Il Milan di Berlusconi annunciò il campione del secolo, ma in rossonero Borghi in realtà non giocò mai! Evanescente e inutile, girò il mondo come un pacco postale!  

Claudio Borghi

Claudio Borghi(foto magliarossonera.it)

Nel calcio a volte perdere può rilevarsi meno doloroso del previsto, anche se si tratta di una finale di Coppa Intercontinentale. L’esempio più lampante nella storia è quello dell’argentino Borghi che, l’8 dicembre del 1985, uscì sconfitto con il suo Argentinos Juniors dopo una gara tiratissima contro la Juventus di Platini: 4-2 per i bianconeri ai calci di rigore, dopo il 2-2 dei tempi regolamentari. Ma, per questo spavaldo e giovane centrocampista offensivo (oggi, forse, sarebbe una seconda punta) la delusione durò pochissimo. Quella finale fu per lui un portentoso trampolino di lancio verso la gloria e la fama: il suo destro e il suo modo di giocare avevano incantato tutti, tifosi e giornalisti. Era giovanissimo e traboccante di talento, un mix di bravura e concretezza supportate da eccellenti doti fisiche. Insomma, sembrava uscire da una favola e divenne il gioiello più prezioso del calcio mercato dell’estate successiva. Tutto, o quasi, per quella partita persa…

Claudio Daniel Borghi nacque a Castelar il 28 settembre del 1964 e i facili ottimisti potevano affermare che, oltre ad avere doti calcistiche fuori dal comune, era nato con la camicia. Le sue presunte fortune, però, si sciolsero come neve al sole d’agosto e, come spesso succede per le meteore, in maniera addirittura inspiegabile e misteriosa. Tanto per cominciare, nel 1986 era considerato un elemento indispensabile per la nazionale argentina che partecipava al mondiale del 1986 in Messico. Borghi aveva solo ventidue anni ma gli esperti asserivano che poteva essere lui la spalla ideale per il grande Maradona. Come tutti sanno, invece, la Coppa del Mondo vinta dall’Argentina fu un assolo dell’immenso Diego, capace di trascinare i compagni con reti e giocate spettacolari. Del povero Claudio, che comunque poteva vantarsi di essere campione, si parlò poco o nulla: anzi, dopo il girone eliminatorio perse il posto fra i titolari. Soltanto due presenze, anonime e scialbe, contro l’Italia e la Bulgaria. L’agghiacciante totale di 121 minuti senza gol e senza lampi si commenta da solo: Borghi rimase scottato dalla delusione, avendo sempre avuto grande autostima. Ancora non sapeva che il peggio doveva ancora venire…


Silvio Berlusconi stravedeva per lui, e non era uno scherzo… Il presidente del Milan era rimasto impressionato dai gol e dalle giocate di Borghi con la maglia dell’Argentinos Juniors e ne era addirittura incantato. Acquisì il suo cartellino per 4 miliardi bruciando la concorrenza juventina di Gianni Agnelli e, come sua abitudine da sempre, annunciò a stampa e tifosi l’arrivo di un fuoriclasse assoluto, che col suo magico destro avrebbe oscurato i migliori stranieri della nostra serie A. Sfortunatamente, l’inconsistenza tattica di Borghi e un’inspiegabile pochezza tecnica rovinarono le buone intenzioni iniziali.

Col Milan addirittura non scese mai in campo in gare ufficiali; qualche comparsa in amichevoli senza senso e l’inutile Mundialito del 1987 non possono di certo avere alcun reale significato. Passò una stagione in prestito al Como, ma neanche in riva al lago riuscì a sfoggiare alcun lampo di classe. Appena sette presenze e un corollario di insufficienze costituirono la sua triste cornice italiana; cominciarono inoltre a girare voci di presunte difficoltà con gli allenatori di casa nostra. Insomma, il ritornello che si ripete: del resto l’esasperato tatticismo di Sacchi decretò in pratica la sua morte istantanea, e dalla sua bocciatura fiorì una scelta ben più redditizia: l’olandese Rijkaard!

Dopo l’Italia Borghi cambiò tantissime squadre ma i dubbi si trasformarono in certezze: era un bidone doc! Giocò in club di rinomata fama internazionale, ma dopo pochi mesi veniva rispedito al mittente come un pacco postale poco gradito. River Plate, Flamengo, Colo Colo sono infatti tre delle principali squadre sudamericane, ma Claudio fu solo una comparsa utile per aggiornare gli almanacchi. Litigò ed ebbe discussioni accese con numerosi allenatori, spesso per la sua collocazione ottimale in campo. La lista è lunga e non comprende solo il già citato Sacchi o il selezionatore argentino Bilardo (in totale, Borghi collezionò la miseria di 9 presenze con un gol in nazionale), ma anche svariati tecnici sparsi per il mondo. La domanda nasce spontanea: erano tutti in malafede o l’ex talento era ingestibile?


Eppure la sua mancata esplosione fece il giro del mondo e in America Latina Claudio Borghi è ancora oggi considerato come “il maggior spreco nella storia del calcio argentino”. Uno dei tanti misteri del football: del resto la sua faccia da indio, il sorriso malinconico e lo sguardo triste sono quasi un simbolo per le generazioni pallonare del futuro. Provò la carriera in panchina e, nella nuova professione, si è pure tolto qualche soddisfazione, come dimostra il premio come “Miglior allenatore del Sudamerica” vinto nel 2006. Una nuova vita per lui, finalmente vincente! Anche perché fare peggio delle performance in gioventù era obiettivamente difficile…

 

Lucio Iaccarino