allenando anche se ad essere sincero, mi manca il fuoco che avevo anni fa, non digerisco alcune stupidità che vedo e sento negli spogliatoi, dove i ragazzi spesso non sanno cosa voglia dire lavorare e sacrificarsi. Sono ormai mentalmente lontano dal calcio, che non seguo neppure in TV».

Torneresti a giocare nel calcio che conta (da Eccellenza in su) se ti chiamassero? E perché?
«Se ci fosse serietà, sarei disposto a riaccendere il fuoco che avevo dentro e che mi faceva correre chilometri sulla fascia. Certo il gioco dovrebbe veramente valere la candela. Tornerei per dimostrare quanto sia stato sfortunato, quanto non abbia meritato tutto quello che ho subito in questi 10 anni. Per dimostrare di meritare almeno una chance di calcare campi più prestigiosi di quelli della serie D, visto che alcuni giocatori invece hanno inspiegabilmente possibilità su possibilità senza tuttavia meritarle. La mia sarebbe una sfida, perché a 29 anni purtroppo il treno è passato, anche se a me hanno impedito di salirci su quel treno!!!»

Per concludere?
«Vorrei mettere in guardia certi ragazzi; il calcio è una cosa effimera, la seria A è cosa per pochi, non fatevi illudere di essere grandi calciatori, siate onesti con voi stessi e fate la scelta migliore per la vostra vita. Approfitto dello spazio per ringraziare 2 allenatori che mi hanno fatto crescere come calciatore; il mister Izzotti, che ho avuto a Grottammare, e mister Favi, avuto a Tolentino, 2 allenatori, pochi ormai, che insegnano veramente a giocare a calcio!!».

Lara Facchini

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