Nella storia del Napoli, insieme a centravanti formidabili, c’è pure una macchia nera indelebile! L’antibomber più sopravvalutato e meno amato dai partenopei…

Calderon

Calderon(foto freeforumzone.it)

Persino il Vesuvio si arrabbiò di brutto nel vederlo giocare, al punto che gli esperti cominciarono a preoccuparsi seriamente allertando il popolo napoletano. Il vulcano borbottava e sembrava esplodere di rabbia da un momento all’altro: poi grazie a Dio si scoprì che non erano sinistri presagi di eruzioni devastanti.

Il Vesuvio, infatti, si comportava come uno dei tanti tifosi del Napoli che, sbigottiti, assistevano alle performance domenicali del bidone in questione. Il peggio era che si trattava di un centravanti che, probabilmente, aveva un peso diverso rispetto agli altri ruoli. Al San Paolo avevano fatto faville fior di bomber stranieri come Sivori, Altafini e Careca (anni dopo pure un certo Cavani) e nessuno poteva perdonare questo numero 9 argentino dai piedi storti e dal feeling col gol pressoché nullo. E il Vesuvio, quando Calderon fu mandato via, tornò tranquillo e beato come un bambino che si ciuccia il piede…

Jose Luis Calderon nacque a La Plata, circa 60 km da Buenos Aires, il 24 ottobre del 1970. Fu un simbolo vivente, quasi un’icona, di quelli che qualcuno ironicamente etichettava bomber di “quartiere”. La nomenclatura può trarre in inganno, visto che molti rappresentanti di codesta tribù erano e sono sudamericani.

Genericamente, parliamo di quei calciatori bravi e prolifici solo nelle mura di casa, cioè nei propri campionati. Calderon in Argentina era un cannoniere piuttosto considerato, capace di andare sovente in doppia cifra con Estudiantes e Independiente. Fin qui tutto normale, poi entrarono in scena persone e situazioni non limpidissime; si parlò, infatti, di procuratori e agenti capaci, con la complicità di giornalisti poco professionali, di ingigantire le quotazioni di Calderon (forse l’unico ignaro di tutto).


Titoloni sui quotidiani, gol normali spacciati per prodezze e persino convocazioni nella nazionale argentina: Calderon si riscoprì attaccante di razza, pronto per essere venduto all’estero. Ovviamente il prezzo, con questi trucchi, lievitava come un panettone…

Un onesto mestierante che poteva valere al massimo un miliardo (e forse siamo anche generosi) dell’epoca arrivò così ad essere venduto al Napoli per quasi 8 miliardi: il pacco Calderon fu confezionato a puntino e recapitato al presidente Corrado Ferlaino nella stagione 1997/98. Il rendimento dell’argentino fu basso come tutto il resto della squadra, che chiuse il campionato al 18° posto, retrocedendo in serie B. E, nonostante un parco attaccanti tutt’altro che formidabile (il migliore era Protti, poi Bellucci, Stojak e Scarlato) Calderon giocò appena 6 partite, tutte condite da fischi e sberleffi dei tifosi azzurri…

Il Napoli cambiò ben quattro allenatori in pochi mesi (Mutti, Mazzone, Galeone e Montefusco) per invertire la rotta di quell’annata balorda, ma il destino era ormai segnato. Qualcuno, però, riteneva ancora Calderon un centravanti talentuoso ma sfortunato: una leggenda narra che il puntero argentino durante le amichevoli infrasettimanali si scatenava…Qualcuno giurò di aver visto gol di straordinaria fattura; una volta contro la Primavera segnò da 50 metri, beffando il portiere con un missile di rara bellezza e precisione! Aneddoti veri o inventati? Forse solo la macchina della verità potrebbe aiutarci…

Visto che possiamo solo attenerci alle cronache e a quello che il campo racconta, dobbiamo pertanto riferire che Calderon andò via da Napoli quasi come un ladro. Persino la data del suo rientro in Argentina restò avvolta nel mistero, giusto per non turbare qualche tifoso partenopeo facinoroso… Josè tornò in Argentina, passò da uno dei migliori psicanalisti per dimenticare l’Italia, Napoli e il Vesuvio e ritornò a calcare i campi tanto amati della sua Argentina. Cambiò diverse squadre e riuscì a ritrovare il feeling con le porte avversarie, ritirandosi quando era ormai quasi quarantenne.

Con la pensione, non proprio dorata ma comunque dignitosa, Calderon passa il suo tempo a pescare e ad una piccola attività commerciale. In uno scaffale della sua bella casa ha un archivio di giornali, quotidiani sportivi e vecchie fotografie che raccontano il suo passato agonistico. Una sera, inforcando gli occhiali vicino al camino, ritrova una rivista italiana che gli dedicava la prima pagina: era appena stato acquistato dal Napoli. Il titolo era: Calderon, il nuovo Batistuta! Persino lui non riesce a trattenere una risata: “Questa è proprio grossa…”

Lucio Iaccarino