Il Brasile crolla sbriciolato da una Germania devastante. L’Argentina offre la solita prestazione grigia, ma supera l’Olanda ai rigori.

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La Coppa del Mondo

La Finale dei Mondiali brasiliani se la giocheranno Germania ed Argentina. Son queste le sentenze delle due Semifinali giocatesi Martedì e Mercoledì. Due Semifinali completamente diverse, a loro modo belle e brutte, noiose ed entusiasmanti. Il grande sconfitto è il Brasile padrone di casa, che credeva di vincere per diritto e invece si è ritrovato con la peggior batosta della sua storia.

C’era chi temeva un “Mineirazo”, versione Minas Gerais del famoso “Maracanazo”. Ma probabilmente nessuno immaginava quel che si è visto l’altra sera, nemmeno i due fortunati che si eran giocati la schedina con Germania-Brasile 7-1 e che si porteranno a casa una fortuna. Il crollo della “Seleçao” è clamoroso e inspiegabile. Se la nazionale di Scolari non si caratterizzava per il “jogo bonito”, sí lo faceva per la solidità: invece David Luíz e Dante, Marcelo e Maicon, Luíz Gustavo e Fernandinho son stati travolti dalla Germania riconvertita al tiki-taken da Joachim Low.

Una sconfitta che forse fa giustizia di una nazionale non all’altezza della sua gloriosa storia, che pretendeva di vincere la Coppa del Mondo come se gli spettasse per grazia divina, senza tenere in conto gli avversari, con tifosi che han passato l’intera competizione a fischiare gli inni nazionali delle altre selezioni, con politici e comitato organizzatore che pretendevano con questo spettacolo dal finale prestabilito di saziare la gente che chiede riforme, benessere e parità sociale.

Thomas Muller segna l'1-0 al Brasile  (foto www.sport.bt.com)

Thomas Muller segna l’1-0 al Brasile (foto www.sport.bt.com)

Quando Thomas Müller (quinto gol per lui, staccati Messi e Neymar in classifica marcatori, dove davanti ha solo James Rodríguez) segna l’1-0, l’idea è che si vedrà una bella partita, aperta da un gol che avrebbe dovuto obbligare il Brasile ad esporsi e rischiare. Invece dieci minuti dopo inizia il bombardamento tedesco al forte del “Mineirão” di Belo Horizonte: al 23’ Miroslav Klose (sedicesimo gol in Coppa del Mondo, superato Ronaldo nella classifica all time), al 24’ ed al 26’ Toni Kroos, al 29’ Sami Khedira. 5-0 in mezz’ora: increbile!  I verdeoro han vissuto un quarto d’ora di trance, un black out totale che la Germania ha sfruttato per scrivere una pagina di storia della più importante competizione sportiva che esista.


Mai si era stato un 7-1 in una semifinale mondiale, mai il Brasile aveva incassato tanti gol in una sola volta (la peggior sconfitta è uno 0-6 contro l’Uruguay nella Coppa América del 1920), peraltro in casa (dove non perdeva da un’amichevole di Agosto 2002, mentre in gare ufficiali non succedeva dal “Maracanazo” del 1950), senza reagire, se non in apertura di ripresa, ma abbandonandosi alla fine ad un avversario che non voleva infierire ma non si è potuto esimere dal segnare ancora due volte in più, entrambe con André Schürrle.
Ora, mentre finito il circo le genti brasiliane iniziano a tornare in strada chiedendo pane, la “Seleçao” è attesa da una rivoluzione strutturale che richiede riportare al centro del gioco l’allegria e le doti tecniche, più che la forza fisica e l’organizzazione tattica.

Maxi Rodriguez festeggia il passaggio del turno con Sergio Romero  (foto www.darkroom.baltimoresun.com-)

Maxi Rodriguez festeggia il passaggio del turno con Sergio Romero (foto www.darkroom.baltimoresun.com)

Alle otto reti di Martedì non han risposto Olanda e Argentina Mercoledì. Uno 0-0 in piena regola, con poche emozioni, poche occasioni da rete, pochi errori in difesa e nessuna prodezza. Una gara che nessuno meritava di vincere, ma che se un vincitore doveva avere questo è l’Argentina, privata di un gol regolare di Higuaín per un fuorigioco inesistente e che ha creato le uniche occasioni da rete del match, su tutte quelle ai supplementari di Rodrigo Palacio e Maxi Rodríguez.

C’è poco da dire perché poco si è visto: un Van Persie inutile, un Robben troppo sconclusionato e troppo poco assistito per perforare una difesa albiceleste che si prevedeva un colabrodo e invece si è trasformata partita dopo partita in un fortino inespugnabile, un Messi non al top e che ha sentito chiaramente la mancanza di Di María, un Van Gaal che ha cercato senza trovare la chiave per aprire la gara e si è dovuto giocare fino all’ultima sostituzione, negandosi la possibilità di cambiar portiere in vista dei rigori.

E lí, dagli undici metri fatidici, gli argentini son stati infallibili contro quel Cillisen che non ha mai parato un rigore in vita sua (letteralmente: con quelli di Mercoledì son 24 rigori su 24 incassati), mentre dall’altra parte il criticato Sergio Romero prendeva appuntamento con la storia e riceveva l’eredità di Sergio Goicoechea, il portiere che a Napoli nel 1990 fermò Donadoni e Serena.
Romero è la dimostrazione di come si può diventare eroi del pallone nel giro di pochi minuti, di come il calcio sia volubile e propenso a cambiare idea, mostrando il pollice verso l’alto o verso il basso in considerazione di un dettaglio quale è un calcio di rigore.

 

Mario Cipriano