Il Milan provò a rinsaldare la tradizione di campioni provenienti dall’Olanda e pescò dall’Ajax questo giovane terzino destro. Fu un pessimo affare per tutti…

Reiziger

Michael Reiziger(foto dnamilan.com)

Probabilmente l’Olanda è la scuola calcistica meno fortunata del globo: da più di quarant’anni sforna campioni assoluti (Cruijff ma non solo) senza però riuscire a vincere un campionato del mondo per nazioni. E’ andata meglio a livello di club, come ci insegna soprattutto la storia del Milan negli anni ottanta. Alla base dei trionfi di quel periodo la figura dell’allenatore Sacchi era, almeno a nostro giudizio, in secondo piano: i veri pilastri erano proprio i tre olandesi Rijkaard, Van Basten e Gullit.

Il loro apporto fu fondamentale per scudetti e coppe internazionali, bastava nominarli per terrorizzare anche gli avversari più quotati. La dirigenza del Milan ci prese gusto e continuò a trattare calciatori olandesi per molti anni, sperando ovviamente di ricavarne sempre investimenti redditizi. Arrivarono in effetti altri giocatori di buon livello ma anche, e nessuno poteva immaginarlo, pessimi elementi. Come Reiziger, che nel fiore degli anni arrivò a Milanello carico e motivato come i suoi illustri predecessori. Il punto è che non aveva proprio nulla in comune con loro: nemmeno il ruolo…

Michael Reiziger nacque nel maggio del 1973 ad Amstelveen, nel cuore dell’Olanda. Entrò giovanissimo nell’Ajax di Amsterdam, dove da sempre il settore giovanile è una delle priorità assolute del club: i ragazzi vengono svezzati, tutelati ed integrati gradualmente in prima squadra. A diciassette anni Reiziger debuttò in campionato, poi fu spedito in prestito al Volendam e al Groningen. Rientrò alla casa madre nel 1994: era diventato un promettente terzino destro, solido in difesa e capace anche di veloci incursioni sulla sua fascia di competenza. Bruciando le tappe, entrò presto nelle grazie del tecnico Van Gaal e condivise coi lancieri tantissime vittorie importanti.

Arrivarono due campionati olandesi, una Coppa Uefa (nel 1992 in finale col Torino,ma lui non scese in campo) e un’inaspettata Coppa dei Campioni nel 1995. In questa occasione, invece, Reiziger era il terzino destro titolare di un Ajax tanto giovane quanto sorprendente, composto da elementi validi come Seedorf, Litmanen e Kluivert. E fu proprio quest’ultimo a beffare a sei minuti dalla fine il favoritissimo Milan di Capello nella finale di Vienna del 24 maggio. Ajax-Milan 1-0 e quarto titolo continentale per gli olandesi: Reizinger, così come altri protagonisti di quella vittoria, finì inevitabilmente nella lista della spesa dei club europei più facoltosi. Due anni dopo fu ingaggiato proprio dal Milan, che dopo l’addio di Fabio Capello voleva cambiare radicalmente faccia.


Le turbolenze estive di quel 1996 finirono col danneggiare tutto l’ambiente milanista, da sempre abituato a vincere (i tifosi stavano ancora festeggiando lo scudetto di pochi mesi prima) ma che si sgretolò davanti alle prime difficoltà. Il nuovo tecnico era l’uruguaiano Oscar Tabarez, che proponeva idee di gioco innovative ma forse inadatte al nostro calcio: la squadra si reggeva su Weah, Savicevic, Boban, Paolo Maldini e sull’altro olandese, sempre ex Ajax, Edgar Davids. Gli inossidabili, ma ormai anziani, Franco Baresi e Tassotti erano quasi al passo d’addio. Il nostro Reiziger, invece, era carico a mille per la nuova avventura: il ruolo di terzino destro, con Panucci che dopo qualche mese sarebbe andato al Real Madrid, era suo a tutti gli effetti… Si accorse presto, però, che in Italia non ti perdonano neanche il minimo errore, sia tattico che tecnico.

Lui cominciò subito male, fornendo una prestazione mediocre nella finale di Supercoppa Italiana (persa 1-2 contro la Fiorentina di Batistuta). Il solco, anche se piccolo, era già stato tracciato: Reiziger fu subito relegato in panchina e ci restò nelle prime giornate di campionato. Quando poi veniva gettato nella mischia si rivelò inadeguato e poco attento; addirittura quasi arrendevole in fase difensiva, forse per lo scarso feeling coi compagni di reparto. I tifosi lo presero subito di mira, fischiandolo senza pietà: Reiziger collezionò soltanto 10 presenze, col Milan che (ovviamente non solo per colpa sua) sprofondò nell’anonimato.

I rossoneri conclusero il campionato all’undicesimo posto, il peggior risultato di sempre dell’era Berlusconi, e il cammino in Coppa Campioni fu altrettanto deludente. Neanche il cambio in panchina, con Sacchi che aveva sostituito Tabarez, aveva dato i frutti sperati. Il contratto con Reiziger fu consensualmente sciolto, e ognuno riprese la sua strada. La divisione, un po’ come in alcuni matrimoni-lampo, portò fortuna sia al Milan (che riuscì a risalire la china in Italia e in Europa) che al terzino olandese. Reiziger si trasferì addirittura al Barcellona, e in Spagna ritrovò continuità e fiducia nei propri mezzi. Coppe comprese, superò le 200 presenze ufficiali e contribuì alla vittoria di due campionati e di una Coppa del Re. I suoi due ultimi club furono il Middlesbrough, in Inghilterra, e il Psv di Eindhoven, dove ebbe la soddisfazione di chiudere in patria la sua carriera sportiva. Da segnalare, inoltre, la sua soddisfacente militanza con la nazionale olandese: in un decennio, dal 1994 al 2004, Reiziger collezionò 72 presenze correlate da un gol. Nel 1998, in Francia, disputò un ottimo campionato del mondo: l’Olanda chiuse al quarto posto, perdendo solo ai rigori la semifinale contro il Brasile di Ronaldo.

 

Lucio Iaccarino