Intervistato da “As”, l’ex juventino guarda alla Finale di Berlino con un occhio al passato ed ai suoi precedenti contro i blaugrana.
Pietro Vierchowod sa cosa significa vincere una Coppa dei Campioni. Ma sa anche cosa significa perderla in Finale contro il Barcellona. Ex difensore di Como, Sampdoria, Fiorentina, Roma, Juventus, Perugia, Milan e Piacenza, in blucerchiato perse due finali contro il “Dream Team” di Johan Cruyff: la Coppa delle Coppe del 1989 e la Coppa Campioni del 1992. La rivincita se la prese a 37 anni suonati, vincendo la “coppa dalle grandi orecchie” nel 1996 vestendo la maglia della Juventus.
Lui che ha conosciuto entrambe le facce della medaglia, è stato intervistato dal quotidiano sportivo spagnolo “As”, in una intervista cui si è aperto, lasciando in evidenza che la ferita del ’92 non si è mai chiusa.
Proprio parlando della storica finale di “Wembley”, in cui un calcio di punizione di Ronald Koeman all’ultimo minuto dei tempi supplementari diede la coppa al Barcellona e stroncò il sogno della Samp, Vierchowod rimpiange ancora l’occasione sprecata: “Quel Barcellona aveva qualità, ma noi dovevamo vincere. Avevamo perso una finale di Coppa delle Coppe contro di loro a Berna tre anni prima e pensavamo di aver imparato la lezione. Invece perdemmo per un errore di Pagliuca: tutti sapevamo che Ronald tirava le punizioni di potenza, ma Pagliuca intuì che l’avrebbe collocata; invece tirò forte, come sempre. Andai via con la sensazione che avremmo dovuto vincere. Vialli ebbe occasioni da gol chiare che non entrarono. Fu un peccato. Era una opportunità storica di vincere la Coppa dei Campioni che non si ripresenterà”.
Il cinquantasettenne Vierchowod, la cui ultima esperienza in panchina è stata in questa stagione con l’Honved, si consola ricordando che la Juventus gli diede la rivincita con la Champions del 1996 a Roma, vinta ai rigori contro l’Ajax. Infine, analizza la gara di domani a Berlino: “Il Barcellona dipende molto da Messi e Iniesta, due giocatori che vorrei sempre nella mia squadra. Anche Piqué è fondamentale, ha molta personalità ed è capace di iniziare l’azione da dietro. Nella Juve la forza è il collettivo”.
A poche ore dall’ultimo verdetto della stagione, pure l’immortale Pietro Vierchowod ha detto la sua. Un giocatore come era lui servirebbe come il pane alla Juve, che dovrà fare a meno dell’infortunato Chiellini nella sfida contro Neymar, Suárez e Messi.
Mario Cipriano

