Ci sono calciatori che a quarant’anni hanno già iniziato una nuova carriera lontano dal campo. Poi c’è Kazuyoshi Miura, che continua a giocare da professionista a 59 anni.

Il 25 luglio 2026, con la maglia del Fukushima United, “King Kazu” ha segnato nella vittoria contro l’Iwaki Furukawa FC, diventando il più anziano marcatore del calcio professionistico. Un nuovo capitolo di una carriera iniziata oltre quarant’anni fa.

La sua storia non rappresenta soltanto un record sportivo. È anche un esempio di disciplina, capacità di adattamento e motivazione, oltre che uno spunto per riflettere sulla longevità e sullo stile di vita del popolo giapponese.

 

Kazuyoshi Miura con la maglia del Fukushima United nel 2026

Kazuyoshi Miura con la maglia del Fukushima United nel 2026

 

Dal Brasile alla Serie A

Nato il 26 febbraio 1967 a Shizuoka, Miura lasciò il Giappone ad appena 15 anni per trasferirsi da solo in Brasile e inseguire il sogno di diventare un calciatore. A 18 anni firmò il suo primo contratto professionistico con il Santos, entrando in un mondo calcistico molto diverso da quello che aveva conosciuto fino a quel momento.

L’esperienza brasiliana contribuì a formarlo non soltanto dal punto di vista tecnico. Fu lì che imparò, come ha raccontato lui stesso, a comportarsi da professionista, ad allenarsi con continuità e a considerare il calcio come un lavoro da affrontare ogni giorno con serietà.

Dopo il ritorno in patria divenne uno dei simboli della nascente J.League. Con il Verdy Kawasaki vinse titoli e riconoscimenti personali, conquistando il premio di miglior giocatore del campionato giapponese nel 1993 e quello di capocannoniere nel 1996.

Nel 1994 arrivò anche l’esperienza italiana con il Genoa. Miura fu il primo calciatore giapponese a giocare in Serie A e riuscì anche a segnare nel “Derby della Lanterna” contro la Sampdoria. La sua carriera lo ha poi portato in Croazia con la Dinamo Zagabria, in Australia con il Sydney FC, in Portogallo con l’Oliveirense e nuovamente in numerose squadre giapponesi.

Con la nazionale del Giappone ha realizzato 55 gol in 89 presenze. Non partecipò però ai Mondiali del 1998, la prima storica qualificazione della selezione giapponese, perché venne escluso dalla lista definitiva. Una delle pagine più amare di una carriera che, nonostante tutto, sarebbe proseguita per altri decenni.

Il segreto della sua longevità sportiva

La longevità sportiva di Miura non dipende da un solo fattore. Contano la costanza negli allenamenti, l’alimentazione, il recupero, la cura del corpo e una motivazione rimasta intatta nel tempo.

King Kazu ha inoltre saputo adattare il proprio ruolo alle diverse fasi della carriera. Dopo aver giocato ai massimi livelli, ha accettato campionati meno prestigiosi e minutaggi ridotti pur di continuare a vivere il calcio da protagonista.

La sua forza è proprio questa: non inseguire il giocatore che era un tempo, ma trovare ogni anno un nuovo modo per continuare a scendere in campo.

 

Perché i giapponesi vivono più a lungo?

La storia di Kazuyoshi Miura è certamente eccezionale e non può essere spiegata solamente attraverso la sua nazionalità. Tuttavia, il Giappone è da tempo uno dei Paesi con la maggiore aspettativa di vita al mondo.

Secondo i dati OCSE pubblicati nel 2025, l’aspettativa di vita in Giappone raggiunge gli 84,1 anni, circa tre anni in più rispetto alla media dei Paesi dell’organizzazione. Il Paese presenta inoltre livelli di mortalità prevenibile e trattabile inferiori alla media OCSE e una copertura sanitaria estesa a tutta la popolazione per i servizi essenziali.

Non esiste, però, un unico “segreto giapponese”. La longevità nasce dall’incontro tra più fattori: alimentazione, assistenza sanitaria, prevenzione, movimento quotidiano, moderazione, relazioni sociali e senso di appartenenza alla comunità.

Nella dieta tradizionale giapponese trovano spazio verdure, legumi, soia, pesce, alghe e porzioni generalmente moderate. A questo si aggiunge uno stile di vita nel quale camminare, spostarsi e rimanere attivi fanno spesso parte della routine, senza essere necessariamente vissuti come un allenamento vero e proprio.

 

Okinawa e la cultura della longevità

Okinawa è uno dei territori più studiati per l’elevata presenza di persone longeve. Lo stile di vita tradizionale dell’isola combina alimentazione prevalentemente vegetale, attività fisica quotidiana, forti legami sociali e senso di appartenenza alla comunità.

Un altro elemento importante è l’ikigai, cioè ciò che dà significato e direzione alla propria vita. Un concetto che sembra adattarsi perfettamente anche a Kazuyoshi Miura, per il quale il calcio continua a rappresentare una ragione per allenarsi, migliorarsi e guardare avanti.

Per approfondire il rapporto tra prevenzione, stili di vita e invecchiamento sano è possibile consultare BHeLong, il portale dedicato alla cultura della longevità.

 

Molto più di un record

Kazuyoshi Miura non dimostra che tutti possano giocare a calcio fino a 60 anni. Dimostra, però, che la longevità sportiva non coincide soltanto con la durata di una carriera.

Significa continuare ad avere un obiettivo, adattarsi ai cambiamenti del corpo, accettare ruoli nuovi e mantenere vive le proprie motivazioni. In questo senso, King Kazu rappresenta bene una delle lezioni più interessanti della cultura giapponese: vivere a lungo conta, ma conta ancora di più continuare a dare un significato alle proprie giornate.

A quasi quarant’anni dal suo primo contratto con il Santos, Miura è ancora lì. Magari corre meno velocemente di un tempo, ma continua a farsi trovare nel posto giusto. Come al 52° minuto di una partita giocata a 59 anni.