Federico Bernardeschi

Federico Bernardeschi – Photo by Nazionale Calcio / CC BY 2.0

Il calcio e la musica sono due mondi che si toccano e si intrecciano tantissime volte. Pensate ai calciatori brasiliani, che in ogni occasione, si scatenano a ballare a ritmo di samba: quale binomio più celebre nel mondo del football se non questo? D’altra parte, l’associazione tra il calcio brasiliano e la musica rappresenta davvero un cult: grazie ai social, però, si può davvero comprendere come, anche al giorno d’oggi, la musica rappresenti sempre una componente fondamentale di questo sport.
Proviamo a pensare alle ore che precedono il calcio di inizio di un match particolarmente importante, come una finale oppure una partita decisiva per vincere uno scudetto. È abbastanza comune, fra i giocatori, l’usanza di ascoltare dei particolari tipi di musica per potersi caricare a dovere, dal punto di vista psicologico, in vista della partita. Eppure, nonostante l’universo calcistico sia stato investito da un’ondata di cifre folli e di ingaggi da record, perlomeno nelle principali serie europee, il football, inteso come sport generale, e la musica, rappresentano due passioni che avranno sempre carattere popolare. Quelle in cui ognuno di noi si può perdere in qualsiasi momento: sono sufficienti un pallone e una radio piuttosto che qualsiasi altro dispositivo che diffonda delle canzoni.

Pensate che il legame tra musica e calcio è così forte e onnicomprensivo che addirittura può portare a delle scelte anche clamorose. Pensiamo per un momento a tutti quei calciatori che hanno dimostrato un attaccamento quasi viscerale verso la musica. Uno di questi è tra i protagonisti della Juventus che grandi cose sta facendo in questo campionato e che nonostante l’amara eliminazione ha fatto per parlare di sé anche in Champions League. Il personaggio di cui stiamo parlando, inoltre, è anche un punto fermo importante per la Nazionale Italiana e non usa mezzi termini nel definirsi un “rocker mancato”. Parliamo di Federico Bernardeschi, che ama suonare la chitarra, è stato visto più di una volta a dei concerti (Nirvana e John Butler gli artisti che apprezza di più) e la sua anima rock risalta anche dalla notevole e massiccia dose di tatuaggi sparsi per il corpo. Dopo essere esploso con la maglia della Fiorentina, ha fatto il grande salto con il trasferimento a Torino.

Le sue ultime partite confermano come Federico sia uno dei giocatori in cui Allegri creda maggiormente, grazie soprattutto alla sua notevole duttilità tattica, unita ad un’ottima tecnica e ad una buona corsa. Prestazioni, quelle di Bernardeschi, che sono state fondamentali per vincere anche quest’anno la Serie A che in queste ultime giornate vedrà stabilirsi gli ultimi verdetti della stagione dove la lotta per il quarto posto e acceso alla Champions League è accesa più che mai.
Bernardeschi, però, non è di certo l’unico calciatore con una passione sfegatata per la musica. Un altro esempio di come addirittura la musica possa sovvertire l’ordine delle priorità rispetto alla carriera da calciatore è Pablo Daniel Osvaldo. Il calciatore argentino, particolarmente noto in Italia per aver vestito le maglie di Fiorentina, Bologna, Roma e Juventus, a 30 anni ha deciso di mollare tutto e fare quello che più ama nella vita, ovvero suonare in un gruppo di musica rock.

 

 

Come il bomber argentino, però, gli esempi di calciatori che vanno pazzi per la musica sono veramente numerosi. In tanti l’hanno conosciuto al Milan, altri prima ancora con la maglia del Genoa, ma Gianluca Lapadula, ovunque sia andato, ha sempre coltivato un altro suo grande talento, ovvero suonare il pianoforte. E si è cimentato pure in televisione, durante una puntata de “La Domenica Sportiva”, in un’esibizione al pianoforte davvero notevole, che probabilmente nessuno si aspetta da un calciatore. Il rock, però, sembra proprio essere il tipo di musica più amato: pensate che, nel 2005, nella Lazio, ben quattro giocatori decisero di mettere insieme un gruppo rock, amatoriale ovviamente, per beneficenza: si trattava dei gemelli Filippini, di Paolo di Canio e di Tommaso Rocchi.