“Clementi guida uno squadrone, ma il pubblico del Riviera può fare la differenza. Il Fano la più forte”

Giovanni Piccoli

Giovanni Piccoli

Giovanni Piccoli, ex direttore generale di Fano e Sambenedettese, si è preso un meritato periodo sabbatico di riposo. Dopo l’ultimo incarico ricoperto nella dirigenza del club allora guidato da Gianni Moneti, dove è rimasto due stagioni, ha preferito staccare la spina in attesa in un prossimo futuro di una nuova chiamata per un ruolo importante. Domenica torna al Riviera delle Palme in qualità di spettatore e ci fa un quadro delle pretendenti alla vittoria finale del Girone F.

Domenica scorsa è andato in scena il ‘suo’ derby, Fano-Samb. Come giudica le due formazioni viste al Mancini?

Ho visto una Samb molto forte, una squadra che è stata aggressiva e concentrata per tutti i 90 minuti, ha saputo sfruttare benissimo gli episodi e questo ha indirizzato la gara nel binario giusto per i rossoblù. Quella del Fano, invece, è stata una partita molto condizionata dall’episodio iniziale che l’ha costretto in dieci. A dire la verità, fossi stato Alessandrini mi sarei coperto di più e avrei cercato di limitare maggiormente l’azione degli ospiti. Ho visto in ogni caso due squadre ben attrezzate per ambire a vincere“.

Qual’è la più forte secondo lei?

Anche se domenica non si è visto il solito Fano credo che gli amaranto siano la formazione più completa, e, in un certo senso, la più forte di tutte. Contro la Samb ha influito indubbiamente il fattore psicologico, era una formazione meno spavalda del solito. Un conto è essere una outsider, come la stessa Alma era nello scorso campionato, un altro è avere i gradi di favorito e forse ha pagato il prezzo della posta in palio. La squadra di Beoni dal canto suo è molto forte dalla cintola in sù mentre nel reparto difensivo paga qualcosa”.

Che cosa può dirci della sua esperienza nelle due città?

Sia a Fano che a San Benedetto ci sono stati momenti felici e altri negativi. A Fano cogliemmo una salvezza in Seconda Divisione in un torneo difficile che quell’anno ci metteva contro formazioni del calibro di Perugia e Catanzaro. La stagione seguente retrocedemmo. A San Benedetto invece il campionato d’Eccellenza vinto non lo voglio pensare come una conquista perchè, per il tipo di platea che rappresenta, era normale che dovessimo risalire. Lo scorso anno invece c’erano i mezzi per puntare alla vittoria in Serie D ma la Maceratese ne aveva di più e ha fatto qualcosa di eccezionale. Sono entrambe due piazze importanti in cui quando i risultati arrivano l’entusiasmo è contagioso, specialmente a San Benedetto”.

Domenica al Riviera delle Palme va in scena un altro match di cartello.

E’ una partita molto interessante. Il Matelica è un’altra pretendente per la vittoria finale, ha giocatori di categoria superiore. Saranno scintille perchè per entrambe le motivazioni sono al massimo. La posta in palio è molto importante. Per la Samb adesso è il momento delle conferme, se vince può scrollarsi di dosso la squadra di Clementi e spiccare il volo. Se gli ospiti facessero risultato, invece, avrebbero una bella iniezione di fiducia. E’ un banco di prova importante. Il Matelica ha nell’attacco il suo punto di forza. Gente come Bondi e Picci non ce l’ha nessuno in questo girone. Sulla carta il Matelica ha tutto per essere protagonista fino in fondo assieme a Fano e Samb. E dopo l’ultimo ko in casa avrà voglia di rifarsi“.

Ci fa un pronostico?

Con l’affetto che mi lega a San Benedetto, dico 2-1 per i rossoblù. Un risultato che mi farebbe contento. Sarò allo stadio domenica per vederla. Sarà una partita molto interessante e mi aspetto un bel pubblico“.

Come le sembra il girone F ? Il Campobasso è una sorpresa in negativo.

La vedo difficile che possa rientrare in corsa, ha già perso terreno. Nel calcio ci sono leggi non scritte e situazioni non definitive ma che evolvono e quando cominciano a mancare le sicurezze è difficile recuperarle in fretta“.

Del suo futuro cosa può dirci? Quando tornerà a ricoprire un ruolo nel calcio?

Penso che in questa fase era giusto fermarsi. Dopo l’esperienza di San Benedetto trovare da subito nuovi stimoli era difficile e ho declinato delle proposte perchè dopo aver lavorato in una piazza importante non trovi la giusta soddisfazione ovunque. Il calcio poi non è la mia prima attività, il mio lavoro non mi permette di spostarmi più di tanto da Fano dove vivo e dunque le mie possibilità si riducono. Avevo però bisogno di un periodo di pausa per poter girare, allacciare nuovi contatti, vedere molte partite per conoscere e osservare da vicino i talenti che abbiamo sui campi di Marche e Romagna“.