Il controverso rapporto tra il calcio e i settori giovanili delle squadre: tra chi è pronto e chi no

Negli ultimi tempi i settori giovanili stanno diventando sempre più importanti. E per fortuna verrebbe da dire.

Molti paesi europei hanno abbracciato appieno questo aspetto: il settore giovanile può essere la risorsa più importante di un club. Tante società hanno capito come i settori giovanili siano la vera miniera d’oro, nonché la principale causa dei risultati della prima squadra. Basti pensare che ultimamente si sono diffuse fra i bookmakers anche le scommesse calcistiche sulle squadre giovanili – scopri i siti scommesse con i migliori bonus.

Altri invece fanno ancora fatica ad accettare questa situazione, ponendo il mero risultato davanti alla crescita dei ragazzi.

 

Calcio e settore giovanile: sviluppo, crescita e ricavi

 

Settori giovanili a confronto

Da anni in paesi come Spagna e Germania le squadre giovanili sono la base da cui partire per realizzare strutture e programmare il futuro.

L’esempio migliore possibile è il Barcellona, che vanta una “Cantera” invidiata da tutti. Il settore giovanile catalano è da tempo uno dei migliori al mondo: dalla cura dei fondamentali alla gestione dei ragazzi, dallo sviluppo tecnico e mentale ai precisi princìpi tattici da seguire per ogni categoria. Solo il fatto che ogni squadra nel Barcellona giochi con il modulo 4-3-3 dimostra l’attenzione allo stile e alla metodicità presente in casa blaugrana. Da qui ha preso esempio tutta la Spagna, che infatti tra il 2008 e il 2012 ha vissuto un’epoca d’oro vincendo consecutivamente due Europei e un Mondiale.

Il Barça però non è il solo. C’è infatti una squadra che ha dato il via a tutto questo, rivoluzionando completamente il modo di intendere calcio, insegnarlo e svilupparlo fin da primi anni di attività: si tratta dell’Ajax. Il club di Amsterdam non ha le disponibilità economiche delle principali società europee, ma ha una storia famoso in tutto il pianeta: qui negli anni ’70 è passato Cruijff – filo conduttore tra Amsterdam e Barcellona – il quale ha introdotto una visione moderna di questo gioco, il cosiddetto “calcio totale”. Quel tipo di calcio viene tutt’ora insegnato ai giovani ragazzi olandesi nel club biancorosso, dove tutto è chiaro fin dai primi anni: la tecnica prima della tattica, la creatività prima della corsa.

Nel tempo anche altre realtà si sono sviluppate partendo proprio dal settore giovanile. Fra queste in Germania c’è il Bayern Monaco, che da dopo il 2006 ha attuato una rivoluzione intelligente delle strutture e del modus operandi. Il risultato? Bavaresi campioni d’Europa nel 2013 e Germania campione del mondo nel 2014. Stesso percorso lo sta seguendo da qualche anno anche il Manchester City in Inghilterra, che grazie alle ingenti disponibilità economiche del proprio presidente sta investendo tantissimo nei giovani.

 

L’importanza del settore giovanile

Ciò che molti erroneamente ancora pensano è che investire sui giovani sia una perdita di tempo, di soldi e di energie che potrebbero esser dedicate solo ed esclusivamente alla prima squadra. Perché? Perché queste persone ritengono ancora che il risultato venga sempre e comunque prima di ogni altra cosa. Prima del gioco, prima della crescita, prima dello sviluppo calcistico e non.

Niente di più sbagliato. Come da anni stanno dimostrando sempre più grandi squadre infatti, i risultati dei professionisti sono l’esatto specchio del lavoro che viene svolto con il settore giovanile. Chiaramente questa non è sempre una diretta conseguenza, ma sempre più spesso investire tempo e denaro sui più giovani – e quindi sulle strutture, sugli allenatori, sugli allenamenti e sui programmi di formazione – porta risultati positivi e concreti anche fra i più grandi.

In Italia ancora questo concetto non è passato del tutto: settori giovani come quello della Juventus e dell’Atalanta sono un’eccezione rispetto a quelli delle altre grandi squadre. All’estero invece in questo senso si è un passo avanti: gli altri hanno capito come il settore giovanile, se coltivato bene, possa portare soddisfazioni immense nel medio-lungo periodo.

L’obiettivo di chi allena questi ragazzi infatti non deve essere quello di vincere le singole partite o i tornei così da sperare di fare carriera. Gli allenatori hanno il compito di migliorare i giocatori, farli crescere sotto ogni aspetto e prepararli al grande salto. Di fatti, in sempre più squadre spagnole, inglesi e tedesche non è raro vedere giovanissimi esordire fra i professionisti. In Serie A questo processo non è ancora stato abbracciato del tutto, ma i risultati dicono che è la strada giusta: investire sul settore giovanile produce ragazzi più pronti – e in anticipo – per la prima squadra, facendo così risparmiare centinaia di milioni in fase di calciomercato.