I ragazzi di oggi probabilmente si sfideranno in una gara a “Fifa” o in una a “PES“, ma per le generazioni passate, gli anni della fanciullezza sono sinonimo di bel altre “sfide”, quelle vere, giocate per strada: partite tra amici.

vari palloni

Con pile di giubotti a fare da palo, oppure delle bottiglie di plastica, nei casi più fortunati a delimitare la rete c’era un portone: questi sono i ricordi di chi giocava quelle “mitiche” partite per strada , con un numero di componenti variabile per ogni squadra, quelle partite giocate dal primo pomeriggio fino a notte fonda avevano un solo protagonista, oltre ai piccoli calciatori, e cioè il pallone.

La scelta del pallone era spesso legata al caso, stuole di bambini accorrevano nel luogo designato per la partita ma soltanto nella migliore delle ipotesi uno di questi si presentava con un pallone, in caso contrario bisognava fare una colletta per acquistarne uno. La tipologia di pallone non era molto variegata e la scelta per i “giovani giocatori di strada” era limitata a tre palloni diversi, che tutti gli appassionati ricorderanno: SUPER TELE, SUPER SANTOS e TANGO. Disposti in rigoroso ordine crescente di gradimento questi tre palloni hanno certamente segnato la fanciullezza di intere generazioni:



SUPER TELE: Pallone di plastica adornato da stampe posticce volte a creare l’impressione o a ricalcare vagamente la fisiologia di un pallone di cuoio. Ma un Super Tele non avrebbe mai dato a nessuno l’impressione di un pallone di cuoio nemmeno osservandolo molto da lontano: il Super Tele era una palla troppo leggera, troppo piccola per costituire un valido compagno di giochi. Di solito quando ci si presentava per una partita portando con sè un Super Tele scattava il classico commento: “L’hai rubato a tua sorella?“. Dalla sua aveva un grande pregio però: l’economicità, che lo rendeva il pallone prediletto in caso di colletta. Per dirla brevemente quando calciavi un Super Tele non sapevi mai dove sarebbe finito e quale bislacca traiettoria avrebbe assunto. “Se ne va via col vento” si diceva, ed era vero.

SUPER SANTOS: Il fratello “nobile” del Super Tele. Il Super Santos era un pallone inconfondibile innanzitutto per il suo colore: arancione, solcato da righe di colore nero che ricalcavano dei piccoli bassorilievi scavati sulla superficie del pallone. Spesso i bassorilievi e le righe nere non combaciavano affatto, ma questo non rappresentava un problema. Il Super Santos era il “pallone medio”, il meglio che si potesse ottenere ad un prezzo accessibile. Come il Super Tele anche il Super Santos era leggero, ma non così tanto, anche il Super Santos prendeva traiettorie imprevedibili, ma non troppo. “Non ti sedere sopra o si fa a limone” si diceva a chi cercava nel pallone un valido appoggio al meritato riposo.

TANGO: Avere un Tango voleva dire avere un “vero pallone”. I possessori di Tango erano guardati con invidia dagli altri ragazzini, ed avevano la facoltà di scegliere le squadre per aver avuto la bontà di condividere con gli altri il proprio “tesoro”. Il Tango era di cuoio ed era pesante, forse troppo (colpirlo di testa provocava dolore) ma ti faceva sentire davvero un fuoriclasse.  “Se lo perdi lo vai a prendere e se lo buchi me lo compri” diceva il fortunato proprietario, come dargli torto, il Tango era un bene da salvaguardare.

Nicola Mirone